lunedì 8 luglio 2013

La rivoluzione dell'intenzione nel paese dei robot

Quando la politica non risponde alle esigenze del cittadino, ebbene il cittadino deve fare da se'. Cosa intendiamo con il concetto secondo cui la politica non risponde alle richieste del cittadino? Il cittadino non dà alla politica una delega in bianco concedendo ai politici di fare quanto passa loro per l'anticamera del cervello. Il voto esprime una richiesta di realizzazione di cose, la risoluzione di problemi, la loro efficientizzazione. Sono 50 anni che in Italia la politica è al traino dell'economia con le varie aziende private puntualmente beneficiate tramite il dittico classico del socializzare le perdite e privatizzare i profitti, Fiat in testa. La politica ha perso il primato di entità regolatrice del sistema economico. E quando è sembrato che lo possedesse, tale primato, è accaduto in nome e per conto di leaders politici che avevano bisogno di denaro per ampliare il proprio consenso, così le aziende si sono messe a versare a quei leader e alle loro correnti, partiti nei partiti, una sorta di pizzo "per stare tranquille", come ai "bei" tempi di Bettino Craxi e Forlani "sparaciance". Dal momento che la cosiddetta sinistra , quella con il centro e il trattino davanti, non solo non ha costituito alcun argine alla svendita del corpus dei diritti del lavoro , che pure aveva contribuito a creare, sulla spinta di potenti lotte sociali, ma ,in nome della presa del potere, quel corpus legislativo a favore del mondo del lavoro così faticosamente conquistato, lo ha svenduto, a noi cittadini, lavoratori e persino imprenditori onesti, non resta che organizzare un altro tipo di rivoluzione fino ad ora mai sperimentata a fondo. La rivoluzione dello stile di vita e del consumo, che chiameremo rivoluzione dell'intenzione. In altre parole è necessario dire basta alla dazione di diritti tout court, senza alcuna contropartita in cambio, a fondo perduto, si potrebbe dire. Come per esempio consentire l'apertura di esercizi commerciali per 24 ore senza un contraccambio, vale a dire senza imporre alle imprese e aziende che ne usufruissero, l'obbligo di assumere personale. Il rischio altrimenti sarebbe e, credetemi, lo è, quello di assistere a scene tipo entrare in una gelateria alle 2 di notte e trovare un solo addetto dietro al bancone che riceve soldi, fa gelati, carica frullatori e avvia dei frappeès, contemporaneamente modello Lino Banfi in un vecchio ed esplicativo film. E continuando con il ragionamento , se la Fiat vuole chiudere gli stabilimenti in Italia per aprirli all'estero dove il costo del lavoro è più conveniente, ebbene come forma di pressione per non consentirlo al fine di tutelare i posti di lavoro italiani,una politica al servizio dei cittadini dovrebbe vietarle di avere delle concessionarie di vendita nel nostro paese. E così dicasi per gruppi come Natuzzi che vuole dislocare la produzione in Romania lasciando a casa migliaia di pugliesi . E se si dicesse all'amministratore delegato della predetta azienda, va bene, vuoi produrre i divani in Romania? Beh, vendili in Romania ! Se la politica che è connivente non ne vuole sapere ci devono pensare i cittadini fondando dei comitati di condizionamento che indirizzino le scelte dei consumatori verso le aziende più virtuose, che danno lavoro in Italia con salari dignitosi , che rispettano i propri dipendenti e le regole ambientali. E il cittadino privato stesso, nel suo piccolo, diciamo così, può compiere gesti quotidiani tali da condizionare l'operato stesso delle multinazionali e la loro organizzazione del lavoro. Pensate basta soltanto non pagare mai alle casse automatiche ma preferire sempre quelle con la presenza fisica della cassiera, con cui scambiare dei seppur rapidi convenevoli che ti allieteranno la giornata dandoti l'impressione di non vivere ancora nel paese dei robot.

sabato 29 giugno 2013

Fatelo dire a Baricco

In mutande e a torso nudo fumo una sigaretta handmade, non corretta perchè non ho voglia di mantenere il sistema dei poteri criminali, gli spacciatori di hashish sono come i politici , vendono sogni a buon mercato, andassero a lavorare come si deve anche loro, ossa stanche, muscoli contratti e cervello in pappa a fine giornata. Un merlo sull'inferriata di fronte si pulisce col becco e mi osserva. Finalmente uno che guarda senza osservare, uno a cui piacciono gli animali al loro posto, che è poi dove vogliono stare, nè antianimalista nè animalista, quelli gli animali li odiano, lo so per certo, finalmente uno che si fa i fatti suoi e che mi lascia fare i miei, che capisce che la cura personale mi farà stare meglio con gli altri merli, con gli altri uccelli. Non lo dice ma lo pensa. Una donna stende il bucato di fronte e mi guarda con un certo interesse. Ho un paio di tatuaggi che mi fanno sembrare quello che non sono, un criminale o giù di lì. Forse sono un criminale, ma della letteratura. Ho letto sulla Repubblica un'articolo di un certo Baricco sull'importanza di saper perdere. Quante parole fredde, senza emozione, spinte da niente, quante cose non raccontate in quello che vorrebbe essere un racconto, quanta assenza di fantasia e di realtà. Sono da poco stato in una libreria a prendere dei libri da regalare. Quanta carta sottratta all'Amazzonia! Per questo dovrebbero scendere in piazza laggiù in Brasile, altro che. L'industria dei libri è un grande imbroglio. Milioni di libri che nessuno legge mai fino in fondo. Forse credono di leggerli. Perchè nessuno ha fatto capire loro che chi legge ha infinite storie da raccontare in più di chi scrive. Sono 15 anni che non leggo un libro dignitoso, un libro che parli di vita e che la faccia respirare. Solo puttanate costruite a tavolino. Anche i miei maestri , Bukowski e Miller, che ci hanno provato, hanno fallito. Sono cenere per le formiche e gli editori a cui hanno lasciato i loro capolavori se la spassano sugli yacht d'altura con mignotte d'altura con tacco 12. Tornando un momento indietro mi chiedo perchè io compro tutti i giorni La Repubblica. E' un riflesso condizionato, un riflesso peristaltico. Come andare in bagno tutte le mattine. Forse ho capito perchè, perchè mi piace regalare le copie che ho letto al vecchio di sopra, un pensionato che non ce la fa nemmeno a comprare il giornale. Ecco perchè. Scrivo tantissimo, nessun essere umano scrive quanto me, non ho nessun esercito di correttori di bozze e redattori che lavorino per me , faccio tutto da solo, sono un artigiano della parola. Vorrei non scrivere più, ma non ci riesco, sento che lo DEVO, fare. Sono un maledetto grafomane. Quando ho il pc scrivo, quando non ce l'ho imbratto quaderni, quando non ho quaderni parlo come se scrivessi, quando mi priveranno della parola probabilmente scriverò col corpo e quando mi uccideranno ...beh, quando mi uccideranno magari mi riposerò. Ho sgabuzzini di quaderni con roba scritta. Non lo so se è roba buona come direbbe un editore. Ma poi ci sono editori intelligenti, oggi? Hanno affidato tutto a dei manager che non capiscono nulla di letteratura, loro hanno il compito di vendere, di far funzionare un opera e il suo autore. Tutti questi motivi sono ottimi motivi per smettere altrettanto quanto per continuare. Ma io continuerò. Perchè sono uno scrittore e sono leale con i miei lettori, non mi piace ingannarli con belle copertine, belle presentazioni, spot alati, campagne pubblicitarie e via discorrendo . Una volta un redattore di un giornale mi disse, senti, devi distanziare il punto, sennò è un errore. E' ancora un redattore, ma la moglie gli fa le corna. Non so se c'è una relazione. Oddio, la relazione ce l'ha la moglie, comunque. Ad ogni modo, miei cari lettori, vi dono i miei pensieri gratis perchè penso di avere il dono di averceli e mi sentirei un ladro a incartarli per bene e arricchirmi a vostre spese. Per cui continuerò a deliziarvi o annoiarvi o stancarvi ma in modo onesto, trasparente. Chiudo le finestra e getto il mozzicone nella tazza del water, dopotutto il merlo è volato via e la signora è entrata a commentare con i familiari la visione dell'uomo nudo alla finestra. Beh, che dire, meglio un uomo nudo alla finestra che una finestra nuda con un uomo vestito, le proporzioni vanno rispettate. E il merlo, beh il merlo è volato dagli altri merli a farsi una chiacchierata , probabilmente di cose molto più interessanti dell'Imu e dell'Iva, cose che servono per vivere veramente, come un essere vivente e non vivere come esseri. Ma naturalmente se lasciassimo continuare la storia a Baricco ci metterebbe dentro un giornalista del Guardian con la bombette e l'ombrello che si ripara dalle deiezioni del merlo, senza neppure chiedersi se gli avrebbe comunque portato fortuna. O , addirittura, concimato .

martedì 4 giugno 2013

Ma perchè i kenyani sono ancora kenyani?

Mi sono alzato presto. le 9 per me è presto. Ieri sera ho letto un pò di La 25ma ora di Benioff, ad un certo punto un tizio dice:" tutti hanno una teoria, su come vincere al banco del black jack, come beccare un cavallo vincente o come sbancare la borsa, anch'io ho una mia teoria, le teorie sono tutte stronzate". A quel punto mi stavo per addormentare , il che è strano perchè se un libro è interessante è difficile che mi addormenti, a meno che non mi sia capitato per sbaglio in mano un libro di Baricco o la sua inutile riedizione dell'Iliade. Comunque alle 9 ero sveglio, metto su il caffè, rigorosamente caffè Quarta Avio, torrefatto in salento da caffè brasiliani e arabi, o almeno così mi piace credere, ma alla fine ha il sapore e il profumo dei luoghi dove è stato torrefatto, profumo di serpenti schiacciati sull'asfalto, iodio di levante proveniente dal mare e cocco secco venduto sui marciapiedi dei litorali salentini fra i pini marini affacciati sulla sabbia. Così in casa per un momento mi sono mosso in un documentario cerebrale, in un videoclip sognato ad occhi aperti, forse perchè la primavera non arriva, a parte in Turchia dove per difendere 600 alberi che si volevano abbattere per metterci un Centro Commerciale al grido tratto dal verso del loro poeta Hikmet, muore un albero si solleva una nazione,la gente è scesa per strada a manifestare, per questo, credo, me la immagino in casa, se guardo fuori dalla finestra il cielo è coperto e in strada ci sono dei tizi calvi con tute ginniche sfavillanti che parlano al cellulare di affari loschi in napoletano stretto, insomma inverno climatico e delle coscienze. Accendo la mia radio, ne sono affezionato, una radiolina grigio alluminio che posseggo da 30 anni, la comprai da un arabo ambulante dopo che lo avevo osservato ascoltare lontani canali magrebini dove trasmettevano musiche tuareg mentre lui, manco a dirlo, fumava una via l'altra camel. C'è deejay chiama italia, con Linus e Nicola e lo scottante tema trattato riguarda la sfavillante affermazione di Michael Douglas secondo cui il cancro alla laringe appena guarito gli sarebbe venuto per il troppo sesso orale praticato, nella fattispecie il cunnilingus e i nostri due principi del'aria fritta pensiero se ne sono venuti fuori con una battuta che avrebbe fatto vomitare Macario tipo, non vengo da Lecco per Leccarvi, da Piacenza per Piacervi ma vengo da Chiavari. Meno male che il caffè era pronto e meno male che sono italiano e che non sono un attore americano con il mito dell'onnipotenza retto dalla paura di ammalarsi per il troppo vivere, in definitiva, penso, ma il buon Rocco Siffredi, fosse vera la teoria di Douglas, di grazia, quante volte sarebbe dovuto morire? Il mondo sta cominciando ad essere pieno di gente che si asporta organi a scopo preventivo, per evitare che si ammalino, mi viene il dubbio che così facendo non ci sarà bisogno di asportare cervelli, con questo modo di fare. Sorseggio il caffè e nicchio su Rainews, ma richiudo subito dopo perchè i notiziari di prima mattina mi fanno lo stesso effetto delle supposte di glicerina.Dopo il caffè con in mano una copia dei vangeli gnostici vado in seduta plenaria, perchè ognuno ha i suoi prodotti interni lordi da smaltire, per cui lì seduto, apro a caso e leggo: Gesù disse, colui che conosce il tutto ma è privo della conoscenza di se stesso è privo della conoscenza del tutto". Ottima massima. Iniziare la giornata con la carta igienica morbida ti fa sembrare la vita migliore. Po mi metto i pantaloncini, una maglietta, le scarpe da jogging con due suolette in gel di rinforzo, perchè, cristo, gnostico o meno, non siamo kenyani, correre sulle pietre fa male, ed esco. Uscendo fa capolino il sole e mentre mi avvio sulle sterrate di Buccinasco, penso, ma perchè i kenyani sono ancora kenyani?

sabato 25 maggio 2013

Monologo del sabato mattina prima del lavoro

Stamattina mi sono alzato dal letto, fuori pioveva, beh, è normale, sono sei mesi che piove, sto facendo la domanda per avere il permesso di soggiorno nel paese dei miceti, ma non lo dico davanti ai clienti dell'Ikea, potrebbero portarmi delle crocchette per i gatti, siamo a maggio, ho addosso un fottuto pigiama, ho dormito con il piumino, c'è qualcuno di voi che ritenga tutto questo normale? I metereologi non fanno che dichiarare, da anni, che il pianeta si sta riscaldando, la verità è che non sanno un cazzo, vanno a spanne, sono come i nostri politici, come i guru dell'economia mondiale, non sono in grado di prevedere nulla, anche perchè non ne hanno bisogno, nessun disastro può scalfire i loro ammortizzatori sociali, i conti alle Bahamas, male che vada se ne vanno in un paese tropicale a svernare, lasciando ai politici il compito di risanare, recuperando i soldi dai soliti disgraziati tiracarriole Sisifo contemporanei , e non ho voglia di fare nulla, in attesa del lavoro, gironzolo per casa, ogni tanto guardo dalla finestra, scene consuete di gente con l'ombrello che va al mercato, dove venderanno solo funghi, non credo si riesca ormai più a produrre altro, con la terra che è ormai ridotta a sabbie mobili, fumo una sigaretta elettrica, scrivo su un pc, la cosa più vintage che ho è una vecchia caffettiera che metto sul fuoco e dopo un pò mi si liquefà anch'essa, perchè ho dimenticato di metterci dentro l'acqua, beh, è normale, ci sto diventando allergico ormai, si diventa uomini del deserto, non mi parlate di docce, mi ricorderebbero la pioggia, preferisco fare un bagno e lo preparo, ci metto il bagno schiuma , poi mi immergo dentro e mi passo sul corpo un sapone naturale, ma chissà poi se è davvero naturale, magari lo fanno con i resti dei talebani, se Hitler faceva tessuti con i capelli degli ebrei, tutto è possibile, perchè Bush sarebbe dovuto essere diverso, perchè mangia hamburgher e non è vegetariano come il vecchio Adolf? ascolto Kris & Kris su radio 105, ma perchè queste americane masticagomme si ostinano a fare la radio con le loro voci alla Stanlio e Olio in versione femminile? Via, su, c'è l'Afghanistan da liberare, ci sono le donne arabe da deburquizzare, le truppe da allietare, e poi quelli che ci portano via il lavoro sarebbero i magrebini, i senegalesi e vieppiù i cinesi? Ma perchè gli americani ci assomigliano? A me non m'assomigliano pe gnente, poi leggo la Repubblica seduto sul cesso, adoro leggere seduto sul cesso, è uno dei piaceri che noi occidentali possiamo concederci assomigliando per qualche minuto, qualche mefitico minuto d'accordo, agli orientali, anche se una delle cose che rende gli uomini tutti uguali è che la facciamo tutti, tranne quel popolo discriminato a parte degli stitici, ma per quelli sono in arrivo delle misure antidiscriminazione, delle misure a tutela delle minoranze, oltretutto, silenziose a base di prodotti alla crusca, meno che mai quella dell'accademia, non sia mai si possa trasmettere la cultura, poi chi li inventa i farmaci per curarla? Su Repubblica leggo che Raikkonen odia i social network, parla poco ma quando parla lascia un segno, tipo quando gli fu chiesto come mai era assente all'addio di Schumi e rispose candidamente ma scatologicamente, ero in bagno, per dirla pulita, o come quando fu riportata una sua risposta ad un ingegnere che gli comunicava via radio che stava sbagliando e lui semplicemente rispose, guarda che so quello che sto facendo, lanciando la moda delle magliette con su riportata scritta questa frase,insomma un uomo, Raikkonen, che sembra aver il miglior rapporto fra frasi pronunciate e detti memorabili, mio eroe del giorno, poi , poco dopo bevo un te' verde e ci metto dentro dei biscotti al grano saraceno, perchè mi piaceva il termine saraceno, ha a che fare con le mie origini, se mi guardo allo specchio e io mi guardo ripetutamente allo specchio, vedo Saladino, poi indosso la mia fottuta divisa, beh, tutti noi la indossiamo, già sono fortunato a non lavorare in banca e a non fare il politico, perchè odio la giacca e la cravatta, quelli che si vestano così leccati, mi danno l'idea di portare le mutande sporche, poi esco, fuori piove, ma va? Governo ladro, quando una frase in qualunque epoca non sbaglia mai facendo passare l'uomo qualunque per Che Guevara, verso l'edicola, dove compro la Repubblica di oggi , risalgo in macchina e via, verso il lavoro, dove cercherò oltre che di parlare poco dicendo cose memorabili , persino di pensare poco cose inenarrabili.

lunedì 13 maggio 2013

Storie, di Vincenzo Palmisano

Conoscevo Vincenzo Palmisano di vista, lo vedevo sempre con quell'aspetto serio, gli occhiali inforcati e il piglio dell'uomo distinto che si distingue dalla massa, La Repubblica sotto braccio, l'impermeabile bianco come un tenente Colombo più à la page, fuori dall'Orlandini Barnaba. Lo conoscevo come marito della professoressa Baccaro ben nota a me alle scuole medie, una bella donna, distinta anche lei, molto brava a trasmettere il sapere . Poi lo conobbi personalmente , Vincenzo Palmisano, andai a trovarlo a casa sua per ringraziarlo personalmente per la bella recensione che aveva fatto del mio promo libro "Nell'acquario", su un giornale locale. In quella recensione aveva colto il senso vero di quello che avevo voluto dire e lui lo aveva mirabilmente riportato in un bell'articolo. Di persona quella scorza che pareva dura , nell'osservarlo dall'esterno, si liquefece, e venne fuori l'uomo con tutta la sua umanità. E quell'uomo mi piacque, era un uomo di lettere che non aveva mai pubblicato , diciamo così, in pompa magna, per pudore, perchè pur sapendo di possedere il dono del talento narrativo non ne aveva voluto approfittare per avere successo, per trarne profitto, quasi la consapevolezza di possedere questo dono lo appagasse di per se'. Mia madre , qualche tempo fa , mi fece dono del suo libro, pubblicato forse troppo tardi, ma forse proprio per questo distillato di una vita di scrittura in cui la narrazione breve, le cosiddette short stories avevano trovato una mirabile raccolta, splendido esempio buzzatiano a tratti, kafkiano a volte, dove la natura delle cose mediterranee veniva miscelata in un potente cocktail di humor nero molto burroughsiano, d'antan e moderno al tempo stesso. Il libro si intitola molto semplicemente e modestamente, in linea con il carattere del'autore, Storie( edizioni il Punto).Ed è una miscellanea di vicende e personaggi che abbracciano l'intero arco dei suoi ricordi e della sua esistenza, ricordi di guerra, racconti di racconti, leggende, fiabe, poesie, antiche credenze spogliate con sguardo laico ma senza denudarle della sacralità cui appartenevano, scemi del villaggio che ricordano golem ebraici, il tutto osservato con lo sguardo compassionevole di chi guarda agli ultimi con la speranza cristiana che resteranno primi nel cuore di Dio. Ma senza illudersi troppo che finchè resteranno sulla terra saranno tenuti in giusta considerazione. Personaggi che appaiono usciti da una realtà assurda come quella descritta da Ionescu, a volte dostoevskijani a volte gogoliani, con le masserie, gli ulivi, le case bianche, i paesaggi mediterranei , insomma,a fare da sfondo in luogo di steppe e isbe. E' un bel libro davvero, sintesi di racconti disseminati in varie antologie, che ora trovano un corpus narrativo degno del loro valore. Io l'ho letto in viaggio sui pullman della Marino su è giù per l'Italia, andando e tornando da Milano verso e di ritorno da Ostuni. E mi ha davvero allietato, mi ha fatto riflettere e deliziato, come un prodotto genuino della mia terra pronto per piacere anche ai più raffinati palati d'ogni dove.

sabato 20 aprile 2013

Monologo di una donna mediterranea.

Un uomo, voglio un uomo...ma poi cos'è un uomo? E' un maschio dotato di intelligenza. Se avessi voluto un maschio e basta mi sarei comprata un vibratore. (Riflette, la mano sul mento, lo sguardo a terra) . Io sono una donna mediterranea, dentro di me convivono millenni di storia, antiche parole come "Messapia" che hanno un suono ancestrale e duro e dolce, maschio e femminile, come l'origine di tutte le cose. (Sguardo fisso davanti, in piedi, è vestita di nero come una parca greca). Ma nell'antichità, mi chiedo, nell'antichità, c'erano i vibratori? (Pausa). Penso di sì. Erano gli scettri dei Re, rappresentavano la loro virilità quando questa era affievolita. (Lieve sorriso). Oggi i Re non hanno più scettri, comandano da uno schermo....si mettono davanti ad una telecamera ed esercitano la loro virilità...maschia, appunto. Non da uomini. Sono essi stessi dei vibratori, ci manca il jingle in sottofondo e il loro nome è la marca del prodotto. Quanto a me io sono donna, non femmina. Questi seni, questi fianchi, non sono dotati di vita propria, si muovono con intelligenza. Sono mossi da intelligenza. Ci vuole comprensione per animarli, non basta la plasticità delle loro forme, ci vuole poesia...e poi , dopo, ecco che ricambiano con....la sensualità. (Guarda in alto fissa il cielo, per qualche secondo). No. Non voglio essere come certi maschi. Non voglio sedermi su una poltrona in pelle umana ad impartire ordini giusto per vedere com'è, che cosa si prova. No . In quanto donna, il mio punto di vista è diverso. Devo poter perdonare il mancato senso di colpa maschile per non dover soffrire nel dare la vita. Ecco. A questo serve il perdono. A comprendere meglio. La vendetta interrompe, il perdono emenda e lascia proseguire. (Si siede, gambe accavallate come Sharon Stone in Basic Instinct). Come donna voglio comandare di non comandare. Vorrei dire a voi uomini, pensate all'umanità come se fosse reduce dal dolore del parto, da un travaglio infinito, pensate all'umanità come ad una donna . (Pausa, sguardo assente). Pensate...ecco il punto...per un momento pensate a quelli che comandate come a delle donne con il loro inevitabile bagaglio originario di dolore, pensate agli ultimi come a dei donatori di vita...Osservateli, non guardateli e basta...hanno le stimmate della dignità ancestrale di noi donne. (Pausa...sguardo perso nell'infinito, poi fisso davanti). E quelle donne che credono che l'emancipazione sia sostituire l'uomo nei ruoli di comando e superarlo nei suoi peggiori difetti...beh...non sono nient'altro che donne con il cazzo...nient'altro che questo siete! Quanto a me, mi sento smarrita. In questo, ancora e di più, donna. Ma lo smarrimento è la mancanza di sicurezza e la sicurezza è la richiesta di fondo che genera la dittature. (pausa, si accende una sigaretta) .Come donna, in quanto donna posso essere maschio, se voglio...ma senza cessare di essere donna...tutte le volte che penso di possedere fisicamente un uomo...di scoparmelo, in definitiva. Chi non vorrebbe capire cosa si prova a realizzare quello che sembra il pensiero dominante di ogni uomo? Ma anche, perché no, rinunciarci se non si ha voglia di capire cosa si prova. Rinunciare senza rimpianti...sono secoli che siamo abituate a farlo. La rinuncia è rivoluzionaria. Non volere tutto e subito, perché si intuisce che tanto comunque avverrà...e senza spargimenti di sangue...non dicono sempre, gli uomini, che noi siamo puro istinto? (Pausa, fuma un po' la sigaretta).Ebbene , si fidino del nostro istinto. ( fuma con calma, un po' voluttuosamente, le gambe aperte, ora, lasciando intravvedere la porta del paradiso per gli uomini, per i maschi). (Spegne la sigaretta, si alza, guarda davanti a sé-primo piano del viso, poi del seno, delle gambe) La più saggia delle donne a questo punto direbbe : " ho detto quello che dovevo dire, posso tornare nelle retrovie a curare i feriti". Già. La più saggia delle donne. Secondo il concetto maschile di saggezza, dello stare al proprio posto...in disparte...( si strappa la camicia e mostra il seno) . E' questo che volete, voi uomini, voi maschi? ...beh,potete toccarlo, il seno, accarezzarlo, baciarlo, ma non sarà mai vostro, perché appartiene a me ...e io m'appartengo. (Si gira e , ancheggiando, esce dalla scena) . Applausi finali.

sabato 6 aprile 2013

Quelli che corrono, pedalano o camminano chiacchierando del più e del meno 2

Danilo Coppola 35 minuti nel freddo intenso, 2,5 gradi, sole ma vento sferzante, una novità per questi territori padani (dagli intenti politici paduli), qualche exercise a metà allenamento, poi in mezzo a carrelli da spesa per mercato, sciure dagli sguardi perplessi incapaci di capire che dietro simili sofferenze c'è la redenzione del corpo e forse dell'anima. Danilo Coppola oggi 37 minuti di corso sotto un sole improbabile per Milano, ecco perchè i milanesi leggono Il sole 24 ore, è una sorta di invocazione. Danilo Coppola 45 minuti di corsa, oggi, al tramonto, appena finita la pioggia , nuvole stregonesche dai contorni rosacei, terra che rimanda odori di una campagna senz'odori, paragonata alla mia campagna mediterranea, cornacchie grigie in alto sui rami gracchiano al mio passaggio ragazze parlano al cellulare con i cani al guinzaglio, incrocio altri joggers, ci salutiamo come una razza a parte. Danilo Coppola Oggi 50 minuti di corsa, bella giornata, 17 gradi, in cuffia su passatel, radiopop, apprendo che esiste un'applicazione per l'iphone che consente di ritrovare la macchina parcheggiata , devo dire che mi sono commosso, pur non facendo uso di droghe pensavo di essere l'unico demente in grado di non ritrovare la macchina nei parcheggi dei centri commerciali e una volta stavo per denunciarne il furto ai carabinieri, invece era dietro casa, poi stretching, è arrivata la primavera. Danilo Coppola 55 minuti stamattina, bel percorso sterrato in mezzo ai campi, lo sapevo che dovevo correre di mattina e che sarebbe venuto a piovere, non ho bisogno di consultare il meteo io ho il mio barometro: la mia schiena. oggi non avevo voglia di correre, faceva freddo, umido, fall out radiattivo di pioggerella, ma sono andato lo stesso, ho finito con la lingua in gola, ma è stato il primo vero allenamento, nell'ultimo tratto su deejay in cuffia suonavano una canzone dei massive attack che mi ha dato una carica incredibile. Danilo Coppola freddo polare eppur si deve andare, a conquistare la rossa primavera...ma dove, oggi 2 gradi a Corsico, 35 minuti con le stalattiti alle orecchie e Linus a fare battute gelide in cuffia, ma tutto sommato un buon allenamento. Fra un pò lavoro, le coronarie le ho allenate :-) Danilo Coppola corso alle sette e mezza, molte donne in giro in compagnia a gruppi di due o tre, verso Buccinasco zona condomini di ville, attraverso il parco, una miriadi di uomini soli che portano cani a pisciare, fumano, traffico rado d'automobili, in cuffia Andrea e Michele chiacchierano di scherzi fatti da bambini , incluso di uno che a 16 anni per non fare il compito in classe ha finto un mal di pancia e poi l'hanno operato di appendicite, più della cultura potè il dolore. Danilo Coppola 40 minuti sotto una pioggerella vaporizzata, nel buio, solo asfalto, marciapiedi, nelle periferie deserte fra Buccinasco e Corsico, in mezzo a parchi deserti, in cuffia i Club Dogo su deejay, sottoprodotto del berlusconismo di periferia, me li immagino mentre mi ascoltano dire questo e replicare, ma che cazzo dice questo, deve essere 'na specie di professore, zio, e il bello è che , in fondo in fondo hanno ragione, forse dovremmo prenderci meno sul serio un pò tutti. Danilo Coppola sgambata di 30 minuti nella notte umida, silenzio spettrale, i Vitiello in cuffia, tentando di uccidere il capretto dentro di me prima che io sia ucciso da lui! :-)Notte Danilo Coppola 35 minuti, in mezzo ci ho messo un chilometro al buio in un budello in mezzo a ville silenziose, come un ninja, solo la musica di una trasmissione rap su deejay con un tale Mondomarcio, pozzanghere specchi si aprono nell'asfalto riflettendo la mia immagine folle, poi di nuovo il kilometro buio, il silenzio mi è alleato nel chiacchiericcio del niente. Danilo Coppola 75 minuti oggi, sole capolinante fra nubi rade, immerso nel silenzio della campagna lacustre lombarda, gheppi che osservano lepri che si abbeverano in pozzanghere che specchiano alberi già infiorati, gli ultimi 10 minuti ho camminato causa irritazione in interno coscia, avevo messo i pantaloncini e dimenticato di spalmarmi l'olio johnson, nel complesso un buon allenamento, in testa un mantra mi ha guidato, parti piano, poi rallenta.