lunedì 14 marzo 2011

Tram 28






Il tram 28 è un'istituzione, a Lisbona. Percorre il centro pulsante e vitale della città, il più caratteristico e lo fa sfidando la forza di gravità delle salite, che attacca con andatura ofidica da serpente producendo vibromassaggi ai passeggeri. I conducenti della linea dei tram ventotto, e da qualche parte devo aver già detto che il tram qui lo chiamano "o eletrico", sono dei fenomeni, dei veri e propri artisti della fredda rotaia, con il loro corredo di frenate , rallentamenti, evitando macchine che sbucano agli incroci all'improvviso o improvvidi passanti che attraversano un pò dove gli pare, alla latina, potremmo dire, e, contemporaneamente a queste loro evoluzioni, fanno biglietti, danno il resto, sono, come dire , multitasking. Ma si capisce che lo fanno volentieri, come se percepissero che sono parte dello spettacolo della città, artisti circensi che fanno la loro parte. Sul tram ventotto, seduto a fianco ai finestrini aperti pioviggina e qualcuno è in strada con l'ombrello, qualcun altro no, che la pioggerellina all'irlandese alternata a capolinii di un tenue sole, consente anche di andare a capo scoperto e alimenta la leggenda venatoria che la volpe si sta sposando. Lungo il percorso si possono notare degli scorci che si aprono all'improvviso di poesia architettonica assoluta, facciate di palazzi piastrellate di azulejos con motivi geometrici, l'alfama, il quartiere arabo, la medina lisboeta, che appare di quando in quando a fotogrammi alternati con i suoi tetti rossi, i vicoli stretti e la vaga riecheggiante eco di un muezzin esistente solo nella nostra immaginazione. Quando arriviamo in largo Chiado, che prende il nome dal soprannome di un grande poeta portoghese prePessoa, sulla piazzetta antistante a "A Brasileira", il bar dove soleva prendere il caffè Fernando Pessoa, c'è un giamaicano rasta che suona il sax inarcandosi con lo strumento in una vis grata puellis che produce gemiti musicali, mentre annoiati turisti sorseggiano un caffè, ai bar di fronte e mentre la statua bronzea di Fernando Pessoa è già stanca di tutte quelle foto di turisti italiani che lo prendono come il socio di minoranza di " Italia uno ". C'è una folla impressionante, per strada, scolaresche in gita scolastica che saccheggiano con gli occhi musei e ipermercati, turisti a caccia di scatti suggestivi, bohemiennes caracollanti che fumano una sigaretta, in attesa che le ombre della sera gli consentano di fumare altro. Largo do Chiado è un posto energetico, uno di queli luoghi frequentati da persone particolari, artisti dalla sensibilità spiccata, uomini che hanno cambiato il mondo con le loro visioni...alla loro scomparsa un pò di energia di questi luoghi è stata assorbita dalle pietre, dall'impiantito, dai muri e dalle mattonelle che li rivestono. E al passaggio delle genti, qualche molecola, piano piano e poco a poco, si stacca dalla materia per andarsene in giro delle anime altrui.

"...il viaggiatore si ferma, lascia passare il bestiame, saluta il guardiano che è un ragazzo giovane e pacifico. Questi non sembra mettere molto impegno nel proprio lavoro da pastore, il che dimostrerebbe la sua grande abilità: le vacche, almeno, si comportano come se fossero circondate da una legione di sorveglianti..."

Viaggio in Portogallo, Josè Saramago


Buona giornata e buona fortuna

sabato 12 marzo 2011

Primo giorno lisboeta







Esco dall'hotel, sono in zona Jardim Zoologico, prendo la metropolitana. Mi spiegano che per andare in centro, nella zona intorno al porto, devo prendere la linea blu e scendere a Restauradores. Chiedo al punto informazioni, una ragazza carina,carnagione bianchissima, magra, esile, capelli scuri ricci e lunghi, con piccole atmosfere carnacee nei punti giusti-che poi risulterà essere lo stereotipo della donna portoghese- mi dà un cartoncino verde, valido un anno, che devo ricaricare volta per volta del credito necessario alle corse. Davanti all'ingresso della metro ci sono dei distributori metallici di quotidiani gratuiti e , pensate un pò, pieni zeppi del familiarissimo "Metro", distribuito nella metropolitana a Milano e in altre città italiane, l'internazionale della notizia quotidiana gratuita, la globalizzazione dell'informazione di giornata a costo zero per l'utente. Attendo il treno che mi porterà a destinazione, sulla pensilina. Le pareti sono decorate di piastrelle bianche che fanno da sfondo a tucani, scimmie e altri animali stilizzati, in uno stile moderno e pittorico. La gente in attesa è variopinta, multietnica, un mix di provenienza o origine dei paesi colonizzati dal Portogallo antico, in Africa, Sudamerica, Asia. Non c'è una faccia uguale, non c'è un volto ordinario, e benchè non siano facce che si sbellicano dalle risate non hanno la cupa tristezza delle nostre facce nella metro milanese. Facce serie, che non hanno cessato di ridere dentro, non ancora preoccupate, nonostante tutto. Sui display annunciano di stare attenti agli scippi e ai furti con destrezza, in particolare nei treni affollati e ai cambi di linea.
Scendo a Restauradores. Mi ritrovo in Rua da Liberdade, guardate un pò, quasi il destino mi volesse continuamente ricordare ciò a cui tengo più per me stesso e per il genere umano. I marciapiedi sono costituiti da mosaici di pietre incastonate sapientemente l'una con l'altra, pietre bianche e lucide che luccicano , lievemente umide per la pioggerella alternata, che si affaccia fastidiosa a tratti. Migliaia di persone di un pianeta multietnico vi passeggiano, nere con bambini in passeggino o in braccio, asiatiche di carnagione olivastra, qualche bianco portoghese che resiste alle contaminazioni ricavandone una bella faccia cadaverica e smunta circondata dalla solita aureola di fumo di sigaretta, che fumano in continuazione - le sigarette portoghesi si chiamano Portugues e c'è al versione rossa o blu, a seconda della pesantezza, così com'è convenzione globalizzata nel mondo tabagico-. Mi ritrovo in Praça D. Pedro IV , una bella piazza di pietra bianche iridescente sotto il sole che fa capolino in quel momento. Sono davanti ad una fontana e una nera alta due metri mi passa davanti ancheggiando elegantemente come una regina africana in libera uscita, mentre in un bar poco lontano una ragazza portoghese dai capelli lisci e neri corvini tenuti legati dietro al collo, fuma sapidamente una sigaretta "portugues", fra un sorso d'espresso e un pericoloso sguardo sghembo catturaconsensi. Sullo sfondo le case dai tetti rossi dell'Alfama, la medina lisboeta. Le piazze della città sono i loro ombelichi che guardano come occhi involontari verso il cielo, che, a sua volta, è l'unico e onnipotente ombelico di Dio il quale , evidentemente, non riesce a posare il suo sguardo su tutti gli ombelichi del pianeta. E poichè l'uomo odia gli spazi aperti perchè gli ricordano la possibilità di essere libero, ci sono sempre meno piazze e sempre più condomini-prigioni. E meno piazze vuol dire meno manifestazioni di dissenso per il potere. Almeno speriamo tutto ciò serva a Dio, ed a fargli riprendere il controllo della situazione. Mi ritrovo in Rua Augusta, una lunga strada dal pavimento acciottolato, che termina con un immenso arco, dietro il quale intravedo il mare. Chiedo ad una fioraia che vende le sue mercanzie floreali lì in mezzo alla strada di farmi una foto su quel magnifico sfondo. Lei non si fa pregare. Poi mi dice di stare attento al mio zainetto, perchè è pieno di scippatori. "Romenos", mi urla. (Più tardi una signora alla fermata del tram ventotto - a proposito loro i tram li chiamano "eletricos"- smentisce la teoria dei romeni-zingari scippatori, "la cosa grave", mi dice," è que son portugueses"). Ho fame e mi siedo a mangiare sardinhas asadas( sardine arrostite) sedendomi ad uno di quei tavolini al centro di Rua Augusta. Innaffio tutto con "Duas garafas de Sagres", due bottiglie di birra Sagres, la saporita birra portoghese che sanno servire alla temperatura giusta. Alla brasiliana, potrei dire. Per oggi derogo alla dieta vegetariana e sono largamente ricompensato da queste delizie gastronomiche: pesce freschissimo e saporito. Del resto detesto gli integralismi e fumare di quando in quando, bere un bicchiere di vino e mangiarsi un panino con la porchetta aiuta a goderti una vita che, vada come vada, nella sua fase calante, nutrirai comunque a pillole. Proseguo lungo Rua Augusta, attraverso quel suo meraviglioso arco e mi trovo davanti la spianata di Praça do Comercio e davanti ancora il mare. Ho preso un aereo alle sei e mezza di mattina per godermi tutto questo, per vedere il mare , scambiate iodio con odio, osservare le onde e cogliere nelle loro increspature le rughe d'espressione, le facce allegre o tristi o maliconiche, ma comunque vive, degli abitanti delle città di mare, quasi copiassero dal mare e si lasciassero suggerire i sentimenti dall'immensa e multiforme-cangiante, faccia idrica , che è il mare. Per contro alle facce degli abitanti delle città dove il mare non c'è, che hanno la stessa espressività dei metalli inerti e del calcestruzzo armato di cui sono circondati. Resto lì in contemplazione del mare. Mentre un uomo, un marocchino alto due metri con un cappotto nero e dei denti catramati, mi si avvicina cercando di vendermi dell'hashish. In pieno giorno e con a due passi poliziotti in assetto di guerra e vigili urbani su dei simpatici ed ecologici dueruote elettrici. "Voçe è brasileiro"?, mi fa il marocchino. "No, italiano".
"Cinquanta euro per questo. Mi mostra una stecca enorme di hashish. Saranno due etti. Mi chiede cinquanta euro. Io dico che non sono ineterssato. Tira fuori un'altra stecca e dice di volerne vendermene due allo stesso prezzo. Io declino. Poi aggiunge una busta incredibilmente enorme di mariujana. "Amico, fermati, come fai a nasconderti addosso tutta quella merce?". Per tutta risposta mi fa"vuoi coca, gli italiani impazziscono per la coca". Mentre gli rispondo di no, che non mi interessa per niente, chiama un vecchio e si fa passare delle bustine. Il vecchio è il suo deposito ambulante. Un vecchio dai capelli bianchi con la barba lunga da imam che nessuno si sognerebbe mai di perquisire. "Tieni, tutto cinquanta euro". "Sou brasileiro", gli dico, e vado via. Vado verso il mare driblando un altro paio di spacciatori. La piazza termina con una scalinata digradante verso l'acqua e con due colonne. Su ciascuna delle colonne ci sono due vanitosi gabbiani in posa, che amano farsi fotografare dai turisti e che mi suggeriscono l'idea che , in fondo, anche gli animali hanno un anima e dei sentimenti. E che, anche loro, non possono fare a meno degli umani difetti.

"viaggiare dovrebbe essere fermarsi più a lungo e girare di meno, forse si dovrebbe addirittura istituire la professione del viaggiatore solo per chi ne ha la vocazione ed è di gran lunga in errore chi crede che sarebbe un lavoro di poca responsabilità, ogni chilometro non vale meno di un anno di vita. Alle prese con questo filosofare , il viaggiatore finisce per addormentarsi, e quando al mattino si sveglia, ecco davanti agli occhi la pietra gialla, è il destino delle pietre, sempre nello stesso posto, a meno che non venga il pittore e se le porti via nel cuore"

Josè Saramago, Viaggio in Portogallo

Buona giornata e buona fortuna

venerdì 11 marzo 2011

Lisboa, prime impressioni



Ore 4,30, un taxi clandestino guidato alla Ayrton Senna da un bahiano nero barba abrasiva di tre giorni, mi scarica a Linate. Pago 20 euro anzicchè 70 o 100 di un normale taxi. Alle 6,30 prendo l'aereo per Lisbona, che chiamerò Lisboa, mentre Paola e Chiara, due compagne occasionali di viaggio che chiamerò così perchè sono la loro parodia fisiognomica, mi guardano in modo strano lì davanti al check in. Scrivo qualche impressione su un taccuino, felice di essere tornato a scrivere a penna, allenando le sinapsi in modo adeguato , mentre i classici italiani da villaggio vacanze fanno i berluschini con corredo di foto con corna, ironia sui portoghesi, che nemmeno conoscono e scambiano per brasiliani, extracomunitari, dicono, stessa cosa, mammamia che ignoranza, e gli danno il diritto di viaggiare a questi? E il diritto di voto? Dopo un volo in cui scrivo sul mio taccuino le impressioni del mio folle dialogo col Senna improvvisato che attraversando Milano morta e sonnolenta, deserta e occhiolinante di semafori gialli, leggo qualche pagina di Viaggio In Portogallo, di Saramago, di cui non ho ancora letto nulla. Dirò che le prime righe non è che mi entusiasmino, magari è un disel, carbura alla distanza. All'aereoporto un doganiere mi ferma chiedendomi scusa subito dopo e dicendomi "desculpa, voçe tem cara de brasileiro", scusa ma hai una faccia da brasiliano, boh, sarà la barba incolta e il mio portoghese molto nordest Brasile. Appena fuori chiedo delle informazioni e mi scopro fortunato a conoscere il portoghese, la gente mi spiega nel dettaglio e per di più percepisce che io sono europeo e mi tratta con i guanti di velluto. Prendo un autobus e il conducente mi fa pagare il biglietto, 3,50 euro, dicendomi che vale tutto il giorno per tutti i mezzi, compresi metro e ascensori, e con una gentilezza disarmante mi dice che conosce il mio Hotel e che c'è una fermata giusto di fronte. Lungo le arterie che mi portano dal'aereoporto verso il centro, vedo una città moderna, con palazzoni enormi, ma di colori mediterranei, vivi, sul rosa e sull'azzurro, che sullo sfondo del cielo plumbeo- ha piovuto da poco- offrono uno spettacolo bozzettistico. Lungo il tragitto, qualche incidente, cartelloni pubblicitari di partiti di sinistra contro il governo, e una varietà multietnica nelle facce della gente assiepata alle fermate degli autobus, impressionante, quasi in sintonia con i multicolorati palazzi. Facce nere, mulatte, bianche, capelli biondi, treccine rasta, capelli lisci asiatici, vestiti rossi e verdi, come la bandiera del Portogallo, un cartellone pubblcitario che raffigura una foto in primo piano di Mourinho, sorta di eroe nazionale, immagini che come in un caleidoscopio, si mescolano fornendomi una prima impressione.
Scendo davanti all'albergo che ho prenotato su expedia.it, sito che consiglio. Entro e alla reception una biondina tutta pepe col seno a seggiolino così sodo da potertici sedere su, e che mostra fieramente con un decoltè mozzafiato, mi dà alcune informazioni facendomi i complimenti per il mio portoghese. Poi mi dà il numero di camera e una tessera tipo bancomat per entrarci dentro. Mi dà anche una mappa della città, con le indicazioni dei mezzi da prendere per il centro. Salgo in camera, al settimo piano con un'ascensore di cristallo e lo so, lo so perchè tutto mi eccità, dovremmo tutti, prima o poi, concedere una pausa al nostro cervello e ai nostri corpi, drogati di lavoro.


Ate depois

lunedì 7 marzo 2011

Non è per tutti



Il bradipo è il mio animale preferito: è esclusivamente vegetariano, vive su un albero tutta la vita e possiede una caratteristica rivoluzionaria: la lentezza. Il bradipo è lento quando mangia, quando cammina, quando gioca, ma soprattutto quando si riproduce:persino quando defeca. Fra le sue malattie non ne è mai stata riscontrata alcuna derivante dallo stress. Di sicuro non desta le simpatie di Marchionne. Ma questa è un'altra storia.


Altro capitolo: hanno rinnovato il contratto della mia categoria, il commercio. Novità succulente che faranno la gioia dei miei colleghi: fuoriuscita dal sistema Inps e malattia pagata al 50% dopo il terzo evento e non pagata dopo il quarto evento. Domeniche pagate senza maggiorazione e messe obbligatoriamente negli orari di lavoro...devo continuare? Non è il caso. Solo chi non ha mai lavorato in un centro commerciale e magari invece lo frequenta ricavando l'impressione che chi ci lavora sia un cazzeggiatore folle, non può capire la gravità della cosa. In un Centro Commerciale, di domenica, possono transitare anche trentamila persone. E il personale impegnato a gestirle non arriva a cento persone. Vedete voi , considerando l'educazione media italica degli ultimi tempi, quale sia il grado si sanità mentale al termine della giornata, per chi ci lavora dentro. Ah, dimenticavo un dettaglio. Hanno firmato Uil e Cisl e così per la legge italiana quando firmano due su tre della trimurti sindacale, il contratto è valido. Mi chiedo cosa pensino gli iscritti della Cisl e della Uil. Mi chiedo se sia democratico che queste due sigle, che, insieme, non raggiungono gli iscritti della Cgil, possano decidere il destino di milioni di lavoratori. Forse aveva ragione il vecchio ubriacone pervertito Charles Bukowski: la differenza fra dittatura e democrazia è che nella democrazia prima si vota e poi lo prendi nel culo. Nella dittatura non c'è questa perdita di tempo del voto. Lo dico sempre, io , di diffidare dei finti morigerati.Meglio Bukowski. Infatti lui, la morigeratezza non si è minimamente sognato di pretenderla dagli altri. Potete immaginare a chi mi stia riferendo come suo contraltare.
Complimenti: affidiamo il futuro di noi lavoratori nelle mani dei Marchionne. Guadagneremo di più: così potremo pagarci le spese sanitarie per le malattie derivanti dallo stress. Oppure il funerale.

Sto leggendo un libro di Pynchon: l'arcobaleno della gravità. Dappertutto, in internet ma anche altrove, si legge che questo scrittore è una specie di genio, che ogni suo libro è un evento, che non appare mai in pubblico alimentando il mistero sulla sua persona. Ora posso dirvi perchè non appare in pubblico: ci vorrebbe un bel coraggio a mostrare la propria faccia dopo che si è stati rinchiusi per anni a scrivere delle boiate come quelle che scrive lui. Libroni di seicento e passa pagine che non dicono niente. Mia nipote di tre anni è molto più acuta di lui. Scavando un pò nella sua biografia, scopro che sua moglie è una delle più influenti editors degli Stati Uniti:mmmh, che posso dire: traete voi le vostre conclusioni. Questo tizio se avesse un minimo di dignità dovrebbe andarsene a spietrare fondi agricoli. E anche lì...ci sarebbe da vedere: non è per tutti.

Godetevi questo video di una delle mie cantanti preferite:
Rosalia De Souza

Buona giornata e buona fortuna


mercoledì 23 febbraio 2011

Il senso della patria...per quel poco che m'è rimasto


La vita scorre, ascolto Vasco Rossi che canta "prima o poi arrivano i conti da pagare e allora tu te la vedrai col tuo dio che io me la vedrò col mio", come dice sempre mio padre. I marocchini che lavorano nella mia azienda sono in fermento, dicono che anche lì da loro, nel loro paese, è pronta una rivolta. Uno di loro, uno dei loro coordinatori mi ha urlato in faccia "Gheddafi bastardo e anki Berlusconi che è suo amico, anki lui bastardo". E io che ci posso fare se per certa gente pecunia non olet? ho detto. Di sicuro ha capito il senso perchè mentre riprendeva il lavoro mi ha fatto il segno con le mani del flottante dicendo "flus". Un mio collega di lavoro, un bulgaro ha letto un libro di un'indovina bulgara che aveva previsto le rivolte nei paesi arabi e che ha scritto che quando cadrà la Siria il mondo sarà in grave pericolo. Non lo so , io sono un razionalista, non credo molto a indovini e fattucchiere e mio padre mi ha trasmesso come valore che quando in genere c'è uno col turbante che arringa la folla non c'è da spettarsi nulla di buono, ha sempre provato avversione per certe forme di devozione del popolino nei confronti di presunte autorità con cappelli strani e vestiti lunghi. Si riferiva alle immagini grottesche di Gheddafi che parla alla tv libica. Mio padre è nato democratico. Comunista e democratico. E la nostra storia, come famiglia, sta lì a testimoniare che non c'è nulla di più compatibile, checchè ne dica la propaganda demoplutocraticogiudaicomassonica (copyright Mussolini della prima ora, nientemeno), abbiamo sempre avuto dentro ben chiara la distinzione Vendoliana fra popolo e gente. Per Berlusconi la gente è il popolo sono la stessa cosa. Tutta lì la differenza. Ultimamente mi sento distante sia dalla gente che dal popolo, mi sento molto più vicino al motto Nietzschiano che implica un rispetto assoluto per se stessi e per la propria libertà che non sono disposto più a sacrificare per nessuno. E' uno dei motivi per cui non ho più voluto fare il rappresentante sindacale: l'assoluta incoerenze e il più becero opportunismo della "gente". Ma nonostante tutto resto ottimista. Vedo le cose da un'altra prospettiva: per i prossimi quarant'anni penserò a me stesso...e così sia. Quello che voglio dire è che in tutto il mondo c'è una richiesta di democrazia, una maggiore consapevolezza dei propri diritti, mentre da noi in Italia la gente scende in piazza per la crisi della Roma calcio. Nei paesi arabi le rivolte sono state capeggiate da giovani con alta scolarità, disoccupati e con buone nozioni informatiche mentre noi che siamo un paese del G8 non abbiamo ancora internet gratis e investiamo nella cultura quanto la Birmania nella lotta alla droga. Se solo penso che il mio presidente del consiglio ha baciato la mano a uno che ha fatto bombardare una folla di civili, mi si accappona la pelle e mi fa vergognare del mio paese. C'è ancora un tenue e sottile filo di speranza che tiene in piedi le istanze dei democratici illuminati (che in questo paese sono una minoranza), ma non è rappresentato dalla gente: bensì dal nostro presidente, Giorgio Napolitano. Non l'ho mai amato, ma devo riconoscere che è un uomo dal grande equilibrio istituzionale e che ha in se' il vero senso della patria, così come dovrebbe essere secondo me. Per quel poco che m'è rimasto.

Buona giornata e buona fortuna

lunedì 7 febbraio 2011

Mi accontenterei del diario di Siffredi (se sapesse scrivere)

Mi sono alzato in ritardo, fuori c'era il lavaggio strada , in pigiama sono uscito per spostare la macchina perchè mi ero dimenticato, stavano già facendo la multa, ho pregato di non farmela ma loro hanno detto che sono religiosi solo di domenica e per i fatti propri, classici vigili urbani cattolici part time domenicali e per se stessi, insomma, a quel punto ho lasciato la macchina lì, mi hanno inseguito , per farmela spostare ma io ho detto che ero in pigiama e non ero ancora andato in bagno e per me era grave, danneggiava la mia salute psicofisica e che se avessero continuato li avrei denunciati per persecuzione albestre. "Persecuzione albestre?", fa uno in divisa sporca di latte macchiato. "Non esiste", fa ancora. "Vuoi mettere alla prova un giudice?", dico io. Non ha replicato, segno che ancora se vuoi essere rispettato nominare la magistratura serve ancora (non so fino a quando in questo paesucolo di minus habens mentali). Sono rientrato in casa , sono andato in bagno, sulla sinistra del trono ho un termosifone con una tavoletta di acciaio da un lato e legno dall'altro, che è il mio tavolino. Sopra ci ho trovato "Islampunk" un bel libro di Michael Muhammad Knight, dove ci sono scritti dialoghi esilaranti di un mondo incredibile, che è quello dei mussulmani degli Stati Uniti e dove ragazze col velo dicono frasi come " nella Jennah un orgasmo dura seicento anni" , e per inciso la Jennah è il paradiso dei muslims. Un libro per ogni occasione. Ieri notte verso le due di notte, che quando lavoro in chiusura al Centro Commerciale l'adrenalina mi resta in circolo come tanti Felipe Massa sul circuito del Kuwait, prima non c'è verso che riesca solo a stendermi a letto, ho letto un capitolo di "L'arancia d'oro", stupendo libro che mi ha prestato un mio vicino di casa appassionato di gialli ed è un libro scritto da Wambaugh, un ex poliziotto giallista sopraffino hard boiled , che infarcisce questi dialoghi fra Winnie Farlowe , ex poliziotto in pensione per un ernia del disco( cosa che mi ha fatto risultare il personaggio ancora più simpatico per via dell'affinità elettiva dell'ernia del disco che anch'io ho) e una bellona palestrata e ricca, con battute tipo " ho avuto lo stesso successo del dermatologo di Noriega". Fra un pò mi accingo ad andare al lavoro e nel tascone laterale dei pantaloni mi metterò "Baudolino" di Umberto Eco, pesantino, a dire il vero, ma mi aiuta lo stesso a sopportare l'esistenza di una clientela fatta di gente che di fronte a un'indicazione del tipo "deve andare al piano inferiore", si senta in dovere di chiedere ad adiuvandum un bel "giudabasso?". E la vita scorre, folle, divertente e drammatica, nel paese dove tra i primi dieci libri più venduti ce ne sono due della Parodi e sono due libri di cucina. E pensare che mi accontenterei del diario di Siffredi, se sapesse scrivere. Che bello uscire di casa e pensare che forse c'è un luogo dove un orgasmo dura seicento anni. I libri aiutano a vivere meglio. Quelli buoni però.


Buona giornata e buona fortuna

mercoledì 2 febbraio 2011

il mondo che non c'è

In questo post c'è un video che riporta un dialogo socratico fra due artisti. Sono a casa di Thomas e lui mi sta ribattendo il suo meraviglioso Minotauro , proprio sul mio deltoide sinistro. Il dialoghi hanno in se' qualcosa di comico e insieme drammatico. L'artista vero, oggi, si autoproduce, dona i suoi lavori al pubblico, quasi rimettendoci di tasca propria, come un compito ineludibile cui è stato chiamato dalle sue muse, dagli dei dell'arte, o semplicemente dalla voglia di dire qualcosa e dalla capacità di saperla dire. Nella casa/studio di Thomas, intorno si intravedono le sue opere, i suoi quadri, i suoi colori violenti e i tratti marcati, sofferenti, dolenti, che una volta tanto sono le stimmate dell'anima dell'artista che le ha prodotte. I miei due tatuaggi sono delle sue creazioni e sono nate da disegni che hanno interpretato le mie descrizioni, spirituali, per così dire, dei soggetti: il minotauto e il buddha. Uno rappresenta la mia natura magnogreca e l'idea che le persone creative, originali e mistiche, siano sempre in pericolo, perfetti capri espiatori per società fagocitate da informi e mostruose( realmente mostruose, non surrettiziamente come il minotauro)masse che spregiano tutto ciò che non è a loro conforme, sottoposte all'individuo massa che declama "italia uno" sugli schermi della propria idiozia divenuta pensiero dominante. L'altro, il buddha, rappresentà la deità dell'arte, una deità che non risponde a nessun'altra morale che non sia quella albergante nella coscienza dell'artista , che tale arte , esprime. Poi, dopo, la conversazione è proseguita anche con la moglie di Thomas. Ci siamo seduti sul divano, nel salottino, in mezzo a librerie colme di libri, muri pieni di quadri realizzati in varie fasi, e un pianoforte, che , di quando in quando, quella bionda creatura che è la moglie di Thomas e che lui chiama affettuosamente "Micia", si è messa a suonare. Per un pomeriggio mi sono sentito in paradiso, semplicemente perchè ero in perfetta armonia con le persone con cui ero, o semplicemente perchè stavo trascorrendo una giornata normale, fra amici, una volta tanto lontano dalle tragiche dinamiche cui siamo costretti tutti i giorni ad assistere, gli uni contro gli altri armati, da quando usciamo di casa, al lavoro, fin anche tra le mura di casa, raggiunti dalle sequenze di telegiornali che parlano di un mondo che non c'è.

Buona giornata e buona fortuna