
In piedi all'alba, notti difficili e insonni , con sogni viaggi astrali verso altri mondi che ricordo vagamente al mattino. La radiolina, vecchia antica radiolina gracchia notizie su radiopop sul tavolo in cucina, mentre metto l'acqua per il tè che adoro bere ad ogni ora del giorno come un vecchio arabo tuareg nella sua tenda nel deserto isolato dal mondo esterno e il deserto che ho io intorno è la spianata di vetrometallo ululante e urticante, mentre il camion della pulizia strade, odioso, passa sul marciapiede vicino alla finestra dove dormo e mi sveglia proprio mentre mi sto riaddormentando . Preparo la mia seduta di ginnastica isometrica cinese che spero mi conferisca la pazienza per affrontare la giornata . Tempo scaduto . Come puoi startene a ridacchiare avvoltolato nelle tue coperte da piumino svedese hard discount mentre fuori il mondo muore . E il chiasso del traffico di tangenziali intasate come colon irritati non è altro che il lamento del moribondo, un mondo che sta morendo perchè non vuole vivere secondo natura. Deus sive natura, disse Spinoza e quasi fu crocifisso dalla Chiesa, ultimo dei poteri massonici forti in questo mondo sbagliato sin nelle fondamenta . Letto stamattina qualche passo de Il libro degli schizzi di Kerouac, forse uno dei più grandi poeti che sia mai stato pubblicato . Fotografie, dagherrotipi, squarci, bozzetti di un America che non esiste più. L'america contadina delle torte di mele, preindustriale delle elevated di Denver e marittima dei moli di Frisco , mentre nelle acque dei porti la memoria del grande ricordatore rammenta una cicca, del pane ed un cavolo che galleggiano . Poesia delle immagini, descrizione significante . Mi mette energia di prima mattina. Radiopop passa alla rassegna stampa che ascolto distrattamente come la litania di un rosario pregato per obbligo e inerzia un sabato sera in case buie del sud dimenticato anni cinquanta film in bianco e nero . Lavorato ieri al centro commerciale, migliaia di persona in cerca di uno scopo per vivere e non avendolo si gettano sul consumo. Meno soldi si hanno più si consuma, come se il comprare fosse rimasto l'ultimo disperato gesto per volersi bene, un gesto che immediatamente dopo averlo espletato ti lascia con l'insoddisfazione e il senso di colpa di una sega malfatta . Padre Pio sorta di genius loci di ogni vero pugliese che si rispetti, si creda o non si creda, per me uno dei più grandi stregoni di tutti i tempi, in rapporto stretto con l'infinito che molti chiamano Dio, mi osserva dall'immagine severa appesa al muro di fronte mentre vergo queste righe sul pc . Lo rispetto , anche se io devo vivere nel mio mondo dove spesso chi parla in suo nome nasconde disegni criminali . Sono un credente del popolo, in questo senso, cristiano primitivo e primigenio, catacombale e puro . C'è sempre una via d'uscita e sempre una redenzione, anche per il più incallito dei peccatori. La mia vita è cambiata, voglio pensare molto di più a me stesso, perchè se non sei in pace con te stesso, se non vivi bene con te stesso, non puoi dare forza agli altri. Così come se chi sta intorno a te non sta bene, non vive bene, beh, non fa stare bene e non fa vivere bene neanche te . Ed è un pò buddista questo concetto , provare compassione, compartecipare il dolore altrui non in senso pietistico ma nel senso della solidarietà umana . Sto per andare a fare il vecchio saggio cinese, che è sempre un buon inizio . Poi, più tardi, uscirò di casa, come una tartaruga metterò la testa fuori dal mio guscio e , con un pò di nausea, comincerò a vivere la giornata .
Fuori c'è quello del canone Rai, quello dell'istat, un testimone di Geova, un distributore di volantini pubblicitari , qualcuno che ti dà un volantino politico...nessuno si dà pace, nessuno si rilassa , la vera sfida è vivere come un antico orientale nell'occidente nevrotico ossessivo iperproduttivo . Non mangiare carne, vivi dell'indispensabile , ma non dimenticare mai le battaglie del letto. Ti aiutano a capire che sei ancora veramente vivo!
Buona giornata e buona fortuna
In piedi all'alba, esercizi di retroversione del bacino, ho un'ernia del disco, potrei scrivere "cronache di un'ernia" anzicchè "cronache di Narnia" perchè no. Con questo freddo umido è l'unico modo per restare in piedi ed affrontare la giornata. Un regalo del mio passato, dei miei lavori di bassa forza per farmi largo nella vita come selfmademan . Uno delle tante cose che rimpiangerò. O forse no. Fino alla bara sempre se ne impara, disse il poeta russo che mise il punto di un proiettile alla scrittura della sua vita . Il grande Majakovsij . Poi il mio qi gong quotidiano. Fuori dalla finestra nebbia e camion dell'incipiente mercato del sabato in via fratelli di Dio a Corsico. Un pò di esosi fruttaroli appulocalabrolucanosiculi . Fanno prezzi da gioielleria e non fanno scontrini . Mi faccio la mia tisana rilassante a base di melissa e camomilla ed esco a comprare mezzo chilo di pane pugliese fatto in lombardia da un panificio di calabresi. Mi guardano sempre male, non si prendono confidenza e parlano con accento tipico . Sono dei respingenti umani, per il commercio. Poi mi stendo sul mio sofà , davanti alla tv e vedo un meraviglioso film sull'Odissea con Kirk Douglas e Silvana Mangano. L'odissea è di granlunga il mio libro preferito e faccio collezione mentale di film che ne trattino . Poi un meraviglioso film con Humphrey Bogart e Ava Gardner, la Contessa Scalza. Che film stupendo, un film parlato, con delle narrazioni orali molto letterarie . Disteso sul mio sofà, le ore trascorrono tranquille. Ma io devo ancora andare a lavorare. Fra un pò, il Centro Commerciale mi aspetta , con tutto il suo corredo di "non ci sto dentro" e " dove rimane l'uscita?" . Lì dov'è sempre stata, nessuno la sposta, cazzo. Mentre l'Italia di Monti non promette niente di buono. Monti non può fare l'unica cosa che si dovrebbe fare : tassare le rendite finanziarie e i grandi patrimoni . Altrimenti Berlusconi stacca la spina. Non è cambiato niente, siamo punto e a capo.Fra un pò scrivo un altro capito del mio terzo racconto giallo. Roba di mafia ucraina, o giù di lì.
Stanotte, vi sembrerà incredibile, ho sognato Berlusconi che citava un autore sconosciuto. Se lo era inventato e lo citava come fosse il suo ispiratore. Mentre un mucchio di intellettuali consultava dizionari alla ricerca di quel nome. Il nome era Stekelemburg. Mah, che sogno strano. Adesso il "Nanocurie" nazionale popola persino i miei sogni. Cavolo, voglio essere libero, io ....non ci sto dentro;-)
Buona giornata e buona fortuna
La mattina sto facendo qi gong. Una mezz'oretta, i dieci simboli della longevità. Ma non mi fisso troppo, una sequenza vale l'altra. Poi mi bardo di tutto punto, cappellino e guanti di lana, esco, fuori l'atmosfera è surreale, cielo grigio, nebbia, traffico insopportabile, chiasso, i piccioni che solitamente svolazzano in giro, sono morti di freddo. Non si vedono. Metto su radiopopolare e ascolto le telefonata per la campagna abbonamenti. Sono contento che ci sia, radiopop, mi tiene in contatto con il territorio in cui vivo e mi ricorda che l'Italia non è la pubblicità della schiuma di un cappuccino sul labbro superiore . O perlomeno non più . Me ne vado in giro con la mia piccola videocamera e filmo ogni cosa. Il film della mia vita prende corpo. Io filmo gli sfondi del mio vivere quotidiano, una quota parte di qualcosa che vedo . Più tardi esce il sole e devo dire che il clima non è male. La temperatura sale e viene fuori una specie di estate di san Martino. In giro per Milano ci sono tifosi del Barcellona e qualcuno del Milan. Indossano con fierezza le sciarpe con i propri colori sociali e fanno shopping o se ne vanno in giro per il centro. In corso Buenos Aires i negozi sono vuoti, i buttafuori neri fuori hanno gli auricolari oramai su qualche litania rap anzicchè sui discorsi dei colleghi all'interno dei negozi. I bar del Corso hanno le stufe accese e un pò di avventori ben coperti, nonostante il sole pomeridiano e fumano in modo posaiolo, mentre sorseggiano una birra postprandiale. Io seduto vicino alla fermata della metro leggo qualche passo de "Il partigiano Johnny". Che splendido libro, scritto in modo originale . Dalle pagine di Beppe Fenoglio si apprende che la maggior parte dei partigiani non erano comunisti convinti, ma aderivano alle brigate comuniste perchè erano le più organizzate. Lo stesso Fenoglio non era comunista. Per questo i partigiani dovrebbero essere patrimonio di tutti . Intorno a me gente di tutte le etnie, ognuno perso per i fatti suoi, chi al cellulare, chi intento a sfuggire a quello dei carabinieri. La vita mi scorre intorno, a fianco, come un film in tre d .
In medio oriente si ammazza, con proiettili e bombe, qui da noi lo fanno più lentamente. Ti trascini in mezzo a banche , assicurazioni, tasse e ti barcameni per far quadrare i conti. Pensate a quante energie sono sacrificate ad inseguire queste stronzate. Se ciascuno di noi potesse dedicare quel tempo a se stesso, sarebbe un Picasso, un Van Gogh, o anche semplicemente un padre di famiglia migliore e più attento . Potrei scrivere le cronache di Narnia, invece mi limito a passare silenzioso e invisibile, nella città dei fantasmi. Se ti citofona qualcuno, non è il vicino di casa. E' uno che vuole il questionario dell'Istat.
La settimana scorsa ero da mio cugino. Pizze da asporto con porcini e salsiccia, video del loro, di lui e della sua compagna, viaggio di tre weeks in Thailandia e poi conseguente film ambientato rigorosamente a Bangkok, mentre ci siamo sparati un narghilè al tabacco di mela, imperiale. Serata deliziosa . Fiumi di birra e parole . Non sappiamo più a che santo votarci...politicamente. Nel frattempo navighiamo a vista, nell'epoca della morte delle ideologie, l'epoca dei ragionieri che fanno quadrare i conti . I cazzi cambiano ma i culi sono sempre gli stessi, prepariamoci al peggio.
Una nota positiva c'è: sono nel novero delle persone a cui non è piaciuto Fiorello. Vorrà pur dire qualcosa.
Buona giornata e buona fortuna
Non attualizzo questo blog da tempo. Di questo tempo ne ho trascorso un pò a recuperare energia. Fisica e interiore. Yoga tutti i giorni, seguendo gli ottimi manuali di Gabriella Cella. Anni fa avevo fatto un corso di Asthanga Yoga all'accademia teosofica di via Ettore Ponti a Milano. Fieno in cascina che mi sarebbe servito dopo.Mi sono fatto le basi, diciamo.
Leggo molto, specialmente in inglese. M'è venuta la fissa della traduzione dei libri. E' il mio personale sudoku rilassante scacciapensieri. Il terzo libro è finito, lo pubblicherò nel 2012 . Nel frattempo sto scrivendo dei racconti gialli. Penso che in futuro scriverò questo genere. L'autobiografia mi provoca troppa sofferenza interiore.
Riguardo al quadro politico , che posso dire. Dovrei essere contento che Berlusconi sia caduto. Ma non riesco ad esserlo. Semplicemente perchè io so, e le persone che osservano lo svolgimento della vita di tutti i giorni sanno, che il Berlusconismo, virus generato dal, diciamo così, portatore sano, è così diffuso che ci vorrà il passaggio di un'epoca per debellarlo. L'uomo idiota italiauno è appostato dietro ad ogni angolo, e non sarà un governo cattedratico a cambiare le cose. A me i governi tecnocratici non piacciono. Non hanno anima, passione. Io sono della vecchia scuola . L'Italia non sarà mai un paese di sinistra, perchè nel nostro paese i poveri non si percepiscono come tali, ma come dei miliardari momentaneamente in disgrazia. Certo io non rinnegherò mai le mie idee. Ma non voglio fare la fine dello scemo del villaggio che declama all'angolo di una strada. Ho voglia di trovare compagni di strada. Ho voglia di scrivere e soprattutto, non ho voglia di smettere di pensare. E sono sicuro che, mano mano, col passare del tempo, di compagni di strada ne troverò sempre di più. Prima o poi ci si stanca del vuoto.
Per concludere, posso dire che ho provato un brivido di piacere nel vedere tutta quella folla accompagnare Berlusconi al Quirinale, mentre andava a dare le dimissioni. Un buuuuh civilissimo e non violento, come allo stadio. Del resto, chi di stadio ferisce, di stadio perisce.
Buona giornata e buona fortuna
Che volete che vi dica. Lavori in corso. Sto riscrivendo l'ultimo capitolo del prossimo libro che pubblicherò.Ho una specie di blocco. Mi perdonerete se me la prendo comoda. Dopotutto potete deliziarvi con Margaret Mazzantini & c no? Io ho il mio pubblico di nicchia e a quello solo devo dare conto. Gli altri, i milioni che comprano libri nelle librerie sulla fiducia, o perchè hanno belle copertine e sono voluminosi e fanno arredamento, non mi interessano più di tanto. E' che sono innamorato. E quando questo evento accade , con la stessa frequenza, per me, dell'apparizione della cometa di Halley sulla terra, bisogna approfittarne. Non ne volevo parlare, ma ne accenno ora. Non entrerò nei particolari, dicendovi subito che adoro la cultura giapponese proprio per quel suo senso di estrema riservatezza e rispetto della privacy. Mi rendo conto che noi italiani come paese latino rispettiamo solo la privacy dei nostri conti in banca e quando evadiamo il fisco. Nelle lenzuola degli altri , però, sembriamo sguazzarci. La tv mi annoia a morte. In questo momento dove metti metti c'è su Simoncelli. E che cavolo, un pò di rispetto per un ragazzo semplice che non avrebbe certo gradito questa sovraesposizione mediatica. Incredibile come per pagare liposuzioni e botox a tre quarti di presentatrici televisive, quanto serva il dolore e lo spiattellarlo nel pomeriggio mentre le casalinghe stirano e piangono. Non c'è il rischio che si trasformino in vietcong e taglino la gola ai propri amanti mentre fanno l'amore. Non siamo in Vietnam e Mario Draghi e Berlusconi non sono certo dei marines. Per fortuna dei marines. Sono due anzianotti che hanno il compito di svuotare le tasche dei risparmiatori per rimpolpare le banche, sorta di istituti di strozzinaggio legalizzate. La Grecia affonda in un debito che non riuscirà mai a pagare e noi ci stiamo per affondare. Siamo un paese che non è capace di cacciare a calci nel culo questi usurpatori di diritti, questa banda postribolare di arrogantoni senza cultura che stanno lì avvitati alle poltrone, per i propri lerci interessi. Mentre quelli che fingono di fare opposizione perfezionano le loro performances teatrali frequentando corsi all'actor studio. Dio ce ne scampi e liberi. Ha un bell'indignarsi, Bossi, che grida Roma ladrona ad ogni piè sospinto, mentre sua moglie prende una pensione di anzianità dopo meno di vent'anni di lavoro ( da Roma Ladrona) e ogni mese fra lui e il figlio, portano a casa qualcosa come 40 mila euro. Roma ladrona una ceppa, Bossi. Dimettiti. Berlusconi non lo nomino nemmeno, perchè lui in carica non c'è mai stato. Ha recitato a soggetto qualche copione di Giuliano Farrrara, fra un cocktail perty e l'altro.E questo per essere moderati. Continuo a pensare che l'Europa unita è un nonsense storico-politico. Fra un pò i vari Sarkozy e le varie Merkel ci daranno in pasto ai cinesi. E quelli ,notoriamente sono comunisti e , di conseguenza, mangiano i bambini. Capito Carà?Buona giornata e buona fortuna
L'altro giorno correvo nella campagna verso Gudo Gambaredo e passando vicino alle due piccole statue delle madonnine silenti e ridenti nelle loro nicchie e il cielo era plumbeo pieno di nubi uniformi, il sole invisibile dietro quella coltre non riusciva neanche a dare un effetto aureola e faceva freddo, un freddo umido di quello che ti penetra nelle ossa e il sudore mi si stava ghiacciando addosso, sotto un k-way rosso scarlatto il mio colore preferito, sollevando la testa verso il cielo ho visto un stormo di storni che volavano sul tetto di due vecchie case intorno ad una cascina, volteggiando all'unisono e all'unisono formando strane figure in cielo, come coperte scure in volo o pterodattili o il segno dell'infinito sullo sfondo grigio della volta e cinquettavano, quasi uno squittìo multiforme, ma più allegro, come di bambini innocenti alle prove generali delle figure geometriche per la parata del primo maggio in Nord Corea. E i profumi e gli odori venivano amplificati dall'umidità ma anche dall'acuimento dei miei sensi derivante dallo stato alterato biochimico di un'ora di corsa già trascorsa che aveva prodotto nel mio cervello milioni di endorfine, e così ho provato delle sensazioni strane che mi derivavano dall'olfatto, involontarie madelaine costituite da odori di fango di canali irrigui, odore di sterco usato come concime per le colture, afrori di bestiame, di piume umide di gallina e di pelo di conigli selvatici lasciati scorrazzare per quelle campagne liberamente, odore di foglie secche e funghi che nascono ai piedi di qualche albero che fa da sentinella a quelle strada sperdute e deserte dove incontri aironi cenerini in fila sul ciglio dei campi di sterpaglie o aironi bianchi che volano planando come bianchi fantasmi diurni con intenzioni benevole e decine di cornacchie grigie che , nel freddo artico di questo finale di ottobre, scavano col becco nello sterco per cibarsi di parassiti o residui di cibo maldigerito, sensazioni che mi hanno rimandato indietro nel tempo, epifanie che , come per troppo tempo costrette a restare serbate in qualche parte del mio cervello durante tutta la giornata, trovano la forza di sprigionarsi, nella mia ora di meditazione in movimento, come chiamo la corsa. D'improvviso l'odore delle foglie secche dei lecceti pugliesi mi ha invaso le narici riportandomi alle centinaia di cacce condotte con mio padre tra i boschi della murgia brindisina, negli inverni freddi ma secchi, in movimento nella campagna, fra uliveti o nel mezzo della macchia, cercando di non calpestare funghi come forma di reverenza a chi li avrebbe poi raccolti, gente povera ma non per questo meno predatrice, anzi forse di più ,come disse Lee Masters , di guardarsi da chi diventa ricco e si teneva i pantaloni con la corda, osservando il cielo con circospezione, ma senza essere ossessivi, molto più contenti se il cane avesse “alzato” una beccaccia, che a mio padre è sempre piaciuta la caccia a sei zampe, quella che si fa con il cane al seguito, in alternativa alla caccia di rapina fatta ai tordi all'aspetto quando si ammasuonano al tramonto, vere e proprie esecuzioni pennute di massa in cui gli animali non hanno alcuna possibilità di scampo o come pure sparare ai fringuelli, col loro volo saltellante, a balzelli, e le code lunghe con le penne bianche e grigie, i fringuelli che tutti dicevano di risparmiare in attesa del piatto forte dei tordi ma che in realtà sparavano per puro divertimento lasciandone i cadaverini dispersi nei fondi agricoli succulenti pasti per volpi o cani randagi...Tutte quelle interminabili giornate in cui mio padre vestito verde mimetico , con i suoi capelli brizzolati e il suo caratteristico ovale del cranio scoperto alla spavalda come a voler trattenere quella parte di sé di eterno Peter Pan in lambretta sulle provinciali del brindisino in preparazione di altri territori di caccia, quello al pulzelle della sua epoca, si aggirava con me al suo fianco raccontandomi di episodi di caccia vissuti da lui quando era più giovane o quando io non c'ero , come di quella volta che nel canneto del fiume Morelli aveva appena finito di liberarsi delle scorie del pranzo, ed era il pomeriggio di una domenica e vide da lontano volteggiando in punta di canne un falco pellegrino che probabilmente stava vedendo di procacciarsi qualche arvicola o rana e ancora con le mutande abbassate prese il vecchio sedici che era stato del mio nonno paterno e prima di lui del mio bisnonno e fece fuoco, così, in equilibrio instabile, e vide cadere il rapace e subito il cane , un pastore tedesco che lo accompagnava andò verso il volatile in caduta e lui, mio padre non fece in tempo a darsi una rassettata, che sentì il cane guaire e quando arrivò sul posto il falco ferito aveva artigliato il cane ad un occhio e non lo lasciava andare, così mio padre fu costretto ad ucciderlo, quel meraviglioso rapace che ora giace in una vetrina imbalsamato da un famoso tassidermista nano gay ora defunto di cui parla persino un racconto giallo di Vincenzo Cerami. O di quando fece fuori una poiana che volava ad un'altezza siderale e cadde anch'essa ferita e la tenne in vita per un po', finchè l'animale non si lasciò morire come avrebbe fatto qualsiasi detenuto contro la propria volontà abituato a vivere libero e fu in quella circostanza che mi confessò che la caccia dopo un po' aveva cominciato a disgustarlo e che simpatizzava per gli animali, in quando creature più deboli e senza scampo nella sproporzione dei mezzi di confronto e che tutte le volte che sparava a qualche tordo e cadeva ferito tentava sempre di curarlo con la penicellina perchè in realtà lui era un tipo di cacciatore che caccia perchè vuol rubare agli uccelli la libertà del volo e vuole che gli insegnino questa libertà, ma dopo un po' che ne aveva curati un bel po' e non erano sopravvissuti cominciò a capire che essi davvero gli avevano insegnato la libertà e che il volo non era che uno degli aspetti di questa libertà, concetto che ritrovò in quel verso dantesco che declina di quando in quando nel mezzo di una conversazione gettato lì in modo che sembra leggero ma che invece è frutto di esperienza diretta ed che è quel verso che fa “libertà vo cercando ch'è si cara come se chi per lei vita rifiuta”. Ed era in quelle cacce , in quelle camminate lunghe per i campi, lungo passatoi brecciosi , in mezzo ad uliveti, nelle ore antelucane a volte o a sera, all'ora della beccaccia, quando la si poteva vedere uscire dal bosco dove se ne era stata acquattata a mangiar lombrichi nelle sue parti più fangose e ombrose e la si poteva far fuori in tutta tranquillità, se avevi abbastanza cinismo e te ne fregavi della sportività (anche se francamente non ho mai capito l'abbinamento dell'aggettivo sportivo alla pratica della caccia, ma tant'è la nostra lingua come la nostra cultura vive di ossimori) , che ho imparato il valore della vita e della morte per gli esseri che non possono opporsi e mio padre in quei frangenti mi è sempre sembrato come uno di quei soldati che spregiano la guerra ma siccome devono eseguire ordini la combattono cercando di farlo nel modo più etico possibile e qui gli ossimori continuano. E di quella volta nel bosco di Carestia, il bosco della storica masseria aragonese dove io giocavo da piccolo all'ultimo giapponese con un fucile immaginario che mi ero ricavato da un ramo spezzato con una piccola forcella come terminale che immaginavo fosse una baionetta innestata emulando quella immagine romantica da qualcuno dei mitici fumetti lettura preferita della mia infanzia Supereroica, fumetti di guerra, ben disegnati e ben sceneggiati , nei quali persino un giapponese al di là della retorica del vinto poteva essere rappresentato sotto un aura romantica da combattente perdente ma con molto onore, lungo un sentiero che s'apriva fra i lecci, le querce e le macchie di cisti o di corbezzoli gialli e rossi e mirti e rosmarini , driblando funghi giganteschi dalle forme curiose e dai colori a volte sgargianti come in natura sanno fare solo gli esseri più pericolosi e proprio per questo accattivanti. E mio padre andandosene un pomeriggio invernale e il sole era ancora abbastanza alto, lungo questo sentiero che le leggende del luogo vogliono frequentato da briganti borbonici o contrabbandieri, sollevò il capo e sentì quel verso stridulo e acuto fatto da una nota prolungata molto simile a quello dell'aquila e vide quella meravigliosa creatura dalle penne castane che faceva lo spirito santo scuotendo tremolanti le ali ferma in aria sul posto come un elicottero puntando qualche roditore scampato alle numerose volpi della zona, piccole, furbe, magre e scattanti, dall'olfatto micidiale e dallo sguardo sfidante, se s'accorgono che non hai un fucile puntato contro , e colto da una titubanza, quasi con dispiacere, d'imbracciata tirò al regale rapace che era poi una poiana e poco dopo planando lentamente, ma inesorabilmente, la vide cadere al centro del bosco, caduta ferito. Dopo ore di ricerche, quasi sul punto di rinunciare, avvertì il suo caratteristico verso e , dietro ad un cespuglio, il rapace con gli occhi vivi e impauriti, e la piccola lingua penzoloni restando fermo con l'occhio fisso, non dava segno di volersi arrendere con le buone, come quel giapponese impersonato da me nelle estati dell'infanzia, nel fresco del bosco, mentre tutti erano al mare, ma mio padre togliendosi la giacca riuscì ad avvolgerlo e a portarlo con se fino alla macchina, con conseguente corredo di penicelline e sopravvivenza di qualche mese, come capita a tutte le creature che non sanno più volare e che si sentono umiliate a mangiare il cibo dalle mani della creatura malvagia che ha tolto loro la fatica del procurarselo da sé. Nell'inverno di quegli anni sessanta e mio padre si dedicava alle assicurazioni e aveva una simca mille che liquefaceva sulle strade di mezza Puglia e oltre , durante una nevicata non c'era tordo che si vedesse e le beccacce erano rimaste in Bosnia Erzegovina in quei boschi sicuri di aiduka memoria, così si mise a sparare a dei pettirossi, che con quel freddo becco cadevano come presi a schiaffi nel bianco della neve e quei piccoli esseri implumi dal coraggioso petto di piume vermiglie con quel verso come di nocche di dita ammiccanti e simpatiche cadevano a stormi sotto il piombo del sedici cosparsero di rosso il biancore della neve , finchè il mucchio non divenne un enorme pozza rossa su quella bianca stoffa cotonata che era il manto nevoso e gli sembrò l' allegorìa della bandiera giapponese, e dovette sembrargli, quell'immagine, come l'ostinazione a voler resistere per forza, palesandosi ai suoi occhi la propria personale Hiroshima che rimase impressa nella sua mente per sempre. Da quel giorno non sparò mai più ad un pettirosso, che De Andrè avrebbe definito in una sua canzone, manco a dirlo, “da combattimento”, e anche se continuò ad andare a caccia non fu più la stessa cosa , era come se gli si fosse rotto qualcosa dentro e ogni tanto, quando andavo a caccia con lui, me lo rammentava, rievocandomi quell'immagine e accompagnandola al concetto che non si può violentare così la natura e che persino la Bibbia sbaglia quando dice che tutti gli esseri viventi sono sottoposti all'uomo e che invece Budda aveva superato questa arcaica concezione dando agli animali un'anima e che se fosse stato possibile, se non avesse dovuto condurre la vita che conduceva, il lavoro stressante , le cene e le bisbocciate dopo cena, ma fosse vissuto in un clima storico e culturale diverso, sarebbe stato vegetariano come estrema forma di rispetto per tutti gli esseri viventi. Vent'anni dopo questi suoi ragionamenti “di caccia”, svolti in lunghe camminate fra sentieri di terra rossa che si aprivano in mezzo a rocce bianche affioranti in mezzo ad uliveti cresciuti anarchicamente sulle colline fra Ostuni e Casalini, davanti a qualche rudere di trullo usato come deposito di erba medica dentro uno dei quali mi misi ad amoraggiare una volta con una ragazze dell'epoca uscendovi con gli occhi di un avversario di Tyson per un allergia da fieno, quasi come la memoria di quelle conversazioni si fosse decantata nella mia mente e avesse poi germogliato a distanza, mi sono risolto di diventare vegetariano. Già, chi siamo noi esseri umani per arrogarci di avere potere di vita o di morte sugli altri esseri del creato e dopotutto non credo che abbiamo, noi intesi come umanità, quella pretesa superiorità morale che ci pone al di sopra di altre forme di vita ma anzi a voler osservare la nostra evoluzione storica forse l'uomo Neanderhaliano che giudichiamo di un ceppo evolutivamente inferiore al nostro Homo Sapiens e più vicino agli animali, si potrebbe dire sul piano morale e dell'organizzazione umana e sociale, di gran lunga superiore, perchè uccideva per bisogno e non per divertimento, umiliazione o volontà di annientamento del prossimo, come sanno milioni di ebrei, di tutsi o di russi che si opposero a Stalin , compreso quel genio incompreso ancor'oggi, il Pasolini sovietico, che risponde al nome di Trotsky.
A ruota libera, lascio vagare i miei pensieri e li mescolo ai ricordi della giornata o del passato, mentre digito sulla tastiera del computer come un musicista jazz, mettendo insieme le parole il significante il significato e il suono, che insieme mi daranno la soddisfazione di dire esattamente cosa voglio dire e nel modo in cui lo voglio dire e se alla fine rileggendo provo una lieve soddisfazione sicuramente avrò scritto capolavori. Talmente sono severo con me stesso. Naturalmente c'è la possibilità elevata che alla maggior parte degli esseri umani non piaccia ciò che scrivo e come lo scrivo. Beh, se avessi dovuto scrivere un libro pensando a quelli che avrebbero dovuto leggerlo, non avrei scritto un solo rigo. E questo dovrebbe darvi abbastanza la misura di quello che penso dell'umanità. Un lettore dovrebbe leggere un autore lasciandosi sollazzare unicamente dalla grazia di quello che scrive e di come lo scrive, infischiandosene altamente se è gay, o gli piacciono le trans o va a messa tutte le domeniche o se tradisce la moglie italiana con una prostituta albanese conosciuta di notte sui viali di una qualsiasi città d'Europa. Un lettore dovrebbe leggere e immaginare i personaggi, i luoghi e le circostanze, secondo una sua personale visione, secondo il cinemascope del suo cervello, e sicuramente se si confrontasse con altri lettori verrebbero fuori visioni diverse o la stessa visione, e in quel caso lo scrittore dovrebbe preoccuparsi perchè sarebbe un Dio e nessuno vorrebbe essere Dio ed essere intervistato dalla Tv. Far sognare personaggi e luoghi e situazioni con le stesse caratteristiche morfologiche a tutti, ecco un tipo di scrittore che non vorrei essere. Questo sarebbe un tipo di scrittore che si ispira alla cultura iconografica giudaico-cristiana, mentre io scaglio le parole e le immagini, le sparpaglio sulla pagina e lascio che prendano forma da sole e magari ripeto immagini e situazioni, perchè lascio la logica alle fredda logiche dei numeri e degli ingegneri. La matematica non potrà mai dare una forma ai sentimenti, all'amore, al sesso, alla violenza, alla guerra, in altre parole alla vita. Ecco perchè io sono un tipo di scrittore coranico, nella forma, lancio pensieri e versi poetici e li musico, come stessi ricevendo una continua rivelazione notturna e Allah in persona mi stesse ispirando. E come quella cultura sono interessato alla guerra, alla lotta, alla battaglia, proprio perchè ritengo che qualsiasi essere umano debba lottare per ciò che ritiene giusto con ogni mezzo necessario. Ho rispetto per i Talebani e per il loro radicalismo primitivo, per la loro idea di ritorno agli antichi ideali e per quella quella loro encomiabile fede nel proprio Dio, ch'essi arrivano ad amare più di se stessi come nessun cristiano potrà mai fare. Vivono nei deserti, a cavallo di cammelli, col Kalasnikov al collo, con il cielo stellato che dà la direzione e qualche dattero consumato in fretta per dissetarsi, vestiti con le loro vesti lunghe e i turbanti e l'occhio vigile sul territorio, su quella sabbia insignificante che per loro è la loro terra, suolo sacro, da difendere da chiunque voglia imporre regole diverse dalle proprie. Quei giovani che percorrono i deserti sì, che stanno vivendo in senso pieno la propria vita, proprio perchè non sanno per quanto tempo potranno conservarla, quei ragazzi meritano rispetto e ammirazione. Li preferisco al più brillante studente bocconiano in corso col massimo dei voti, al più brillante studente della Cattolica che vince borse di studio a ripetizione. Che vita andranno mai a fare costoro, solo una proiezione dei desideri piccolo-borghesi delle proprie famiglie in ossequio dei quali andranno a guadagnare stipendi alti, licenziare operai e farsi venire la rinite cronica da cocaina tutti i sabati sera, eppoi si sposeranno e tradiranno le mogli ripetutamente , pur avendo figli che saranno l'orgoglio dei nonni e l'invidia delle altre famiglie. Sentire il sudore che si ghiaccia addosso, mentre sei nascosto dietro un muretto a secco, col fucile pronto, prepararsi ad un assalto, difendere il proprio villaggio all'arma bianca contro elicotteri che scagliano missili all'uranio impoverito, genera un futuro di grandezza in chi sopravvive. Ciascuno di questi ragazzi sopravvissuto potrebbe comandare un popolo. Ecco cosa manca alla nostra gioventù. E' troppo tempo che non facciamo una guerra vera. Siamo il paese del dolce far niente elevato all'ennesima potenza fino alla filosofia dell'inerzia. Nessuno vuol più lottare per niente, nessun ama qualcosa più di se stesso, tutti amano ossessivamente solo e soltanto se stessi. Anche se attraverso le cose. Lo spirito del consumismo.
Provo una sincera ammirazione per chi fa la guerra con i mezzi tradizionali, per chi non si arrende allo strapotere del nemico, è un grande insegnamento e una metafora della lotta per la vita. Io sono troppo avanti con gli anni e stanco e disilluso per combattere. Io al massimo posso documentare. La morte di questa civiltà, che come tutte le civiltà sarà spazzata via dai nuovi barbari, siano essi talebani, birmani , sikh o mussulmani filippini o dagli Hezbollah perchè mai l'idea che il burqua sia più illiberale dei megaposters del didietro di “Roberta”potra convincermi che la nostra civiltà è superiore alle altre. Basta questa convinzione a pormi automaticamente nella posizione di chi non si sente di combattere per una civiltà a cui sente di non appartenere. Cosa dovrei pensare di un paese come il nostro che denigra il risorgimento e la guerra partigiana che sono gli unici due momenti in cui chi combatteva lo faceva dalla parte giusta e in cui l'inferiorità della forza militare fu compensata dai più alti ideali che esseri umani possano mai avere: dal cuore e dalla passione, che altro non sono che componenti base, in natura, dell'amore. Questi partigiani sbagliati, i talebani, le tribù berbere combattenti che difendono i deserti, i mussulmani delle filippine, i guerriglieri ceceni, persino i guerriglieri marxisti colombiani dispersi nelle giungle colombiane, i senderisti, e i maoisti malaysiani, i guerriglieri palestinesi, rappresentano il futuro. Rappresentano il cambiamento. Correggeranno il tiro, miglioreranno i propri errori. E nessuno ci assicura che non saranno meglio di chi ha detenuto il potere per anni narcotizzando i popoli con la coca cola e il MacDonald. L'impero sta cadendo in pezzi e i barbari spingono alle frontiere. Come l'impero Romano, la storia si ripete. E a chi dice che queste forze nuove portano indietro la ruota della civiltà opprimendo le donne, dico che le donne stesse provenienti dal ventre di queste culture si selezioneranno attraverso la lotta interna e ciascuna di loro, una volta emancipatesi potrà comandare stati, dirigere uomini, com'è vero che chiunque vorrebbe avere un figlio da una combattente cecena, perchè sarebbe il raffinato prodotto di una selezione pluricombattente e avrebbe in nuce i crismi dell'uomo nuovo di cui parlava Trotsky, di quell'uomo cioè che abbandona la sua condizione media per elevarsi dal rango di australopiteco moderno.