lunedì 5 agosto 2013
Il grande caldo
Forse non è un argomento che spicca per la sua originalità, parlare del caldo. In fondo si parla del tempo per non parlare d'altro. Ma poi di che cosa d'altro dovremmo parlare , del governo, di Berlusconi , di Letta? Ma se sono tutti i giorni in tv! L'unica cosa che mi viene da pensare, ma se sono tutti i giorni in tv, ma questi, quando lavorano? Beh, basta, potrei essere accusato di fare satira politica e io non ne ho voglia, ho troppo caldo. Come ci si difende dal caldo in questa Milano-ovest e dintorni, se ancora non si è in vacanza in altri luoghi e altri laghi o se si è in vacanza nella propria città perchè soldi ghe n'è minga ? Gli anni passati ad agosto mi piaceva restare a Milano. Era semivuota, in macchina potevi percorrere l'intero tracciato urbano in meno di un'ora, godendoti le strade, i semafori a occhiolino giallo , le serrande chiuse dei supermercati e i baracchini peruviani con i ventilatori a manetta, che dico , a paletta...niente secchielli e formine, però . Di notte poi era fantastico, temperatura più fresca, potevi circolare in macchina con i finestrini aperti e goderti i neon dei negozi chiusi, la poesie delle rotaie luccicanti sotto i rari abbaglianti lampeggianti a incroci misteriosi sgombre di tram in preda alla rarefazione dovuta ai magici orari estivi. Magici, appunto, perchè facevano sparire tram e bus . Magrebini che percorrevano strade urbane con biciclette assemblate alla fiera di Senigallia finalmente liberi di scorrazzare sin dai tempi della sciura Moratti, la sindachessa che aveva quei capelli fantastici che ai nonni che non tanto ci vedono bene dava l'impressione di andarsene in giro con uno scoiattolo in testa, visto che le ronde padane erano in ferie a ubriacarsi sulle spiagge del Salento di negramaro e sangia locale, senza che nessuno gl'avesse chiesto il passaporto , che ne so, una volta arrivati a Cerignola . Era meraviglioso farsi 30 chilometri per trovare un'edicola aperta, che uno ci rinunciava e dava ragione a Berlusconi, meglio non comprarli i giornali che dicono solo bugie. Ma come faremmo a vivere senza bugie, la verità è troppo dura e scomoda. Mai restare senza scorte alimentari, poi, perchè Milano è la città più laboriosa d'Italia fino a un giorno prima delle ferie. Poi se gli tocchi le ferie , il milanese diventa un guerrigliero Afghano, potrebbe uccidere, potrebbe persino fare la rivoluzione o giurare di non andare più a vedere Inter o Milan a San Siro. No. Le ferie sono sacre . Per cui supermercati chiusi e quelli superstiti con personale ridotto. Che già è insufficiente nei periodi normali. Comunque chi va in vacanza, beh, fortunato lui che ci può andare. Chi come noi resta nella grande Milano come affronta il grande caldo? Primo, tapparelle chiuse così non entra il caldo, con gli spioncini delle stesse a pompare aria e creare corrente con le finestre di altre stanze. Certo c'è sempre l'aria condizionata, per chi può pagare le bollette e per chi può farsi installare queste meraviglie della tecnica dell'areazione artificiale di ultimo grido da altri sfigati costretti a restare in città ad agosto, gente dalla pelle scura che si maledice in continuazione e di cui ci si ricorda quando tutti gli altri, i bianchi milanesi e ex terroni promossi a italiani se ne sono andati in vacanza. E invece ci vediamo le case affollate di questi neri extracomunitari che aggiustano sifoni, regolano water e docce e installano condizionatori non potendone godere dei benefici nemmeno nei propri furgoni scassati con cui vanno in giro per la città . Paradossi, altro che paradisi. Secondo , farsi docce fredde in continuazione, a patto di non esagerare , sennò la difesa del caldo può essere foriera di improvvise paralisi a frigore, se le docce sono troppo gelide. E guai a restare bloccato in casa col colpo della strega , anche gli ambulanzieri privati hanno figli e figlie da portare in spiaggia per costruire castelli di sabbia! Terzo, limitare il movimento al minimo indispensabile, tanto con le tapparelle abbassate dentro casa è buio e voi avete già rovesciato il vaso di fiori e la zuccheriera. Poi, quando arriva l'ora di andare a lavorare, in fondo, si pensa, meno male che vado a lavorare, lì almeno c'è l'aria condizionata ed è gratis! Peccato che anche un altro milione di persone abbia avuto la stessa intuizione e te li ritrovi tutti lì, al lavoro con te. E tu li devi servire. E non hai certo il tempo di spiegare che servire non significa essere servi. Loro sono in vacanza . Un fatto religioso, a dir poco.
giovedì 11 luglio 2013
Racconto dell'estate
Un giorno di luglio 2013. A mare con mio fratello e mia nipote. Spiaggia del Pilone. A sinistra della Torre al termine della strada asfaltata. Una Torre Saracena chiamata così per sineddoche, in realtà una torre "per avvistare pirati saraceni", così alla fine per convenzione si è finito per chiamarle così , queste costruzioni di pietra bianca tufacea turrite che spuntano qua e là sulla costa pugliese. Un mucchio d'auto parcheggiate fin sugli scogli, com'è abitudine degli italiani come noi assuefatti da tempo all'idea che l'Educazione Civica sia una materia da relegare all'ultima ora a scuola tra gli sbadigli da tricheco della maggior parte degli studenti. Comunque, dicevo, a destra della torre c'è la spiaggia del Camping omonimo del Pilone con l'animazione quasi sempre costituita da ragazzi e ragazzi romani magri, tatuati, un pò alla senza tetto ne' legge, ma anche alla senza tette ne' legge , ma una volta le romane non erano famigerate per essere abbondanti? Deve essere la crisi. Un bel pò di signore con pelli da iguana non cangiante , però, fanno aerobica , mentre i mariti , intontiti dalla mangiate luculliane non riescono nemmeno a tagliarsi le unghie dei piedi perchè incapaci di piegarsi senza l'ostacolo insormontabile della pancia debordante e guardano i senegalesi che driblano gli ombrelloni vendendo collanine con una certa invidia, in questo caso, non solo del pene, ma per sottrazione, vale a dire invidiano in loro qualcosa che non hanno: la pancia. Nel frattempo l'animazione ha mandato qualcuno a prendere il defibrillatore dal campo perchè si è resa conto che sarebbe più in sintonia se fosse definita "sala di rianimazione". Noi però andiamo sulla spiaggia a sinistra della Torre, perchè decisamente più varia, piena di turisti ed immigrati italiani( promossi a italiani da quando ci sono gli extracomunitari) che amano tornare nei luoghi natii, quand'è estate. A proposito, ma quand'è estate? A me non pare che quest'anno ci sarà l'estate. E' il 5 luglio ma se dovessi dire che fa il caldo tipico del mese di luglio delle estati di una volta dovrei mentire. Quando i metereologi nemmeno si sognavano di uscirsene con queste teorie strambe del riscaldamento del pianeta ma si godevano la tintarella sulle spiagge pure loro smettendola di rompere i coglioni. Giunti a metà spiaggia scarichiamo , borse, asciugamani, palette & secchielli e togliano pantaloncini e maglietta . Certo ho un pò di pancia, che volete, il metabolismo non è più come quando si hanno vent'anni e poi tutta questa cura per le tartarughe addominali non farà perdere di vista l'aspetto più interessante delle tartarughe ,animali, invece, vale a dire la immane tempistica di sei giorni per fare l'amore? Ecco le tartarughe che mi interessano, quelle addominali le lasciamo volentieri a chi passa il proprio tempo e rimirarsi in uno specchio nel chiuso di una palestra mentre fuori la vita scorre. Così, mentre mio fratello istruisce sua figlia sui pericoli del mare, io, spavaldo, mi tuffo per la prima nuotata della giornata. L'acqua non è caldissima ma dopo un primo impatto il corpo si abitua alla nuova temperatura e prendo a schiaffeggiare l'acqua di gran lena con il mio crawl alla Weissmuller del primo Tarzan, nuotata vintage ma efficace. Così mi allontano per un paio di chilometri dalla costa . Ad un certo punto vengo colto da un insolito brivido e nella mia mente prende corpo l'immagine di una sequenza da film horror. Immagino che un essere polpiforme e tentacolare mi si attacchi agli occhi e me li ustioni lasciandomi cieco. Mi scrollo di dosso questa immagine terribile e torno verso la spiaggia di sabbia bianca, nuotando di gran lena a dorso . Circa 50 metri prima del bagnasciuga, mi rigiro e continuo a nuotare in stile, però. A quel punto all'altezza del gomito sinistro avverto improvvisamente un dolore intenso, un misto di scossa elettrica e fitta lancinante. Con la coda dell'occhio (nuoto sempre senza occhialini, un retaggio del mio inveterato primitivismo) noto una specie di polpo, ma più traslucido e di colore rosso vinoso che si allontana lungo il mio braccio . Evidentemente una medusa. Una di quelle che attaccano qualsiasi cosa si trovino davanti a scopo preventivo, interpretandolo come una minaccia. Arrivo a riva nuotando a rana. Il braccio mi fa male. Ma resisto, non è la prima volta che assaggio l'elettricità di una medusa. Mi fermo un momento a riflettere. Come mai ho avvertito il pericolo prima che si verificasse? Sono forse un sensitivo? E' tempo che Piero Angela rinunci al suo razionalismo radicale e se ne vada in pensione? Esiste qualcosa che ancora non conosciamo fra le nostre facoltà mentali? Ma tutto questo ragionamento dura solo un minuto . Razionalizzando mi rendo conto che quell'acqua limpidissima e fredda, il mare calmo e un lieve vento di levante che soffia verso terra costituiscono le stesse condizioni ideali in cui altre volte in passato ho avuto incontri ravvicinati con meduse . Per cui il corpo ha tenuto in memoria questi dati e sviluppato una sensibilità di allerta materializzatasi in un'immagine mentale. Tranquillizzatomi sul fatto di non essere un x-men, mi dedico ai tuffi con mia nipote, consentendo al brother, prontamente avvisato sul pericolo meduse, di farsi a sua volta una nuotata distensiva.
10 minuti dopo dei bambini avevano catturato una medusa, si presume la stessa che mi aveva attaccato e la tenevano prigioniera in un secchiello. Le stavano attorno stuzzicandola con palette e rastrelli di plastica fino a torturarla. Si era acceso un dibattito sulla sorte di quell'essere relativamente pericoloso ma affascinante sulla cui longevità i giapponesi stavano facendo degli studi. Un ragazzino proponeva d scavare un fosso nella sabbia e seppellirla viva. Accento barese. Un altro , sui sei anni, voleva infilzarla in uno stecco di legno e lasciarla seccare al sole. La proprietaria del secchiello, una quattordicenne castana e filiforme, invece, sembrava più propensa ad osservarla e a studiarla. Era veramente molto bella, la medusa, non grandissima, ma molto ben definita nei suoi filamenti rosso vinaccia che erano davvero lunghi e potevano superare i 30-40 centimetri . Pareva fossero quelle le sue armi urticanti, il suo napalm naturale. Almeno a giudicare ciò che stava dicendo la ragazza castana. A quel punto mi avvicino e mostro il punto del gomito dove sono stato attaccato dalla medusa. "Signori, se mi è permesso dire una parola, visto che l'unica vittima fino a questo istante di quella che tutti voi sembra consideriate un mostriciattolo, beh, io propendo per liberare l'essere" , dico. A quel punto i bambini osservano il mio gomito. Poi cominciano ad osservare i miei tatuaggi, il minotauro sul deltoide sinistro, il Buddha su quello destro e la faccia di stregone Yanomami sul polpaccio sinistro. E a quel punto, il loro miserando mostriciattolo ha perso di interesse. Ne hanno trovato un altro , più grande e notevolmente più pericoloso , qualcuno che metteva in discussioni le loro opinioni senza nemmeno essere loro padre. Alla fine ho giocato con mia nipote , le facevo fare i tuffi e lei li voleva fare con la maschera tenendosi il naso chiuso con la mano destra . Mia nipote è un tipo molto previdente, credo. Saggia prima di diventare saggia. .15 minuti dopo la 14enne castana ha annunciato coram populo che il "Comitato Centrale" aveva deciso di liberare la medusa. Dopo averla torturata per bene. Credo non abbia parlato e questo deve aver impressionato il "Comitato". Qualcuno, il barese, ad esempio, non era dell'idea di liberarla. Sembra sia stato messo in minoranza dopo il mio intervento .
E' quasi l'una e mezza ed è ora di levare le tende. Carichi di secchielli palette & affini, ma anche , permettetemi, di gloria ambientalista, ci dirigiamo verso la macchina. Lungo il muro di alcune villette ci sono auto parcheggiate e sui parabrezza lasciano sventolare garrule multe. Una sorta di tassa di soggiorno, visto che sono auto di turisti e noi in Puglia siamo per l'accoglienza. Mentre sono in macchina con mio fratello , mia nipote mi chiede dove vadano le meduse quando muoiono. Si sciolgono nell'acqua, rispondo . "Perchè, non lo fanno anche da vive?", replica. "A te piacerebbe? Così non le potresti vedere e ti urticherebbero?", dico. "No, meglio morte", conclude. Diavolo di una nipote. Più ne sanno meno di te e più ne sanno più di te.
lunedì 8 luglio 2013
La rivoluzione dell'intenzione nel paese dei robot
Quando la politica non risponde alle esigenze del cittadino, ebbene il cittadino deve fare da se'. Cosa intendiamo con il concetto secondo cui la politica non risponde alle richieste del cittadino? Il cittadino non dà alla politica una delega in bianco concedendo ai politici di fare quanto passa loro per l'anticamera del cervello. Il voto esprime una richiesta di realizzazione di cose, la risoluzione di problemi, la loro efficientizzazione. Sono 50 anni che in Italia la politica è al traino dell'economia con le varie aziende private puntualmente beneficiate tramite il dittico classico del socializzare le perdite e privatizzare i profitti, Fiat in testa. La politica ha perso il primato di entità regolatrice del sistema economico. E quando è sembrato che lo possedesse, tale primato, è accaduto in nome e per conto di leaders politici che avevano bisogno di denaro per ampliare il proprio consenso, così le aziende si sono messe a versare a quei leader e alle loro correnti, partiti nei partiti, una sorta di pizzo "per stare tranquille", come ai "bei" tempi di Bettino Craxi e Forlani "sparaciance". Dal momento che la cosiddetta sinistra , quella con il centro e il trattino davanti, non solo non ha costituito alcun argine alla svendita del corpus dei diritti del lavoro , che pure aveva contribuito a creare, sulla spinta di potenti lotte sociali, ma ,in nome della presa del potere, quel corpus legislativo a favore del mondo del lavoro così faticosamente conquistato, lo ha svenduto, a noi cittadini, lavoratori e persino imprenditori onesti, non resta che organizzare un altro tipo di rivoluzione fino ad ora mai sperimentata a fondo. La rivoluzione dello stile di vita e del consumo, che chiameremo rivoluzione dell'intenzione. In altre parole è necessario dire basta alla dazione di diritti tout court, senza alcuna contropartita in cambio, a fondo perduto, si potrebbe dire. Come per esempio consentire l'apertura di esercizi commerciali per 24 ore senza un contraccambio, vale a dire senza imporre alle imprese e aziende che ne usufruissero, l'obbligo di assumere personale. Il rischio altrimenti sarebbe e, credetemi, lo è, quello di assistere a scene tipo entrare in una gelateria alle 2 di notte e trovare un solo addetto dietro al bancone che riceve soldi, fa gelati, carica frullatori e avvia dei frappeès, contemporaneamente modello Lino Banfi in un vecchio ed esplicativo film. E continuando con il ragionamento , se la Fiat vuole chiudere gli stabilimenti in Italia per aprirli all'estero dove il costo del lavoro è più conveniente, ebbene come forma di pressione per non consentirlo al fine di tutelare i posti di lavoro italiani,una politica al servizio dei cittadini dovrebbe vietarle di avere delle concessionarie di vendita nel nostro paese. E così dicasi per gruppi come Natuzzi che vuole dislocare la produzione in Romania lasciando a casa migliaia di pugliesi . E se si dicesse all'amministratore delegato della predetta azienda, va bene, vuoi produrre i divani in Romania? Beh, vendili in Romania ! Se la politica che è connivente non ne vuole sapere ci devono pensare i cittadini fondando dei comitati di condizionamento che indirizzino le scelte dei consumatori verso le aziende più virtuose, che danno lavoro in Italia con salari dignitosi , che rispettano i propri dipendenti e le regole ambientali. E il cittadino privato stesso, nel suo piccolo, diciamo così, può compiere gesti quotidiani tali da condizionare l'operato stesso delle multinazionali e la loro organizzazione del lavoro. Pensate basta soltanto non pagare mai alle casse automatiche ma preferire sempre quelle con la presenza fisica della cassiera, con cui scambiare dei seppur rapidi convenevoli che ti allieteranno la giornata dandoti l'impressione di non vivere ancora nel paese dei robot.
sabato 29 giugno 2013
Fatelo dire a Baricco
In mutande e a torso nudo fumo una sigaretta handmade, non corretta perchè non ho voglia di mantenere il sistema dei poteri criminali, gli spacciatori di hashish sono come i politici , vendono sogni a buon mercato, andassero a lavorare come si deve anche loro, ossa stanche, muscoli contratti e cervello in pappa a fine giornata. Un merlo sull'inferriata di fronte si pulisce col becco e mi osserva. Finalmente uno che guarda senza osservare, uno a cui piacciono gli animali al loro posto, che è poi dove vogliono stare, nè antianimalista nè animalista, quelli gli animali li odiano, lo so per certo, finalmente uno che si fa i fatti suoi e che mi lascia fare i miei, che capisce che la cura personale mi farà stare meglio con gli altri merli, con gli altri uccelli. Non lo dice ma lo pensa. Una donna stende il bucato di fronte e mi guarda con un certo interesse. Ho un paio di tatuaggi che mi fanno sembrare quello che non sono, un criminale o giù di lì. Forse sono un criminale, ma della letteratura. Ho letto sulla Repubblica un'articolo di un certo Baricco sull'importanza di saper perdere. Quante parole fredde, senza emozione, spinte da niente, quante cose non raccontate in quello che vorrebbe essere un racconto, quanta assenza di fantasia e di realtà. Sono da poco stato in una libreria a prendere dei libri da regalare. Quanta carta sottratta all'Amazzonia! Per questo dovrebbero scendere in piazza laggiù in Brasile, altro che. L'industria dei libri è un grande imbroglio. Milioni di libri che nessuno legge mai fino in fondo. Forse credono di leggerli. Perchè nessuno ha fatto capire loro che chi legge ha infinite storie da raccontare in più di chi scrive. Sono 15 anni che non leggo un libro dignitoso, un libro che parli di vita e che la faccia respirare. Solo puttanate costruite a tavolino. Anche i miei maestri , Bukowski e Miller, che ci hanno provato, hanno fallito. Sono cenere per le formiche e gli editori a cui hanno lasciato i loro capolavori se la spassano sugli yacht d'altura con mignotte d'altura con tacco 12. Tornando un momento indietro mi chiedo perchè io compro tutti i giorni La Repubblica. E' un riflesso condizionato, un riflesso peristaltico. Come andare in bagno tutte le mattine. Forse ho capito perchè, perchè mi piace regalare le copie che ho letto al vecchio di sopra, un pensionato che non ce la fa nemmeno a comprare il giornale. Ecco perchè. Scrivo tantissimo, nessun essere umano scrive quanto me, non ho nessun esercito di correttori di bozze e redattori che lavorino per me , faccio tutto da solo, sono un artigiano della parola. Vorrei non scrivere più, ma non ci riesco, sento che lo DEVO, fare. Sono un maledetto grafomane. Quando ho il pc scrivo, quando non ce l'ho imbratto quaderni, quando non ho quaderni parlo come se scrivessi, quando mi priveranno della parola probabilmente scriverò col corpo e quando mi uccideranno ...beh, quando mi uccideranno magari mi riposerò. Ho sgabuzzini di quaderni con roba scritta. Non lo so se è roba buona come direbbe un editore. Ma poi ci sono editori intelligenti, oggi? Hanno affidato tutto a dei manager che non capiscono nulla di letteratura, loro hanno il compito di vendere, di far funzionare un opera e il suo autore. Tutti questi motivi sono ottimi motivi per smettere altrettanto quanto per continuare. Ma io continuerò. Perchè sono uno scrittore e sono leale con i miei lettori, non mi piace ingannarli con belle copertine, belle presentazioni, spot alati, campagne pubblicitarie e via discorrendo . Una volta un redattore di un giornale mi disse, senti, devi distanziare il punto, sennò è un errore. E' ancora un redattore, ma la moglie gli fa le corna. Non so se c'è una relazione. Oddio, la relazione ce l'ha la moglie, comunque. Ad ogni modo, miei cari lettori, vi dono i miei pensieri gratis perchè penso di avere il dono di averceli e mi sentirei un ladro a incartarli per bene e arricchirmi a vostre spese. Per cui continuerò a deliziarvi o annoiarvi o stancarvi ma in modo onesto, trasparente. Chiudo le finestra e getto il mozzicone nella tazza del water, dopotutto il merlo è volato via e la signora è entrata a commentare con i familiari la visione dell'uomo nudo alla finestra. Beh, che dire, meglio un uomo nudo alla finestra che una finestra nuda con un uomo vestito, le proporzioni vanno rispettate. E il merlo, beh il merlo è volato dagli altri merli a farsi una chiacchierata , probabilmente di cose molto più interessanti dell'Imu e dell'Iva, cose che servono per vivere veramente, come un essere vivente e non vivere come esseri. Ma naturalmente se lasciassimo continuare la storia a Baricco ci metterebbe dentro un giornalista del Guardian con la bombette e l'ombrello che si ripara dalle deiezioni del merlo, senza neppure chiedersi se gli avrebbe comunque portato fortuna. O , addirittura, concimato .
martedì 4 giugno 2013
Ma perchè i kenyani sono ancora kenyani?
Mi sono alzato presto. le 9 per me è presto. Ieri sera ho letto un pò di La 25ma ora di Benioff, ad un certo punto un tizio dice:" tutti hanno una teoria, su come vincere al banco del black jack, come beccare un cavallo vincente o come sbancare la borsa, anch'io ho una mia teoria, le teorie sono tutte stronzate". A quel punto mi stavo per addormentare , il che è strano perchè se un libro è interessante è difficile che mi addormenti, a meno che non mi sia capitato per sbaglio in mano un libro di Baricco o la sua inutile riedizione dell'Iliade. Comunque alle 9 ero sveglio, metto su il caffè, rigorosamente caffè Quarta Avio, torrefatto in salento da caffè brasiliani e arabi, o almeno così mi piace credere, ma alla fine ha il sapore e il profumo dei luoghi dove è stato torrefatto, profumo di serpenti schiacciati sull'asfalto, iodio di levante proveniente dal mare e cocco secco venduto sui marciapiedi dei litorali salentini fra i pini marini affacciati sulla sabbia. Così in casa per un momento mi sono mosso in un documentario cerebrale, in un videoclip sognato ad occhi aperti, forse perchè la primavera non arriva, a parte in Turchia dove per difendere 600 alberi che si volevano abbattere per metterci un Centro Commerciale al grido tratto dal verso del loro poeta Hikmet, muore un albero si solleva una nazione,la gente è scesa per strada a manifestare, per questo, credo, me la immagino in casa, se guardo fuori dalla finestra il cielo è coperto e in strada ci sono dei tizi calvi con tute ginniche sfavillanti che parlano al cellulare di affari loschi in napoletano stretto, insomma inverno climatico e delle coscienze. Accendo la mia radio, ne sono affezionato, una radiolina grigio alluminio che posseggo da 30 anni, la comprai da un arabo ambulante dopo che lo avevo osservato ascoltare lontani canali magrebini dove trasmettevano musiche tuareg mentre lui, manco a dirlo, fumava una via l'altra camel. C'è deejay chiama italia, con Linus e Nicola e lo scottante tema trattato riguarda la sfavillante affermazione di Michael Douglas secondo cui il cancro alla laringe appena guarito gli sarebbe venuto per il troppo sesso orale praticato, nella fattispecie il cunnilingus e i nostri due principi del'aria fritta pensiero se ne sono venuti fuori con una battuta che avrebbe fatto vomitare Macario tipo, non vengo da Lecco per Leccarvi, da Piacenza per Piacervi ma vengo da Chiavari. Meno male che il caffè era pronto e meno male che sono italiano e che non sono un attore americano con il mito dell'onnipotenza retto dalla paura di ammalarsi per il troppo vivere, in definitiva, penso, ma il buon Rocco Siffredi, fosse vera la teoria di Douglas, di grazia, quante volte sarebbe dovuto morire? Il mondo sta cominciando ad essere pieno di gente che si asporta organi a scopo preventivo, per evitare che si ammalino, mi viene il dubbio che così facendo non ci sarà bisogno di asportare cervelli, con questo modo di fare. Sorseggio il caffè e nicchio su Rainews, ma richiudo subito dopo perchè i notiziari di prima mattina mi fanno lo stesso effetto delle supposte di glicerina.Dopo il caffè con in mano una copia dei vangeli gnostici vado in seduta plenaria, perchè ognuno ha i suoi prodotti interni lordi da smaltire, per cui lì seduto, apro a caso e leggo: Gesù disse, colui che conosce il tutto ma è privo della conoscenza di se stesso è privo della conoscenza del tutto". Ottima massima. Iniziare la giornata con la carta igienica morbida ti fa sembrare la vita migliore. Po mi metto i pantaloncini, una maglietta, le scarpe da jogging con due suolette in gel di rinforzo, perchè, cristo, gnostico o meno, non siamo kenyani, correre sulle pietre fa male, ed esco. Uscendo fa capolino il sole e mentre mi avvio sulle sterrate di Buccinasco, penso, ma perchè i kenyani sono ancora kenyani?
sabato 25 maggio 2013
Monologo del sabato mattina prima del lavoro
Stamattina mi sono alzato dal letto, fuori pioveva, beh, è normale, sono sei mesi che piove, sto facendo la domanda per avere il permesso di soggiorno nel paese dei miceti, ma non lo dico davanti ai clienti dell'Ikea, potrebbero portarmi delle crocchette per i gatti, siamo a maggio, ho addosso un fottuto pigiama, ho dormito con il piumino, c'è qualcuno di voi che ritenga tutto questo normale? I metereologi non fanno che dichiarare, da anni, che il pianeta si sta riscaldando, la verità è che non sanno un cazzo, vanno a spanne, sono come i nostri politici, come i guru dell'economia mondiale, non sono in grado di prevedere nulla, anche perchè non ne hanno bisogno, nessun disastro può scalfire i loro ammortizzatori sociali, i conti alle Bahamas, male che vada se ne vanno in un paese tropicale a svernare, lasciando ai politici il compito di risanare, recuperando i soldi dai soliti disgraziati tiracarriole Sisifo contemporanei , e non ho voglia di fare nulla, in attesa del lavoro, gironzolo per casa, ogni tanto guardo dalla finestra, scene consuete di gente con l'ombrello che va al mercato, dove venderanno solo funghi, non credo si riesca ormai più a produrre altro, con la terra che è ormai ridotta a sabbie mobili, fumo una sigaretta elettrica, scrivo su un pc, la cosa più vintage che ho è una vecchia caffettiera che metto sul fuoco e dopo un pò mi si liquefà anch'essa, perchè ho dimenticato di metterci dentro l'acqua, beh, è normale, ci sto diventando allergico ormai, si diventa uomini del deserto, non mi parlate di docce, mi ricorderebbero la pioggia, preferisco fare un bagno e lo preparo, ci metto il bagno schiuma , poi mi immergo dentro e mi passo sul corpo un sapone naturale, ma chissà poi se è davvero naturale, magari lo fanno con i resti dei talebani, se Hitler faceva tessuti con i capelli degli ebrei, tutto è possibile, perchè Bush sarebbe dovuto essere diverso, perchè mangia hamburgher e non è vegetariano come il vecchio Adolf? ascolto Kris & Kris su radio 105, ma perchè queste americane masticagomme si ostinano a fare la radio con le loro voci alla Stanlio e Olio in versione femminile? Via, su, c'è l'Afghanistan da liberare, ci sono le donne arabe da deburquizzare, le truppe da allietare, e poi quelli che ci portano via il lavoro sarebbero i magrebini, i senegalesi e vieppiù i cinesi? Ma perchè gli americani ci assomigliano? A me non m'assomigliano pe gnente, poi leggo la Repubblica seduto sul cesso, adoro leggere seduto sul cesso, è uno dei piaceri che noi occidentali possiamo concederci assomigliando per qualche minuto, qualche mefitico minuto d'accordo, agli orientali, anche se una delle cose che rende gli uomini tutti uguali è che la facciamo tutti, tranne quel popolo discriminato a parte degli stitici, ma per quelli sono in arrivo delle misure antidiscriminazione, delle misure a tutela delle minoranze, oltretutto, silenziose a base di prodotti alla crusca, meno che mai quella dell'accademia, non sia mai si possa trasmettere la cultura, poi chi li inventa i farmaci per curarla? Su Repubblica leggo che Raikkonen odia i social network, parla poco ma quando parla lascia un segno, tipo quando gli fu chiesto come mai era assente all'addio di Schumi e rispose candidamente ma scatologicamente, ero in bagno, per dirla pulita, o come quando fu riportata una sua risposta ad un ingegnere che gli comunicava via radio che stava sbagliando e lui semplicemente rispose, guarda che so quello che sto facendo, lanciando la moda delle magliette con su riportata scritta questa frase,insomma un uomo, Raikkonen, che sembra aver il miglior rapporto fra frasi pronunciate e detti memorabili, mio eroe del giorno, poi , poco dopo bevo un te' verde e ci metto dentro dei biscotti al grano saraceno, perchè mi piaceva il termine saraceno, ha a che fare con le mie origini, se mi guardo allo specchio e io mi guardo ripetutamente allo specchio, vedo Saladino, poi indosso la mia fottuta divisa, beh, tutti noi la indossiamo, già sono fortunato a non lavorare in banca e a non fare il politico, perchè odio la giacca e la cravatta, quelli che si vestano così leccati, mi danno l'idea di portare le mutande sporche, poi esco, fuori piove, ma va? Governo ladro, quando una frase in qualunque epoca non sbaglia mai facendo passare l'uomo qualunque per Che Guevara, verso l'edicola, dove compro la Repubblica di oggi , risalgo in macchina e via, verso il lavoro, dove cercherò oltre che di parlare poco dicendo cose memorabili , persino di pensare poco cose inenarrabili.
lunedì 13 maggio 2013
Storie, di Vincenzo Palmisano
Conoscevo Vincenzo Palmisano di vista, lo vedevo sempre con quell'aspetto serio, gli occhiali inforcati e il piglio dell'uomo distinto che si distingue dalla massa, La Repubblica sotto braccio, l'impermeabile bianco come un tenente Colombo più à la page, fuori dall'Orlandini Barnaba. Lo conoscevo come marito della professoressa Baccaro ben nota a me alle scuole medie, una bella donna, distinta anche lei, molto brava a trasmettere il sapere . Poi lo conobbi personalmente , Vincenzo Palmisano, andai a trovarlo a casa sua per ringraziarlo personalmente per la bella recensione che aveva fatto del mio promo libro "Nell'acquario", su un giornale locale. In quella recensione aveva colto il senso vero di quello che avevo voluto dire e lui lo aveva mirabilmente riportato in un bell'articolo. Di persona quella scorza che pareva dura , nell'osservarlo dall'esterno, si liquefece, e venne fuori l'uomo con tutta la sua umanità. E quell'uomo mi piacque, era un uomo di lettere che non aveva mai pubblicato , diciamo così, in pompa magna, per pudore, perchè pur sapendo di possedere il dono del talento narrativo non ne aveva voluto approfittare per avere successo, per trarne profitto, quasi la consapevolezza di possedere questo dono lo appagasse di per se'. Mia madre , qualche tempo fa , mi fece dono del suo libro, pubblicato forse troppo tardi, ma forse proprio per questo distillato di una vita di scrittura in cui la narrazione breve, le cosiddette short stories avevano trovato una mirabile raccolta, splendido esempio buzzatiano a tratti, kafkiano a volte, dove la natura delle cose mediterranee veniva miscelata in un potente cocktail di humor nero molto burroughsiano, d'antan e moderno al tempo stesso. Il libro si intitola molto semplicemente e modestamente, in linea con il carattere del'autore, Storie( edizioni il Punto).Ed è una miscellanea di vicende e personaggi che abbracciano l'intero arco dei suoi ricordi e della sua esistenza, ricordi di guerra, racconti di racconti, leggende, fiabe, poesie, antiche credenze spogliate con sguardo laico ma senza denudarle della sacralità cui appartenevano, scemi del villaggio che ricordano golem ebraici, il tutto osservato con lo sguardo compassionevole di chi guarda agli ultimi con la speranza cristiana che resteranno primi nel cuore di Dio. Ma senza illudersi troppo che finchè resteranno sulla terra saranno tenuti in giusta considerazione. Personaggi che appaiono usciti da una realtà assurda come quella descritta da Ionescu, a volte dostoevskijani a volte gogoliani, con le masserie, gli ulivi, le case bianche, i paesaggi mediterranei , insomma,a fare da sfondo in luogo di steppe e isbe. E' un bel libro davvero, sintesi di racconti disseminati in varie antologie, che ora trovano un corpus narrativo degno del loro valore. Io l'ho letto in viaggio sui pullman della Marino su è giù per l'Italia, andando e tornando da Milano verso e di ritorno da Ostuni. E mi ha davvero allietato, mi ha fatto riflettere e deliziato, come un prodotto genuino della mia terra pronto per piacere anche ai più raffinati palati d'ogni dove.
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