giovedì 24 gennaio 2013
L'antiproibizionismo e i socialnetwork, buoni a cattivi maestri
E' un pò di tempo che mi cimento con i social network, in particolare facebook e twitter. Dico che il loro avvento sta cambiando la gente che li usa e la gente in generale: la gente che li usa perchè sta sviluppando una nuova e potente forma di dipendenza e quella che non li usa perchè viene percepita come antica, demodè, non al passo con i tempi, dalla gente che invece li usa. La cosa che ho comunque denotato è che a fronte di uno sparuto gruppo di persone che usa facebook come un veicolo di divulgazione della propria produzione artistica o per chattare con amici e conoscenti lontani risparmiando in alternativa alla normale telefonata, vi è una vasta parte di persone che sono portate a usarlo come mezzo per ottenere la propria approvazione sociale e che soffrono terribilmente qualora non la rilevino dal numero dei "mi piace" su qualsivoglia argomento , scritto o foto o quant'altro, essi condividano con i propri amici o contatti. Anzi, spesso proprio chi cerca di mostrarsi indifferente al mezzo e ne parla snobisticamente , in realtà, in segreto, ne fa un uso spasmodico diventando una sorta di guardone dipendente dal mezzo. Twitter è un pò diverso, per impostazione tecnica e per la limitazione che ne è insita nell'uso ;in quanto si possono scrivere pensieri che non superano i 140 caratteri, in modo tale da rappresentarsi come una sorta di gara collettiva di battute, dovendo attirare l'attenzione e dare efficacia in poche righe, ed è destinato ad un pubblico più colto e più informato politicamente, che segue in diretta avvenimenti o trasmissioni televisive commentandoli all'istante e cercando, in questo modo , di ricavarne una eco di qualche tipo... Se sei una persona non famosa. Se fai parte del jet set politico-spettacolare-imprenditoriale, ogni tuo cinguettio diviene una dichiarazione ufficiale riportata puntualmente dalla stampa. Una sorta di ufficio stampa sintetico in 140 caratteri. E comunque facebook ha un'impostazione più commerciale, promuove e segnala di propria iniziativa persone e cose che possono portare un rientro economico , in qualche modo, e induce chi lo utilizza a pagare per visibilizzarsi maggiormente. Poi c'è chi usa facebook e twitter per rimorchiare. Anche se questi social network sembra stiano lasciando il passo a Grindr( per quanto concerne i gay, per così dire non troppo a caccia di preamboli) e a "what's up" per la scena cosiddetta etero-cazzeggioamanetta . E l'uso per così dire rimorchiatorio implica come in tutte le questioni virtuali, dei rischi per chi poi passa dal virtuale al reale, perchè la persona che si mostra virtualmente , solo raramente si autopercepisce realmente per così com'è, ma tende spesso ad autoenfatizzarsi sottendendo nel concreto intenti frodatori o ingannatori, per non parlare di maniaci, serial killer e stupratori seriali, aggiungendoci stalkers più o meno innocui . A seconda del numero dei suicidi che inducono. In definitiva i socialnetworks in molti dei suddetti casi appena riportati svolgono la funzione che negli anni '80 svolgeva, ad esempio, l'alcohol nel suo effetto disinibitorio su maschi già prodromicamente in crisi allorchè in una qualsiasi discoteca volevano prendere coraggio per avvicinare una ragazza. Negli anni '90 e duemila si è passati alle droghe sintetiche e ai vari profeti della House e Techno music che hanno fatto i soldi sulla pelle dei ragazzi e li hanno fatti fare a epatologi, trapiantisti e pompe funebri. Il danno di questi ultimi( i social network) è cerebrale, sta diffondendo il sapere per slogan, per frasi fatte ( non a caso Fabio Volo è un vero è proprio profeta delle bacheche) e sta allontanando le nuove generazioni dalla realtà fenomenica anche dei fenomeni fisici più semplici: si preferisce stare tutto il giorno davanti al pc anzichè ascoltare il flebile suono di gocce d'acqua di una stenta pioggerella autunnale, percependo lontani odori di terra bagnata , guardare foto e video di corpi perfetti che avranno l'odore inodore degli schermi piatti, guardare i politici dentro un salotto invece che sentire l'odore della gente ad un comizio, guardare le loro facce , i loro occhi, capire se provano ancora emozioni...La morale come al solito sta nel mezzo. Siamo sempre noi a decidere di non vivere come gli ikikomori, ragazzi giapponesi che trascorrono la loro esistenza chiusi in camera davanti al pc, perchè la vita là fuori non gli piace ed è dura. Siamo sempre noi, così come davanti alle droghe, che dobbiamo avere la capacità di dominare il mezzo senza farci dominare, dedicandoci ad un uso, per quanto possibile ,virtuoso e, men che mai, criminoso. Anche riguardo i social network, così come per qualsiasi forma di dipendenza, resto irrimediabilmente antiproibizionista. Solo avere la libertà di abusare ci induce ad autoregolamentarci. Proibire serve solo ad alimentare il desiderio e ad ingrassare i mercanti di morte, morale, cerebrale e persino fisica. Disseminiamo il mondo di maestri virtuosi, che mettano in guardia dai cattivi maestri e ci ricordino che la bellezza dei fili d'erba in una giornata d'autunno non potrà mai essere paragonata alla sua foto spedita su twitter.
martedì 22 gennaio 2013
Il venditore di cucine
Arrivava sempre sul tardi, al lavoro, non che non gli piacesse dormire, ma i suoi orari tenevano conto della maggioranza cattolica del paese, e siccome i suoi colleghi avevano dei figli, beh, lui poteva fare gli orari peggiori, tanto era uno sporco single, non s'era sposato, era strano, non che fosse frocio, ma era strano, chi era che non si sposava al giorno d'oggi facendo poi regolarmente le corna alla moglie che però era bella profumata nelle occasioni ufficiali in presenza di amici e affini? Nessuno immaginava che anche loro, le mogli, da quando c'era internet tradivano i mariti virtualmente e praticamente e sistematicamente, ma siccome erano sposate nessuno le poteva chiamare puttane ,erano sotto l'egida della santa romana ecclesiae, un organismo bancario che si fregiava di titoli religiosi governato da uomini che amavano altri uomini odiando se stessi nel pubblico disprezzo degli altri che lo facevano fuori dalle mura di Gerico. Posava la sua borsa nera che tutti osservavano come una specie di ordigno che si portava al seguito e si scommetteva su cosa contenesse. Conteneva libri, ma per non scandalizzare i presenti e per lasciare una divertente aura di mistero lui diceva che conteneva i suoi guai. E in un certo senso i libri portavano guai, aiutavano a pensare e pensare era cagionevole per la salute, perchè tendeva a farti rendere conto di quanto fosse assurda la tua vita, tirare la carretta per un pugno di ragazzotti brufolosi che erano poi i figli dei padroni del vapore, che trascorrevano la propria vita a prelevare dai bancomat paterni e materni un bel gruzzolo da spendere quotidianamente per i loro stravizi. Avere soldi di solito tende a farti dimenticare che potrebbe esistere un Dio e un al di là a cui rendere conto dopo, una volta tirate le cuoia . Posava come detto la borsa in un armadio lì nei pressi dell'area progettazione e cominciava il proprio lavoro. I clienti si sedevano al tavolo e lui cominciava a muovere sullo schermo con il mouse lavelli, piani cottura, pensili, tutte cose che chi comprava una cucina tendeva a non conoscere nominalmente e la cosa assurda era che chi le progettava, queste benedette cucine, ne avrebbe volentieri fatto a meno, preferendo un bel bivacco nel deserto arrostendo carni ovine o caprine, con un bel turbante in testa senza per questo credere in Allah. I clienti avevano pretese strane, far entrare in un metro e mezzo tutto il potenziale tecnologico degli ultimi ritrovati in termini di elettrodomestici, lavastoviglie, lavatrice, forno, fuochi, microonde, e quando lui spiegava che esisteva una materia che sovraintendeva a certe richieste e che si chiamava geometria, i clienti di solito rispondevano:"non si preoccupi, lei metta tutto uno sull'altro". Lui sorrideva amabile come un vino dell'ottocento e con molto tatto rispondeva:" non posso essere utile alla vostra causa, per progettare in questo modo c'è solo uno che può riuscirci". "Chi?", chiedevano i clienti inopinatamente. "San Francesco", diceva il nostro venditore di cucine. Mancava poco che replicassero" e dove lo troviamo questo architetto San Francesco?". Ma il nostro amico aveva già in canna la risposta adeguata:" difficile, lui è un'archistar". E così via, otto ore, una famiglia dietro l'altra, sempre le stesse dinamiche e soprattutto si doveva progettare la cucina tutta in funzione della presenza della televisione nell'ambiente, che la gente ci teneva a mangiare davanti ai telegiornali che mostravano mortammazzati, sgozzamenti, sottufficiali accoltellatori di donne indifese, capi di governo che usavano armi chimiche, non riuscivano a farne a meno, stimolava il loro appetito, senza la tv in cucina la cucina non aveva senso, non serviva a niente, tanto valeva mangiare al ristorante, erano persino disposti a sacrificare il tavolo snack o la lavastoviglie, cazzosenefregava tanto c'erano le mogli sguattere che dovevano lavare i piatti, ma proprio loro non sarebbero riusciti a ingurgitare un solo boccone senza guardare Giovinco battere una punizione vincente o Antonella Clerici cuocere un risotto allo zafferano, per non parlare dell'eterno loro presidente del consiglio, proprio di lui non potevano farne a meno, quant'era simpatico con le sue battute, i suoi raggiri, la sua furbizia, quanto sarebbe piaciuto a loro assomigliare a lui e quando adoravano mangiare gli spaghetti all'amatriciana mentre lui sorrideva ai giornalisti prendendoli in giro, era qualcosa che metteva appetito, voglia di cibo, convivialità, era la democrazia ed era lì, davanti a loro, in un piccolo schermo intorno al quale avevano costruito la loro cucina. Al termine della giornata il venditore di cucine riprendeva la sua borsa, timbrava il cartellino e usciva da quel posto. Una volta in macchina osservava il retrovisore e sorrideva. Accedeva la radio e c'era musica, poi qualcuno gracchiava e cambiava stazione, dove c'era musica, solo musica. Una volta a casa si faceva degli spaghetti al pomodoro, nella penombra, in silenzio, al silenzio, come nel deserto del gobi. Forse era per questo che Dio era stato visto nel deserto. Non c'erano tv , ne' radio, ne' idiozia, c'era la saggia silenziosa pazienza dello stare al mondo con la volta celeste per tetto e la sabbia calda del mattino sotto il sedere , prima di addormentarsi con i grilli, quelli veri, non quelli urlanti e televisivi. Non c'era bisogno di nessun Dio, perchè si era già in paradiso.
martedì 27 novembre 2012
Italia eternamente democristiana
Ci sono state queste primarie del Centrosinistra. Abbiamo assistito ai dibattiti, alla nomina di personaggi nel Pantheon dei candidati, Cardinal Martini, Papa Wojtyla, più che ad un dibattito politico sembrava di assistere ad una disputa teologica, mi è parso, mentre ero in casa a guardare la tv, di avvertire un chiaro odore di incenso. Volevano tranquillizzare, far capire che votando per loro , in definitiva, non sarebbe cambiato niente in questo paese ipocritamente cattolico, dove i figli di puttana vengono perdonati in nome di una non ben chiara simpatia levantina che ispirano ai più. Un paese dove i mafiosi siedono sui primi scranni della chiesa alla messa domenicale e versano l'obolo per espiare i propri peccati, vendendo al demonio il lunedì, quello che di sacro hanno comprato la domenica. Dei 5 candidati, proprio non sono riuscito a capire la presenza di Tabacci, sembrava come il cane a cuccia nella famiglia moderna modello con tanto di pranzo vegetariano in tavola e croccantini pronti per il miglior amico dell'uomo lì nell'angolino. La Puppato non era male, ha detto qualcosa di sinistra, mentre Bersani la osservava con una certa preoccupazione, non si sa mai potesse avventurarsi in qualcosa di marxista leninista, che allontanasse l'elettorato moderato dal Pd . Vendola poi si è sdilinguito nei suoi ragionamenti eleganti, le sue parole si guardavano allo specchio e si mettevano in pose da bodybuilder pronte per le routines finali sul palco, sempre attento a non sembrare troppo comunista, troppo di sinistra , ma anche sempre molto attento a non scontentare l'elettorato cattolico di quest'Italia eternamente democristiana in cui fa comodo attaccarsi ad una religione e a dei preti che rassicurano quelli che hanno sbagliato che errare è umano e che basta una richiesta di perdono per ritornare immacolati come gigli biancofiore, basta confessarsi dal prete per tornare in pista alle prossime elezioni e continuare a rubare, basta che non si passi, non sia mai, per comunistazzi atei(cit. Celine), che siano onesti poi sarebbe ributtante, negherebbero la natura umana fragile che ha bisogni di Dio per compiersi definitivamente. Al termine dei dibattiti i nostri cinque hanno chiesto la benedizione di Ratzinger, che già se l'avessero chiesta a San Francesco questi li avrebbe mandati a sbucciar nocelle ai babbuini alsaziani, ammesso che esistano i babbuini alsaziani( i babbuini però esistono, ne siamo certi dopo aver visto Matteo Renzi fare quel gesto quando dice "rottamare" che sembra una scimmia che sbuccia una banana, è sugli alsaziani che abbiamo dubbi). Poi le immancabili polemiche, mentre tutti giuravano e spergiuravano sul significato straordinario costituito dal fatto che tre milioni di persone erano andate a pagare due euro per andarli a votare e avevano abbandonato i loro letti caldi della domenica per recarsi alle urne e scegliere uno di loro, partecipazione eccezionale, evento storico, chi più ne aveva ne metteva, quanto ad aggettivi suggestivi e digestivi. Nemmeno una parola su chi invece stava lavorando ed è tornato a casa così stanco che le primarie dei primati gli sono sembrate dei primati e basta intesi come scimmie,intese come essere stanchi, rimbambiti dalla fatica. Tutto rema, quindi, nostri cari lettori e, soprattutto, "consentitemi"( non posso non usarlo)lettrici, verso un Monti Bis,anch'esso, si capisce, con la benedizione papalina, con una mano sul cuore e l'altra sul conto in Svizzera o sui contanti sottratti al fisco , che non toccherà mai alcuna patrimoniale , si è mai visto un Potere darsi le mazzate da baseball sui coglioni?.
Postfazione: l'altro giorno ero dal salumiere e mentre lui tagliava il salame spredicava contro i politici che avrebbe messo tutti al muro, quei ladroni , ma quando è arrivato il momento di battere lo scontrino ha avuto una improvvisa paralisi alle mani. In attesa, domenica, di sedersi a messa poco dietro i primi banchi.
mercoledì 14 novembre 2012
Virgilio
<b>Entrai a casa di Virgilio. Virgilio è un mio amico barbuto che ha qualche idea anticonformistica e per questo attraente. E' attraente che abbia delle idee, voglio dire. L'anticonformismo bisogna saperlo reggere fino in fondo. Qui sorgono i problemi.
Virgilio ha un cane, non mi chiedete di che razza perchè per me i cani sono come le macchine, non le conosco. E poi perchè non me ne frega di che razza sia, in quanto essere vivente. Faccio per sedermi sul divano. Virgilio dice, non ti sedere lì, è il posto del cane. Ok, dico. Resto in piedi. Su un tappeto. Il cane mi abbaia contro. E' il suo tappeto, sai, fa Virgilio. A meno che non mi fornisci di scarpe con reattori sotto, mi dici dove cavolo mi devo mettere? Vieni di qua. Mia moglie ha preparato qualcosa da mangiare. Mi siedo al tavolo e Virgilio tramesta nelle padelle della dirimpettaia cucina. Il cane mi lecca le caviglie. Io lo allontano con un piede. Ma lui continua. Che c'è, ti fa schifo? Non lo sai che la saliva del cane disinfetta? Dice Virgilio. Serve a tavola. Niente carne o pesce. Solo roba vegetale. Virgilio è vegetariano. Per produrre la carne si compiono crimini. Pensa a quelle povere mucche. Ok, dico. Mangio la pasta. Il cane non la smette di leccarmi le caviglie. Gli do un calcio sul muso. Guaisce e si accuccia. Senti, Virgil, dico, che ne dici degli indiani, muoiono di fame in mezzo ad un mucchio di vacche che scorrazzano intoccabili perchè la religione le ritiene sacre. Leggende metropolitane. Sei mai stato a Calcutta? Chiedo. No, ma non ce n'è bisogno , i tuoi sono i soliti argomenti usati contro i vegetariani. Continuiamo a mangiare, la moglie è fuori al lavoro. Noi non lavoriamo. Per quel giorno. Passiamo al secondo. Verdura. Il mio stomaco brontola, la colite si fa sentire. Ancora un pò e mi verrà di belare, penso. Ma io sono politicamente corretto, voglio rispettare i credo di tutti e , in fondo, essere vegetariani è una bella filosofia di vita. Per un giorno. Beviamo un buon vino. Il vino è davvero eccellente. Ce ne scoliamo una bottiglia. Passiamo alla seconda bottiglia. Conversiamo amabilmente. Virgilio mi parla ancora della sua filosofia di vita. Compra cibi biologici ad un supermercato biologico e tutta roba vegetale. La cosa gli procura un vero godimento, lo libera dal senso di colpa di contribuire alla carneficina degli animali, e , in questo modo, colpisce l'industria della carne. Al termine ho ancora fame. Non ti preoccupare, dice Virgilio, all'inizio è così, poi questo cibo ti procurerà sazietà come con la carne. E ti sentirai bene dentro, gli animali ti ringrazieranno. E l'insalata, dico, l'insalata mi ringrazierà? Che c'entra l'insalata, fa lui. Beh, chi te lo garantisce che l'insalata non soffra, non abbia un anima ? Lo sapevo, fa, sono i soliti argomenti contro i vegetariani. Ci sono degli studi che attestano il fatto che le piante abbiano un'anima, piangono se gli si stacca un ramo, una foglia, a te piacerebbe se ti staccassero il pisello? Certo che no, ma le piante non soffrono, te lo garantisco, non strillano se le raccogli. Beh, se lo dici tu...Un tizio una volta mi ha detto che gli ulivi hanno sembianze umane e , addirittura camminano. Virgilio ride. Gli ulivi sono buoni per la legna, dice lui. Vallo a dire a Pinocchio, dico.
Passiamo in salotto. Mi siedo sulla sedia. Il cane si accuccia sul divano. Ho un'improvvisa voglia di rileggermi la Bibbia. La parte in cui dico cui dice che l'uomo ha l'assoluto dominio su tutti gli animali del pianeta. Ma no, penso, meglio essere politically correct, alla fine paga sempre.
Virgilio riceve una telefonata. E' la moglie. Dice se escono con i suoceri, in serata, dopo il lavoro. Sì, dice Virgilio, solo se andiamo a mangiare la pizza o in un ristorante dove non servono carne. Solo a vederla mangiare sto male. Accendiamo la tv. Facciamo un pò di zapping. Io bevo un altro sorso di vino. Non è male adesso. Il cane dorme. Ha mangiato, ha sgranocchiato una bottiglia di pvc e una ciabatta di Virgilio. E' di caucciù, ci tiene a precisare Virgilio. Cosa? chiedo. La ciabatta. Ah, credevo chissà che cosa, dico. Volevo dire, non è di materiale animale, precisa Virgilio. Che pomeriggio istruttivo, penso. Fra un pò mi sentirò in colpa per il fatto di avere dei testicoli di autentica carne umana.
Scorriamo i canali della tv e beviamo il vino. Virgilio si accarezza la pancia con fierezza. Essere vegetariani non fa dimagrire, penso, tutt'altro.
La moglie lo richiama al cellulare. Lei gli sta chiedendo se ha portato il cane a fare i suoi bisogni. Lui dice che no. Lei gli strilla al telefono intimandogli di uscire con il cane, che non ha voglia di farlo lei quando arriva tardi dal lavoro, che non c'è tempo. Mezz'ora così al telefono. Tim ringrazia gli animalisti. Sembra che siano un vero affare, una vera manna. Il cane ci guarda con un espressione triste. Forse intuisce. Forse anche i cani hanno un anima. Lo spero. E spero che mandi Virgilio e consorte all'inferno.
Scorrono le immagini della tv. Un telegiornale, le solite notizie. Il mondo è governato dalle multinazionali, dai mac donald, dall'industria della carne, dice Virgilio. Non mangiare carne è la vera rivoluzione. Si, ma costa, dico io, ci sono milioni di poveri che ucciderebbero per una bistecca, sono stanchi di mangiare l'erba dei prati dei ricchi che falciano ogni giorno. Stronzate, dice lui. Comunque tutti i politici fanno schifo, non votare è la vera rivoluzione.
Perchè non porti il cane un pò fuori, prendiamo un pò d'aria. Non ho voglia, dice, sono stanco. Che lavoro stai facendo? Sono disoccupato, dice. Mi mantiene mia moglie, non è male. Mi consente di starmene a casa a riflettere. Sentì un pò, dico, ho visto prima in bagno un mucchio di roba da lavare, perchè non dai una mano a tua moglie. D'accordo, non saranno affari miei, ma sei sempre stato un progressista, ora sei pure vegetariano. Ma scherzi? Se fai così poi tua moglie non ti rispetta, dice Virgilio. E se viene un figlio io conterò meno del cane. Dice. Perchè non è già così? Dico. Lui tace. Chi tace acconsente. Sono progressista part-time, dice. E ride. Io pure rido. Il pomeriggio scorre, il sole tramonta, la tv fa da sfondo ai nostri discorsi di uno stanco pomeriggio senza pretese. Domani è un altro giorno e io devo alzarmi presto per andare a lavorare. Virgilio non ha questo problema. E non sembra aver fretta di avercelo. Tutto sommato è un uomo felice.
sabato 20 ottobre 2012
Diario di un dissidente sul fronte occidentale
Da oggi questo blog diventa una bandiera della dissidenza in questo paese di levantini e mettintasca, contro le mafie economico-politico-culturali, contro la dittatura degli idioti, contro la montante marea degli italiani italiauno ululanti, contro il letamaio della banalità imperversante, contro il berlusconismo dilagante come fenomeno di costume, culturale, contro il razzismo mascherato o meno, e soprattutto, contro la violenza sulle donne, questo diventa il diario di una nuova dissidenza sbocciata come una nuova primavera di liberazione nel bel mezzo dell'Europa cosiddetta democratica, contro questa falsa propaganda che ci vuol far credere che stiamo bene, che viviamo bene e in definitiva che sappiamo persino ridere. Noi italiani non sappiamo ridere, riusciamo appena a sghignazzare, tutti impegnati a non farci superare dagli altri in questa gara alla conquista del kitsch che più kitsch non ce n'è. Un paese in cui non siamo liberi di dire quello che vogliamo, e in cui non possiamo circolare liberi per strada senza essere vittime di bullismo, violenza gratuita, mafioserie varie e prevaricazioni di ogni natura da cui non ci si riesce più a difendere, perchè la giustizia incarcera gli umili e gli onesti e fa sconti ai ricchi e ai figli di puttana. In queste condizioni la democrazia è un'astrazione bella e buona. Ci vuole una nuova liberazione, durante le elezioni ci vogliono in ogni seggio degli osservatori dell'Onu, siamo un paese da mettere sotto osservazione, in cui la democrazia è ostaggio delle mafie e della stupidità di politici che non hanno il coraggio di realizzare progetti per il bene del paese, di tassare la finanza, di colpire i parassiti, di premiare gli onesti, di far avanzare i meritevoli in luogo dei leccaculi proni a capi inetti e incompetenti, di premiare il merito e la competenza in luogo del galoppinismo eletto a filosofia del consenso sicuro, plaudente, beota, da applauso in stile politburo, un paese democristiano nell'anima e berlusconiano nel midollo, corrotto persino nell'opposizione che finge di opporsi partecipando invece di buon grado al banchetto dei fondi pubblici continuamente impinguati da chi paga fino all'ultimo centesimo di tasse. Se vogliamo avere un futuro è necessario trovare nuove forme per opporsi a tutto questo, per quanto mi riguarda, essenzialmente culturali, perchè se in Italia non si scende in piazza per protestare contro Monti ma si va in processione a fare la fila davanti ad un centro commerciale per comprarsi il nuovo iphone, beh, vuol dire che c'è un problema nelle teste e nelle anime, della gente, che bisogna invertire la tendenza, che bisogna passare da un paese in cui i vecchietti ritirano le pensioni in contanti per essere rapinati dai propri nipoti un minuto dopo che sono usciti dalla posta, presi in ostaggio, ad un paese in cui un figlio o un nipote si debba vergognare di chiedere soldi a mamma o a nonna, un paese, in altre parole, normale, in cui , come avrebbe detto De Andrè, all'ora dell'aperitivo non si debba assistere a spargienti di sangue o di detersivo.
sabato 13 ottobre 2012
Il paese degli zombies manolesta
Non ho proprio idea di quello che scriverò. La mattina quando mi sveglio per me è un dramma. Devo mettere in funzione i neuroni che in genere amano starsene sotto le coperte oppure fanno un biglietto solo andata per il Brasile, proprio non li recupero più. Effetti del vivere in quest'epoca di mediocri. Politici mediocri, scrittori mediocri, giornalisti mediocri, manager mediocri, potrei definirla l'epoca della mediocrità. Penso di essere abbastanza grande d'età e maturo per non dover giustificare niente a nessuno. Ma politici come Berlinguer e persino Almirante, per non parlare di Aldo Moro , giornalisti come Montanelli e scrittori come Tondelli, l'unico scrittore che si sia dato da fare per far emergere altri scrittori giovani, ecco tutte queste menti eccelse, una volta sepolte, non torneranno più. Che tristezza. Ci restano La Spolverini, Fiorito, Belsito e Penati, un mucchio di ragionieri un pò su di trigliceridi , con qualche quota di colesterolo fuori posto e le dita delle mani ben prensili a furia di contar banconote. Quanto ai manager oggi imperversa un certo Marpionne, uno che si crede intelligente perchè è laureato in filosofia, ma io dico, l'ha studiata bene 'sta filosofia se poi è finito a fare macchine. Dico non è che quest'uomo fa l'Enciclopedia Britannica, ragazzi, questo fa macchine e per di più che fanno schifo. Non se le compra nessuno ,nemmeno gratis le vogliono. E la colpa di chi è? Degli operai che scioperano. Ma meno male che scioperano , sennò non basterà la superficie di tutta l'italia a ospitare l'invenduto. Manager de che? Ma vatti a coricare. Ma la cosa che mi rode di più, in tutta questa vicenda italica nazionale è che la gente sugli autobus, per strada , al lavoro, non fa altro che parlare male dei politici corrotti, sputa su questi rapinatori legalizzati...il salumiere mi fa un etto di salame di Milano e me lo consegna, senza battermi lo scontrino , mentre dice peste e fulmini di Penati che si sarebbe fregato non so quanti milioni. Il fruttivendolo idem con patate, nel senso, le patate me le dà, ma lo scontrino, questo misterioso, non c'è, anzi, c'è, il famoso scontrino invisibile, a voce. Salgo sull'autobus e uno che non ha il biglietto, nè l'abbonamento sbraita contro questi politici che rubano a quattro palmenti. Sapete cosa c'è? Beh viene quasi voglia di giustificarli, a 'sti politici, devono conoscere molto bene i propri elettori, tanto da restare terrorizzati, mò mi metto a rubare a più non posso, perchè se arrivano loro, gli zombies manolesta, questi qui sono capaci persino di mangiarmisi, pensa ognuno di loro. Compro il pane dal forno e il panettiere mi guarda, mi scruta, ho il capello corto, sarò della finanza? Boh? e al massimo ci si mette d'accordo, scontrino invisibile anche lui, a voce. Tre euri, perchè e lei. Già, se ero un altro era la stessa cosa, prendono pure per i fondelli. Poi , sempre il panettiere si gira a completare un discorso con la moglie, 'sti politici li impiccherei tutti. E si prepara a candidarsi con la lista civica per le comunali. Torno a casa, apro la cassetta della posta. Piena di bollette da pagare. Le cassette postali degli altri coinquilini sono vuote e il cestino sotto le cassette piene. Ci hanno svuotato le cassette, proprio non le guardano nemmeno le bollette, le mettono insieme alla tassa sulla spazzatura, lì dove compete debba essere. La verità , cari lettori, è che siamo un paese di zombies manolesta e che ci piace di sparlare sulla proiezione di noi stessi al potere
sabato 6 ottobre 2012
Mister G. ( sulla pedofilia, vera o presunta)
Lavorava con me. Capelli neri nonostante le sue 54 primavere. Sempre galante, sempre gentile con signore e signorine. Sotto quei suoi occhialetti semiappannati dall'ormone caricato a mille, sempre abbronzato, un'abbronzatura da parco ovest milanese. Uno dei pochi ad andarsene in pensione, prima che arrivasse la mannaia a dire basta, nessuno più se ne può andare in pensione, dovete lavorare per pagare le pensioni d'oro, d'argento e di bronzo, di chi se n'è andato in pensione PRIMA , avendo fatto il sessantotto, da una parte o dall'altra poco importa, accordo generazionale, chi da Lotta Continua a direttore di giornale, chi da Avanguardia Operaia a segretario di partito, chi dalla terza media a segretario di un sindacato, chi in pensione a 40 anni, tutti, chi più chi meno l'hanno messa nel culo alle new generations. Per cui, cari ragazzi sapete con chi dovete prendervela se siete precari di nome e di fatto. Con quelli che volevano la rivoluzione e che infatti l'hanno avuta, quella col culo degli altri. TUTTI SISTEMATI. Ma naturalmente al signor G, di tutto questo non fregava nulla, lui era uno di quelli che la scienza politica americana definisce FREE RIDERS , coloro che fruiscono di diritti senza aver combattuto per essi nemmeno un minuto della propria vita. Insomma il signor G. se ne era andato in pensione ed era felice, non faceva altro che farci linguaccia a tutti noi che dovevamo tirare la carretta a vita, per una vita, per tutta la vita, morti in fabbrica, centro commerciale, banca, fogne, su giardini pensili a servire cocktail party a vecchie megere incartapecorite che chiedevano catering extralux , gommisti di gokart eccetera. Poi la festa d'addio. Non dicesti una parola, eri stato sempre parco di parole, alle parole preferivi l'azione, castigare belle signore, milf d'antan, bella gnoccolone vedove o meno che fossero, le infilzavi l'una dopo l'altra come D'Artagnan. Due divorzi alle spalle e un paio di figli e ci salutasti tutti con quell'espressione beffarda di chi avesse vinto un terno a lotto, l'agognata pensione, mentre a noi ci lasciavi l'inferno del lavoro.
Dieci anni dopo ti rivedo al parco , mister g, a mala pena mi saluti da lontano, l'aspetto ottimo, sempre abbronzato, camminavi lungo l'anello del parco, sempre parco di parole, parlavi con lo sguardo, accompagnando nella camminata ora l'una ora l'altra signora in sovrappeso cui il dottore aveva detto di camminare al pomeriggio per combattere il colesterolo o i trigliceridi. Quindi mister g, ti vedo accompagnare codeste signore mentre le corteggi . Ma hai l'aria triste, come un cane inseguito da una ciabatta, l'espressione beffarda è svanita. Ti fermi un po' a prendere fiato, mentre io inanello il circuito col mio jogging lento e inesorabile degli anta . Parli con altri vegliardi come te, biancodicapelli come loro, ma intatto, come imbalsamato, mummificato, come il giorno che te ne andasti in pensione, identico , con solo un po' di zucchero a velo in testa, per intenderci. Tutte le volte che passo ti vedo lanciare occhiate di fuoco a belle bambine che fanno ginnastica sul prato, occhiate tutt'altro che innocenti, ora che persino i premier hanno sdoganato la pedofilia, o comunque il desiderio di prugnetta fresca. E c'è da giurarci che un bel po' di famiglie della zona hanno fatto un esposto ai carabinieri, perchè molesti verbalmente le loro figliolette, tutte le volte che passeggiano al parco o fanno ginnastica sui prati, mentre tu non fai altro che guardarle da lontano, quasi lo sguardo o l'intenzione fosse peggio di uno stupro. Mentre i padri delle suddette bambine continuano a dire che questo o quel politico sono dritti e nel privato possono fare questo e quest'altro, che i soldi sono loro e magari sperano che nel mirino dei suddetti politici ci passi il prodotto dei propri lombi, pecunia non olet. Ma al signor g. no, mai, lui è un pedofilo a prescindere , senza uno straccio di prova, non serve, pensionato di rango basso, nullafacente, guarda e commenta al passaggio delle belle bambine i cui padri vogliono illibate a vita, o perlomeno ne valga la pena, indignati come sono a vedere documentari che parlano di bambine peruviane vendute a undici anni a famiglie che le schiavizzano e le tengono in casa a mo di cagnette , salvo poi dare al loro calore la colpa delle distrazioni dei mariti, persino le donne sono contro le bambine . Continuo a inanellare giri e ogni volta mentre mister g. chiacchiera con i suoi coetanei che paiono più vecchi di lui, colgo qualche parola, qualche frase spezzata, tipo “ho fatto domanda per lavorare ovunque, ma niente , non ti chiamano, nemmeno part time, se continuo così impazzisco”. Mi fermo , gli stringo la mano e gli dico: “ magari ci fosse una legge che per un periodo desse a me la tua pensione e a te il mio lavoro, scambio equo e solidale”, dico.
“L'ho sempre detto che dovevi fare il politico”, mi dice mister g e mi sorride. Passa una ragazza sui trenta che fa jogging e la scannerizza con lo sguardo. Eccolo mi sembra quasi già al lavoro, in cassa, a scannerizzare codici a barre.
“ Dì un po', mister g., che ci fai al parco tutti i giorni?”.
“ Voglio sentirmi vivo. Sentirmi utile. Un uomo alla mia età, in pensione è solo uno che aspetta la morte. Voglio riposarmi, ma vivendo. Per questo sto qui al parco a parlo con tutti, bambine comprese”.
“ L'avevo capito, ma vaglielo a dire”, gli faccio.
“ Già...vaglielo a dire”, fa mister g.
Riprendo la corsa a ritmo lento, non ho fretta di andare in pensione, né di farmi denunciare per qualcosa, pur di attirare l'attenzione e certificare la mia esistenza in vita.
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