A Sesto Marelli, scesi dal treno e uscii in strada. C'era un padronato con i simboli dei sindacati nazionali che stavano stingendosi in linea col seguito che stava mano mano sempre più disaffezionandosi. C'erano un mucchio di biciclette parcheggiate e legate con catenacci di varie misure e fogge, a segnali stradali, reggimano della fermata della metro e tubi metallici che facevano da spartitraffico. In giro solo cinesi e arabi. Più cinesi. Persino i semafori lampeggiavano sul giallo. Sembrava un quartiere di Pechino. Attesi l'arrivo di Tommy. Doveva venire a prendermi in macchina. Alcune donne berbere con passeggini della chicco vestite in abiti tradizionali apparvero all'orizzonte del marciapiede. Imboccarono l'ingresso della metro e scomparvero. Gli autobus arancioni dell'Atm passavano e ripassavano semivuoti, con qualche stanco extracomunitario che vi si trastullava dormicchiandoci dentro a godersi l'aria condizionata. Dopo qualche minuto Tommy parcheggiò a bordo del marciapiede nei miei pressi. Mi aprì la portiera della macchina. Era una Ka molto vecchia, piena di gibollature. Entrai dentro, e mi dette il cinque alla maniera dei rapper afroamericani. “Cia fratello, come stai?”, mi fa.
“ non male, amico, non male”.
“Scusa per la macchina ma io me la faccio durare finchè non m'abbandona lei e al culo le case automobilistiche”.
“Ci puoi giurare, fratello, sono con te anch'io”. Anch'io avevo una macchina vecchia. In base alla legge non potevo circolare a Milano e provincia ma pagavo ragolarmente bollo e assicurazione. La tipica ipocrisia dello stato, fa delle leggi per rinnovare il parco macchine obbligandoti a indebitarti con le finanziarie e nel frattempo esige che tu paghi bollo, assicurazione obbligatoria e revisione ogni due anni su una macchina che non può più circolare per legge . Finchè non ti fermano. Doppia ipocrisia.
Facemmo qualche chilometro in direzione di Cologno Monzese. Tommy aveva preso a parlarmi con quel suo aspetto messianico, i capelli cortissimi, il pizzo brizzolato, vari orecchini, occhialini da vista da poeta gramsciano e tatuaggi che gli fuoriuscivano sui robusti avambracci. Stava illustrandomi le sue ultime tendenze vegetariane nel campo alimentare. E voleva studiarsi come si deve il buddismo. Era alla ricerca continua di una spiritualità a lui confacente, che lo facesse resistere il più a lungo possibile, in questa vita che condividevamo insieme fatta di lavoro routinario, ripetitivo e di contatto col pubblico in un immenso Centro Commerciale , in un paese che stava sempre più diventando ignorante, arrogante e cattivo. E più venivamo a contatto con la gente, più maturava in noi l'idea irrefrenabile di non voler essere come loro. Di non voler diventare come loro.
Venivamo oramai sottoposti ad un fuoco di fila di insulti da clienti che ti trattavano come un rotolo di carta igienica, buono per pulire ogni culo, all'infinito, dieci piani di morbidezza. Gli italiani odiavano gli impiegati. E gli italiani impiegati erano i peggiori aguzzini quando vedevano altri impiegati. Dentro di loro scattava la molla del “perchè non stanno lavorando abbastanza?”, “perchè non li vedo scoppiati?”. E ti chiedevano di tutto cercando di metterti in difficoltà. Non accettano che uno possa svolgere il proprio lavoro serenamente. I lavoratori autonomi quasi tutti evasori fiscali , si sentono tutti imprenditori in pectore e per questo si autorizzano da soli a trattarti male. Intercalando le loro richieste, ad esempio, con frasi tipo, “sempre se ne ha voglia”, o, “con suo comodo”. Era chiaro che al temine di una giornata di otto ore in quel modo, ricorrere a qualche pratica buddista per cercare di arrivare all'ora del sonno in condizioni accettabili, era il minimo che si potesse fare. Meditare e cercare il distacco. L'alternativa era diventare come il protagonista di “un giorno di ordinaria follia”. Ma non era nelle nostre corde . Per adesso ;-).
“Oggi mi sento in forma, ti faccio un tatuaggio dall'alto significato spirituale. La faccia di un indio Yanomami, uno stregone. Rappresenterà il tuo primitivismo. Ho fatto il disegno cercando di pensare al tuo carattere, al tipo di persona che sei. Sono sicuro che ti piacerà”, disse Tommy.
Parcheggiò nei pressi di una serie di condomini circondati da ampi giardini.
Scendemmo dall'auto. In lontananza mi indicò il luogo dove aveva acquistato, tramite un mutuo, quello che sarebbe diventato il suo laboratorio da tatuatore. Lo avrebbe chiamato “Blue Owl”. Gufo Blu.
Varcammo un cancello metallico e ci dirigemmo, attraverso dei camminamenti di cemento che si aprivano in quadrotti di prato all'inglese, verso un condominio enorme. Sembrava una fortezza. Blocchi enormi di cemento di più di dieci piani. Aprì il portone, prendemmo l'ascensore.
“Mi sento meglio , ho riposato ieri. Quel lavoro mi sta uccidendo. Torno a casa che ho il cervello in pappa. Ci metto un giorno per riprendermi. Devo fare meditazione, guardarmi un film. Pablo, il mio cane, se ne sta lì a guardarmi con quella faccia abbattuta. Vuole giocare e io non ce la faccio. Lui mi guarda incazzato, come per dirmi, ma perchè non vuoi giocare con me?”.
“Già, hai ragione, lavorare otto ore in un centro commerciale ti annienta. Mi viene in mente Bukowski, quando racconta che ci metteva tutta la notte per riprendersi dal suo lavoro di impiegato postale e quando si era ripreso, era già mattina e doveva andare di nuovo a lavorare”.
“Se fossimo più furbi ce ne andremmo da quel posto. Ci ucciderà”, disse Tommy.
L'ascensore ci mise una vita per arrivare a quello che doveva essere l'ottava piano o giù di lì .
“Il fatto è che il capitalismo è un sistema basato sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Se sei bravo a sfruttare gli altri, allora fai i soldi. Io non ce la faccio a sfruttare gli altri. Troppo cattolicesimo, troppo catechismo e troppo onesto comunismo. E che cosa ci ho guadagnato fino ad esso ? Una vita da arrancatore sociale. Mentre quelli che dicevano di combattere nel mio nome e nel nome di quelli come me...beh, quando hanno visto la malaparata, come si dice dalle mie parti, hanno pensato bene di assicurarsi un po' di fieno in cascina per loro, e al grido di salvi chi può e in culo al sol dell'avvenire, hanno cominciato a pensare all'avvenire dei soldi. I propri, per la precisione ”, dissi.
Tommy entrò in casa e subito, Pablo, un bassotto tedesco, ci venne incontro per farci le feste. Voleva giocare. Mi leccò tutto. Io gli assestai un calcio per rimetterlo al posto. In questo ho ancora una visione catto-antropocentrica che vede l'uomo dominare sulle altre specie viventi. Anche se a me piacerebbe , francamente, vedere gli animali dominare sugli uomini. Almeno alcuni uomini. Tutti tranne me, per essere precisi. A volte sembrano infinitamente più umani. Almeno loro ammazzano per necessità, per nutrirsi. Non per piacere sadico, potere o commercio.
Renata , la moglie di Tommy, una bionda magra dalla “erre” arrotata alla francese, psicologa infantile, mi salutò affettuosamente. Aveva già predisposto il tavolo “operatorio”. La tavolozza dell'artista, come avrebbe preferito definirlo Tommy. Un tavolo da cucina di legno massiccio rivestito di materassino e telo mare dove di lì a poco mi sarei disteso per farmi scolpire il tatuaggio. L'appartamento si componeva di tre locali, cucina , camera da letto e salotto, nonché di un ampio bagno. Il pavimento era in parquet e le pareti erano completamente coperte di quadri realizzati da Tommy. Dipingeva su compensato con colori a tempera. I soggetti variavano. Si andava da immagini che ritraevano il padre di Tommy intento a pescare a figure ieratiche dai visi sofferenti che simboleggiavano la sofferenza dell'essere umano imprigionato nello sfruttamento lavorativo. Vi si poteva percepire la torsione della fatica nei lineamenti. Visi di puttane, trans, meccanici e imbianchini si frammischiavano a volti di santi, mistici o figure familiari. In salotto c'era un pianoforte e un paio di librerie ben fornite. E, naturalmente un cavalletto con un quadro in via di definizione. Pablo continuava a venirmi addosso ed a farmi le feste e Tommy osservava la mia reazione non proprio amichevole.
“Certo che non sei abituato agli animali”, disse.
“Io ho vissuto a lungo, con gli animali, ma non ho col mondo animale questa confidenza fisica, corporea...come del resto con gli esseri umani. Mi lascio andare solo quando faccio sesso. E tu non vorrai mica che per familiarizzare col tuo cane me lo inculi, vero?”.
Sorrise e andò a preparare l'attrezzatura.
Io uscii sul balcone. Era veramente alto, lì dov'ero. Intorno altri palazzoni ma anche un parco e altri spicchi di verde qua e là a spizzichi e bocconi. E sullo sfondo, in lontananza, le montagne, le alpi, quelle creste che da piccolo mi piaceva disegnare per poi metterci in mezzo un bel sole con i raggi e silouettes di uccelli e di nuvole a macchia di leopardo. Il balcone era in disordine. Bastava tirar via quella roba di risulta, metterci un tavolino e due sedie, ed ecco che su quel balcone ci si poteva pranzare, fare la colazione, che durante la bella stagione non doveva essere male. La volta scorsa , per l'altro tatuaggio, era in disordine il bagno. Ora Tommy e consorte lo avevano rimesso in ordine. Ma li capisco. E' un fatto mentale, dopo che stai fuori di casa dieci dodici ore, quando rientri non hai certo voglia di rimetterti a lavorare. E durante i rari giorni liberi, vuoi fare una passeggiata? Vuoi esercitare l'apparato endocrino, modo poco simpatico di dire fare l'amore? Rientrai. Pablo era stato precauzionalmente chiuso fuori dal luogo del tattoo. Che era la cucina. Era tutto in ordine pulito, più che una cucina , in quel momento sembrava un'infermeria. La moglie di Tommy, che chimaremo convenzionalmente “Micia”, perchè i due si chiamano fra loro con quell'appellativo. Intendendosi che anche lei chiama “Micio” Tommy, si sedette e cercò di rilassarsi leggendo le pagine finali di Anna Karenina. Che donna coraggiosa. In un'estate era riuscita a leggersi quasi tutto quel libro che cullava i sonni di Bukowski ( non riusciva a leggerlo per più di due pagine, pare) e a me , più che sonno, mi dava noia. Lo so non lo dovrei dire, Tolstoj è un mostro sacro, ma i mostri sacri sono fatti per essere dissacrati, di quando in quando. Chiunque può giudicare steso su un divano con un sottofondo di musica adeguato o in spiaggia davanti al mare. Ma sono sicuro che Tolstoj ci aveva buttato il sangue, come si suol dire, in quel romanzo. Come tutti gli scrittori anche lui doveva essere animato da una forma di follia. Nell'andare avanti pensando che un giorno qualcuno ti leggerà. Chiaramente Tolstoj scriveva in un'epoca in cui non c'erano i talk show. Beh, direi che questo ha agevolato non poco la sua carriera.
Non era ancora il momento di stendersi. Pablo raspava sulla porta indicando chiaramente il suo disappunto. Sembrava dire:” perchè mi avete lasciato solo come un cane?”. Beh, per compensazione, pensai. Avete mai visto in un parco i cani con i proprietari al seguito? Pardon, volevo dire il contrario. Anche se involontariamente l'immagine pare azzeccata. Beh, sembrano “soli con un cane”. Il cane è sempre solo, lo capite? Solo che lui non sembra saper apprezzare il fatto di non essere in compagnia dei diretti discendenti di quelli che hanno sganciato Enola Gay .
Tommy, frattanto stava mettendo a punto una macchina collegata ad un pedale che doveva dare elettricità alle macchinette per tatuare. Delle pistoline niente male. Una era tutta disegnata con ricami giapponesi. Gliel'aveva regalata Micia. Nel frattempo, ogni tanto Micia tranquillizzava Pablo, con suadenti parole. E ad ogni suadente parola, Pablo rispondeva con una non proprio suadente raspata sulla porta. L'effetto là dietro, non doveva essere male. Poteva essere un'idea per l'arredamento. Molto arte in polvere di legno. Ad un certo punto Tommy s'è messo i guanti di gomma neri, quelli di tipo chirurgico. Toccava tutto con estrema cautela. Aveva preparato lo stencil, col disegno che mi doveva immortalare sul polpaccio. Stava usando un inchiostro per imprimere giapponese.
“E' un prodotto nuovo, lo sto testando oggi per la prima volta. Mi hanno detto che è una bomba”.
Mi stendo sul tavolo, che è abbastanza morbido e comodo e mi rilasso. Tommy va di stencil. Imprime il disegno sul polpaccio e cerca di farlo aderire in tutte le sue parti. Ma non viene perfetto. Deve rifarlo varie volte. Finchè, dopo una mezz'oretta, appare soddisfatto di risultato e posizione sul polpaccio. La faccia dello Yanomami, forse uno stregone, forse un capo villaggio, un uomo senza età, ma che non appare giovane, è ora ben immortalata sul mio polpaccio. Adesso non resta che imprimerla con gli aghi. Prima il disegno vero e proprio. Poi si passa ai colori.
Quando è tutto pronto e Micia è quasi sul finale di Anna Karenina, seduta lì a fianco, Tommy comincia ad andare di macchinetta. Il rumore è simile a quello delle cicale e , approfittando del fatto che sono all'inizio è che il dolore è praticamente inesistente , ci dà dentro velocemente per ripassare le linea guida del disegno.
“Cavolo, ci vedo proprio bene oggi, con questo sole. Volevo proprio sfruttare la luce del sole che mi permette di vedere in tutta la sua essenza primigenia l'inchiostro che penetra nella pelle”, dice Tommy, “speriamo di terminare il lavoro con la stessa luce. Ore due e trenta del pomeriggio. Ci vorranno dalle quattro alle sei ore, credo, per finire il lavoro. Il tatuaggio è proprio grande, copre quasi tutto il polpaccio.
buona giornata e buona fortuna
Come un racconto
Presi la metropolitana. A Romolo, linea verde. Ci ero arrivato con un autobus. Io ero il solo italiano. Metà agosto, più o meno. In autobus c'erano: una russa mora dal personale imponente, a metà strada tra la contadina e la pornostar. Una latinamericana, equadoregna o peruviana, per carità, carina, ben messa, capelli lughi e movimenti sensuali e ofidici che mi ha guardato tutto il tempo mostrandomi il decoltè che lasciava intravedere delle tette ancora ben sode. Due arabe vestite con abiti tradizionali e fazzoletti in testa a volto scoperto che potevano avere qualche ordigno nelle borse di pelle nere che avevano poggiato in terra ai propri piedi. Una nera cubana che fino a poco prima aveva chiacchierato con un vecchio potentino in pensione capelli bianchi, bermuda a girocollo con cintura stretta sull'ombellico, tipo Tiziano Ferro agli esordi, scarpe di cuoio e calzini color caffelatte. Poi il potentino è sceso ad una fermata e la cubana ha visto allontanarsi un reddito sicuro senza che lui l'abbia degnata nemmeno di un saluto.
In metropolitana la situazione non è cambiata. Nemmeno un italiano. Ma poi a me cosa importava? Nemmeno io, per quanto ne sappia, sono italiano: io lavoro sodo, pago le tasse , sono onesto, leggo libri e scrivo. Niente di più lontano dall'italiano medio: cerca di sfangarsela dal lavoro, non paga le tasse, gode nel fottere il prossimo, legge il bollettino delle scommesse Snai, tutt'al più, e l'ultima cosa che ha scritto è la propria firma su una fattura che s'è fatta fare prima di acquistare per recuperare l'iva. Ah, dimenticavo, all'italiano non frega niente di politica. E la classe politica si adegua generosamente ricambiando gioiosamente. Ai politici non frega niente della gente. Per questo l'Italia è al riparo da qualsiasi rivoluzione. La classe politica rispecchia equanimemente il carattere dei cittadini che votano. Ah, dimenticavo un'altra cosa: io non voto. Non più. E se potessi, se ne avessi la forza, realizzerei l'unica forma di rivoluzione antisistemica possibile: me ne andrei in montagna, berrei l'acqua dei ruscelli e mi ciberei di bacche. Salvo incontrare Messner che mi direbbe:” oh, amico, pagami i diritti sulla Levissima, tu stai bevendo la mia acqua”. E al momento di assaporare una mora, l'uomo Del Monte mi stopperebbe e direbbe :”amico, devi pagare, le more sono mie”. E mentre il treno della metro andava dove dovevo andare, vale a dire verso la periferia milanese in zona Sesto San Giovanni, Cologno monzese e compagnia bella, mi ritrovo a pensare: per la miseria, siamo prigionieri: qualsiasi cosa compri al supermercato è di una multinazionale. Mentre il treno andava e saliva e scendeva ogni tipo di essere umano di nazionalità straniera, provavo a ripassare nella mia mente se ci fosse qualche prodotto che non fosse di una multinazionale. Più facile trovare l'acqua nel Sinai. No, stavo pensando, come aveva detto Tommy, il mio grande amico pittore tatuatore vegetariano, se te ne vai in montagna, prima o poi mandano qualcuno a prenderti, perchè non stai producendo. E come mai non stai producendo, questo si che è pericoloso. Come mai non stai lavorando? Questo si che è antisistema. Devi lavorare, sennò come fa Marchionne a girare il mondo in elicottero, sedersi davanti alle telecamere e pontificare con quella voce oziosa da checca repressa? E il popolo beota e osannante lì a segarsi davanti ai teleschermi, perchè finalmente c'è qualcuno che li mette in riga , 'sti operai che non lavorano. No, pensai, vedete, la lotta di classe non la puoi abolire. Fa parte del conflitto e il conflitto permette di tenere le parti sociali impegnate nel massacrarsi a vicenda permettendo agli sfruttatori di continuare a coltivare i propri sogni in yachting club. Ma poi, 'sti operai, si, lavoravano , erano sfruttati, ma come impiegavano i propri risparmi? Comprandosi macchine da quaranta mila euro, che una vita , per pagarle non basta . Beh, dico io, basta con l'alibi dell'abbaglio, siamo grandi e vaccinati e le librerie sono piene di buoni e cattivi maestri, se uno vuole, ogni tanto, fa fare un po' di ginnastica al cervello e , magari, si chiarisce le idee. Eh no. Troppo facile sarebbe. Si comprano la Gazzetta dello Sport dove si beano leggendo di campagne acquisti fantasmagoriche, perdendo la testa dietro un mondo truccato come le corse dei cavalli e dopato come i ciclisti di sempre. E' tutto sbagliato, dalle radici, dalle fondamenta. E se vuoi stare a questo e non quell'altro mondo, devi adeguarti. E soffri. L'aveva detto Buddha, che la vita è sofferenza. E un mucchio e una sporta d'altri che il vero inferno era la terra. Poco male, andremo tutti in paradiso. Persino quelli che su questa terra si sono fatti i cazzi propri a spese degli altri. Vedete perchè la vendetta degli sconfitti è necessaria? Perchè persino l'al di là potrebbe essere democristiano e perdonare i potenti. No, Tommy mi aveva fatto riflettere: meglio credere al karma. Il karma è il tuo destino come prodotto delle tue esistenze passate. Peggio hai vissuto peggio rivivrai. Ecco perchè il buddismo è avversato più di ogni altra religione: paventa l'ipotesi che se sei stato uno stronzo in questa vita, nella prossima vita pagherai per quello che hai fatto. Ma poi, in definitiva, chi ero io per giudicare? Non credo nella masse. Le masse sono capaci di condannare a morte un innocente, hanno mandato a morte Cristo, applaudono alle esecuzioni davanti ai patiboli, odiano tutti e tutto perchè incapaci di amarsi individualmente. Ad esempio, io lavoro in un Centro Commerciale e devo lavorare di Domenica. E' mai venuto in mente a nessun operaio di chiedersi se fosse giusto che ci siano categorie di lavoratori costrette a lavorare di domenica? No, mai. L'operaio viene al Centro Commerciale e vuole essere servito e riverito in questa sua domenica dedita al cazzeggio. Pensate a chi ha una famiglia. La moglie e i figli a casa e lui, di domenica, al lavoro. E' mai venuto in mente a qualche operaio questa immagine? No, mai. Per cui quando Marchionne minaccia di andarsene all'estero il sentimento più elementare che mi scaturisce dall'animo è: che ci fai ancora qui?
Che ci volete fare il modello azienda è quanto di più antipedagocico esista. Tira fuori il peggio di te: ti fa sentire una nullità nella vita se i tuoi capi non ti giudicano adeguato nel tuo lavoro. Ecco a cosa serve avere una cultura: leggere, viaggiare. A sapere che il mondo non è quello che vivi. Quello che vivi è una piccola insignificante porzione e che puoi essere felice se sei disposto sempre a mettere tutto in discussione. Considerazioni a ruota libera. In attesa di scendere a Sesto Marelli. Dove verrà a prendermi Tommy. Oggi è giorno di tatuaggi e la faccia ieratica di uno stregone degli Yanomami sta per essere immortalata per sempre sul mio polpaccio...a significare la mia aspirazione al primitivismo. Non credo nelle religioni, non credo alla politica più , ormai, credo alla rivoluzione interiore. Se stai bene tu, automaticamente, intorno a te ci sarà armonia. E se intorno a te non ci sarà armonia, tanto peggio per gli altri.
Ho tante cose da dire oppure niente. Giudicate voi. Ora dobbiamo pagare un debito alle banche che non abbiamo contratto noi con i nostri soldi, il nostro lavoro malfermo, lavoro duro che potremmo perdere semplicemente perchè costiamo troppo e ciò che facciamo lo possono far fare ad un precario pagandolo tre volte meno. Licenziamento facile, lo chiamano. Tremonti e Sacconi, in un paese civile e democratico stareste a spietrare fondi agricoli, altro che discettare di fondi di investimento. Tolgono i soldi ai poveri per darli ai ricchi, alle banche. Ma naturalmente in Italia nessuno si ribella , o scende in piazza. La sinistra se ne frega, dice che se ne può discutere,la CGIL abbozza a uno scioperino, dopo le vacanze, si intende, ma la Uil e la Cisl, che sindacati sono ? Sindacati gialli, come quelli del fascismo. La Grecia si è indebitata con Germania e Francia per trent'anni, la crescita, se mai l'avrà , basterà appena a pagare gli interessi del debito. E' un paese destinato a non crescere mai più. Deve vendersi persino il Partenone, che è come per una persona onesta vendersi il culo. Più o meno. Ve lo dico io cosa bisognerebbe fare in Italia. Noi il debito non lo vogliamo pagare, lo paghino Berlusconi e Tremonti, che fino a ieri dicevano che l'Italia era a posto così.Lo sapete cosa me ne frega dell'Europa delle banche e dei mercati? Una beata fava. Dovremmo uscire da questa Europa fasulla dove noi facciamo da parco buoi per sostenere economie e paesi più ricchi. Dobbiamo lavorare di domenica e festivi, per consentire alla Germania di stare chiusa nei week end a farsi barbecue di wustel? C'è qualcosa che non va. Ve lo dico io che cosa. Dobbiamo andarcene dall'Europa, e alla svelta, checchè ne dica Prodi, che , ovviamente, non può smentire se stesso. Lui dice che gli italiani sono indebitati con lo stato, hanno investito in bot e che non si può uscire dall'Europa, a costo del fallimento del paese. Il fallimento di chi? Io non ho un euro investito in bot, io vivo del mio lavoro e cerco di sbarcare il lunario tutti i mesi. Cavolo, allora ci sono un mucchio di italiani che giocano a fare i poveri? Forse si. Ma io non voglio pagare per loro.Io dico che se usciamo dall'Europa ci guadagnamo. Moneta svalutata, investimenti sicuri e quei fottuti commercianti, ladri e speculatori, che perdono il privilegio di essersi arricchiti con l'Euro. Compravano a mille lire e rivendevano a due euro, duemila lire, cioè. Semplice come una cacata di piccione sul vetro anteriore mentre fai l'amore con qualcuna. E così, io dovrei pagare più tasse e perdere il lavoro, per consentire agli evasori fiscali di curarsi gratis in ospedale? E con le tasse che pago sul mio lavoro dovrei finanziare gli stipendi dei parlamentari compresa la moglie di Fassino? Neanche sapevo fosse una parlamentare, vedete voi quanto è stata frenetica la sua attività politica. Dire che sono incazzato è poco.
Cambiamo argomento: quando la finirà Badaloni di fare l'infiltrato dell'azione cattolica su Rai News? Non ne possiamo più dei suoi servizi agiografici sul Papa in Spagna. Nell'attesa che Zapatero si dimetta dal genere umano...che delusione che è stato quest'uomo. Aveva un occasione per cadere in piedi, si è messo in ginocchio a fianco ad un'acquasantiera. Persino San Francesco ha detto che , quando sarà il momento, lui nei suoi paraggi non ce lo vuole.
Buona giornata e buona fortuna
Ultimamente radiodeejay m'ha stufato. Sciocchezzario hertziano platinettiano gossippista con una tale La Pina, una tizia talmente tatuata ( a tutto c'è un limite, ma andiamo)che il suo buco di culo un giorno si e uno pure lascia i tarzanelli a guardia casomai vedessero una pistola tatuatrice a setteaghi nei propri paraggi e gli altri cominciando da Vic e compagnia bella in fila come birilli da atterrare nel boowling del mio cesso...beh, che volete, il successo comporta anche qualche velata critica, ascolto, vieppiù, Radiopop, che dalla mia radiolina scippata ad uno scippatore senegalese anni fa, si ascolta bene. Bene la critica letteraria, anche se di prima mattina mi manda lo yougurt di traverso, bene una certa trasmissione pomeridiana, tipo Passatel, annunci e cazzeggi, senza prendersi troppo sul serio, ma nemmeno per il culo, cosa che fa da anni radiodeejay lasciando uno spazio abnorme a quel tizio con la parrucca che risponde al nome di Platinette e che è un agit prop del berlusconismo di Fede Lelemoriana, nel primo pomeriggio ascolto la telefonata di un tale di Pavia che cerca un massaggio californiano e di un altro che dà passaggi fino a Bruxelles, felice di andarsene dall'Italia, un pò snob radicalchic, francamente, perchè con tutto il male che si può volere ai propri connazionali, non è che altrove, l'esercito degli uomini medi strabuzzi ingegno e civiltà da tutti i pori: vedi Norvegia...quest'ultimo soggetto in questione trova persino il coraggio di dire che Bruxelles è bella e piace agli italiani , perchè anche se ci piove sempre, la dieta a base di grassi combatte la depressione. Sic! E io impegnato nel mio qi gong cinese quasi sbotto a ridere immaginando le facce da risata trattenuta a stento dei conduttori, mentre ascoltano queste telefonate, di un mondo che non c'è. Viene quasi voglia di rimpiangere le casalinghe di Voghera, che fanno bucati inquinanti ad ogni piè sospinto, che parlano male dei detersivi senza additivi , perchè la roba non viene bianca micanò...
Martedì scorso sono stato al festival latinoamericano di Assago. Prima volta quest'anno. Con colleghi e colleghe di lavoro. A parte il parcheggio che costa sei euro ( un furto legalizzato), a parte le zanzare che sono le uniche in tutto il globo terraqueo che pungono persino dopo le 22 di sera e a parte la fila da funerali di leader arabo che si sono fatte le mie colleghe per acquistare un biglietto di entrata ad un euro ( entrando prima delle 22 il martedì le donne pagano un euro), beh, che dire, il concerto mi è piaciuto. Certo per sedermi ho dovuto prendere da bere, una caipirinha 8 euro , e l'ingresso costava 12 euro, senza consumazione, ma quando il gruppo che suonava col mitico Compay Segundo, cubano chitarrista e cantore del Buena Vista Social Club, morto felice ultranovantenne col sigaro in bocca e una muchacha che si fumava il suo, immagino, ha intonato le note "de tuya querida presencia Comandante", l'uditorio si è sciolto in un applauso fragoroso e a qualche nostalgico è pure cascata una lacrima, addirittura una mia collega che era seduta al mio fianco ha detto:" che bella questa canzone, MI RICORDA I RIGHEIRA". Sob! Il concerto è andato avanti, con i musicisti cubani , quasi tutti ultraottantenni vestiti in giacca e cravatta con quel caldo esagerato e i loro volti meticci e neri, in primo piano, insieme ai volti dei suonatori di fiati, giovani, occhialuti magri e intellettuali dai look gayfriendly, due generazioni al confronto, insomma, che hanno tirato fuori dal cilindro musicale, melodie antiche e nuove, di salsa e bachatas, mescolate sapientemente, con finale commerciale a mò di Gauantamera concesso alle masse di ballerini improvvisati reduci dalle sale da ballo dell'hinterland milanese, che si scapicollavano lì davanti al palco, con la stessa leggiadria di elefanti ad un congresso di aironi cenerini. Qualche cubana si muoveva in coppia in una salsa così perfetta, da far sembrare le salse degli altri, salse di pomodoro.
Dopo il concerto ci concediamo un panino e facciamo il giro dei vari bar per ballare un pò tutti i generi. Sono l'unico che ha accennato qualche passo di samba. Poi , sentendomi come Bush sul palco della convocazione per il nobel per la pace, mi sono ricongiunto ai miei colleghi, che più che la salsa, non s'azzardano a ballare. Io quella non la so ballare pe' niente, sono di vocazione decisamente più brasileira.
Verso mezzanotte sciamiamo via e nessuna di quelle ragazze scoppiettanti perde una scarpetta, per cui io non resto indietro e dopo un pò faccio per uscire anch'io. Faccio in tempo aa vedere le decine di ragazze latinamericane che affollano il sambodromo ballando il reggeaton che si muovono come vibromassaggiatori, un pò come la mano nella fase finale di una sega, solo che loro lo fanno tutto il tempo. Le italiane ci provano, ma, per tornare al paragone, sembrano mezze seghe.
Buona giornata e buona fortuna
Racconto 6
Ore 6 del mattino, la sveglia suona. Io casco dal letto. Metto a scaldare l'acqua per il caffè, accendo su Rai News, un Berlusconi stanco e bolso sta parlando dell'ultima manovra finanziaria che ci permetterà il pareggio di bilancio nel 2014 mandando a casa degli impiegati pubblici il medico fiscale il primo giorno di malattia. Bevo il caffè e ripasso mentalmente se per caso sto dimenticando qualcosa. Esco poco dopo. Fuori fa caldo ma c'è una lieve brezza che muove le foglie del piccolo giardino all'ingresso del condominio. Poca gente ancora per strada e l'edicola aperta che vende qualche giornale e intorno al chiosco i gestori, un uomo e una donna, fratelli di mezz'età, stanno ancora sistemando le pile di giornali che sempre meno gente compra. Faccio trecento metri e mi fermo in attesa sotto la pensilina. Qualche impiegato in divisa e un paio di esteuropa biondi occhiazzurri, dal capello rasato , che fumano in attesa. Vedo arrivare il 325 che mi porterà a Romolo, fermata della linea verde. Di lì scenderò a Cadorna, dove prenderò un treno che, nella migliore delle ipotesi, in quaranta minuti mi porterà a Malpensa. Dove un aereo della Rayanair, compagnia aerea low cost, mi porterà a Brindisi. L'autobus comincia ad affollarsi e qualcuno oblitera il biglietto mentre l'autista , stancamente, pare scuotesi un poco a causa di quei rari rumori magnetici della punzonatura. Scendo a Romolo, mentre imbocco la metropolitana, agguanto al volo una copia di “Metro”, uno dei quotidiani gratuiti che distribuiscono all'ingresso dell'underground milanese. Scendo ancora di un piano strada con la scala mobile e attendo il treno. C'è già gente e Milano è piena come non mai, quest'anno, sempre meno vuota, comunque, di anno in anno, mano mano che la crisi economica diventa più acuta. Il treno arriva e subito c'è la corsa ad accaparrarsi il primo posto della fila che ti consente di vincere il minor contatto possibile con altri umani, quasi la prossimità fisica sia diventata il tabù assoluto in questi tempi fagocitati da Facebook. Tre o quattro fermate e sono a Cadorna. Scendo con il mio trolley al rimorchio e il pc a tracolla e mi immergo nella folla che comincia a diventare asfissiante. Salgo con la scala mobile ed entro nella stazione delle ferrovie nord. Vado in biglietteria e mentre faccio il biglietto una ragazza poco meno che trentenne di una certa avvenenza , mi invita a spicciarmi, che il treno per Malpensa sta per partire. Lo dice con quella voce un po' alla Claudia Cardinale in c'era una volta il West, rassegnata a vedere il suo uomo partire ma languidamente assuefatta al letto sfatto di uomini in perenne partenza. Mi sistemo sul treno e attendo. Leggo Metro, non ho gran che da fare. A Saronno salgono una coppia di giovani gitani. Parlano fra loro quella lingua sinti slava o rumena e si siedono a fianco a me. Posso avvertire l'odore acre e ruspante dei loro sudori. La ragazza è seduta proprio nel sedile a fianco al mio. L'odore forte come di animale selvatico abituato a lavarsi in ruscelli o canali irrigui. Mi inonda le narici, ma gradevolmente. Odore di alimenti speziati e di steli di granturco intrecciati incontrati attraversando campi.
Scendono a Busto Arsizio e la ragazza mi dà un'occhiata in tralice con un certo interesse venatorio. I quaranta minuti passano abbastanza in fretta e dopo un po' arriviamo a Malpensa. Scendo dal treno , salgo con un tapis roulant e , arrivato in cima, do un'occhiata agli schermi televisivi che mostrano l'elenco dei voli. Apprendo che devo partire dal terminal due. Quindi devo prendere un autobus. E lo faccio saltandoci su quasi al volo, passando in mezzo ad una folla di trolley in movimento trainati da hostess dirette in varie direzioni.
Sull'autobus siamo in pochi e nella fila di sedili alla mia destra , è seduto un uomo sui trentacinque anni, alto, barba incolta di vari giorni, che indossa dei pantaloncini che paiono da pigiamino estivo, su calze scozzesi e scarpe da trekking all'ultimo grido. Porta una giacca elegante e la cravatta e un sacco da viaggio misero e pieno di poche cose. Tramesta con un i-phone e riceve una telefonata. Parla con qualcuno con cui deve essere in confidenza con un tono di voce molto da paillettes e chiosando i dialoghi, di volta in volta con un “amore”, “ tesoro” o “gioia” e ripetendo più volte il concetto di voler dormire insieme. Capisco che sta parlando con un uomo a cui si rivolge al femminile secondo un frasario tipico degli ambienti gay del mondo della moda. Chiude la comunicazione e si guarda intorno per vedere quanto ha scandalizzato. Il suo vocabolario mi riporta alla mente quello di “Pao Pao” di Piervittorio Tondelli.
Arrivo al terminal 2 e scendo. E' pieno di poliziotti che fumano stanche marlboro lights osservando le tettine free dancing di un buon numero di turiste americane che sono in gruppo. Entro attraverso le porte scorrevoli sotto la gigantesca scritta Departures, una rapida occhiata agli schermi video e mi metto in coda per il check in. Non c'è molta coda, sono in largo anticipo. Lascio il bagaglio alla hostess di terra , mentre quasi mi rimprovera per il mio anticipo. Non sono mai contenti, questi delle compagnie low cost: o sei in anticipo, o sei in ritardo, o non hai fatto il check in online per cui devi integrare: insomma alla fine al posto di risparmiare questi qui fanno rimpiangere l'Alitalia.
Fatto il check in ho un sacco di tempo libero. Così vado all'edicola. Do un occhiata ai giornali. Prendo una rivista di storia dalla quale , apprendo, sfogliandola velocemente, che Alessandro Magno aveva un debole per gli uomini e che comunque stette con le più belle donne della sua epoca: insomma i potenti benchè gay, finiscono per beccarsi sempre le donne più belle: a noi arrivano quando sono, vecchie , sfatte e consumate. Il mondo va avanti come un gambero, un passo avanti e due dietro. Su “Chi” apprendo che la Canalis e Cloney si sono lasciati e che la velina nazionale s'è subito messa con qualcuno che evidentemente non frequenta i dormitori pubblici: con un metalmeccanico mai, eh. Mi sento proprio in vacanza e incrocio una signora che sta sfogliando un'altra rivista dello stesso genere, che chiacchiera con la figlia che le sta urlando che ha appena letto che lo yacht più costoso del mondo è quello di Abramovich. La signora, una bella donna con la permanente appena fatta , magra e già abbronzata prima della vacanza, dà una carezza di approvazione ala figlia, soddisfatta dell'imprinting che le ha dato. Il marito, un tizio panciuto e nervoso, la chiama e lei con una nonchalance da attrice navigata, si volta lentamente e la permanente , miracolosamente, si muove con lei. Scatta in direzione del marito, quel tizio che le permette permanenti e abbronzature prevacanze, e di sognare lo yacht di Abramovich. Insieme si avviano verso un volo low cost. Insomma gli italiani in vacanza sono sempre uguali, portano sempre addosso quell'ipocrisia piccolo borghese che gli impone di ostentare ciò che non hanno, costi quel che costi, a costo del low cost. Dopo un po' mi scoccio a gironzolare di là e di qua e passo attraverso l'uscita d, pronto per passare attraverso le forche caudine dei metal detector. Mi spoglio di tutto e metto nella vaschetta. Passo in un attimo a mi involo verso l'area tax free dei negozi dove c'è anche una discreta libreria. E' pieno di gente, italiani in vacanza. Ci sono anche molti turisti. Un po' tutti sono in giro per stecche di camel, cioccolata e libri da spiaggia. Come si possa leggere in spiaggia un libro della Mazzantini da tagliarsi le vene , solo loro lo sanno. Ma forse è solo l'ennesimo acquisto al fine di arredare la libreria. Al bar pizzeria e al mac donald c'è un sacco di gente seduta a sfoggiare minipc o i-pad e si guarda in giro per cercare di fare invidia. Navigano in internet sui siti preferiti: scommesse, gossip, youporn.
Qualcuno mangia un panino, mentre un gruppo vacanze tutti con la stessa maglietta con la scritta “ trombatori folli”, ore 10 di mattina, stappano uno spumante e bevono urlando slogan di contenuto demenziale. Anche loro si apprestano a prendere un aereo per qualche località esotica con puttane all inclusive low cost.
Alle 11 e 45 il volo della Rayanair è quasi pronto. Ha un ritardo di mezz'ora. Lì in fila per l'ingresso nel collo di brontosauro che ci porterà dentro la sua carlinga, lo vediamo atterrare. Gli addetti alle pulizie devono aver preso lezioni da Flash Gordon o lezioni di tolleranza dagli spazzini napoletani...in cinque minuti entrano ed escono con un paio di sacchi di immondizia. Facciamo la fila e le famiglie con bambini si prendono la priorità d'imbarco.
Ci sediamo dove capita, a chi prima arriva, i posti non sono numerati.
L'aereo parte e gli stuart fanno il loro classico thai chi del salvataggio, con movimenti lenti, salvagenti sgonfi e dita negli occhi alla Bruce Lee, per indicare le uscite di sicurezza. Poco dopo il decollo, inizia il marketing aziendale. Prima passano con le sigarette finte, poi con i profumi firmati tax free, poi con i beveraggi, tutto rigorosamente a pagamento : una bottiglietta di acqua naturale 3 euro. Io mi distendo sul sedile e mi addormento. Due ore circa dopo, guardo fuori dal finestrino, e il mare adriatico e spumoso, fa la sua comparsa, siamo già in fase di atterraggio e l'aereo fa la sua classica manovra ad esse passando sul porto di Brindisi, col monumento al marinaio a salutare statico tenuto in piedi dal viagra dei contributi pubblici.
Atterriamo. Scendiamo dalla scaletta e saliamo sui pulman. L'aereoporto sarà a venti metri. Ma dobbiamo salire sugli autobus. Motivi di sicurezza, dicono. Esco dall'autobus, il sole è alto in cielo e il vento di tramontana mi schiaffeggia come se mi volesse dare dei buffetti di benvenuto sulle guance. Sono a casa. L'aria è tiepida, la gente lenta, la calma placida, la brezza marina odora d'infanzia, quando me ne stavo sul mare per sei mesi e la vita, quella che mi stava aspettando, si preannunciava misteriosa, senza tuttavia riuscire a scalzare l'idea, che la vita che stavo facendo, tutto il giorno sul mare a raccogliere conchiglie, sarebbe meno bella. E avevo ragione.Buona giornata e buona fortuna
Racconto 5
Ci sono quaranta gradi e un'umidità vicina al 90%, praticamente sono un uomo permanentemente sotto una doccia di sudore ambulante e vado in giro a piedi a fare le mie cose. Prima in posta, prendo il mio numerino e attendo seduto a leggere un libro dal titolo " Voci di frontiera", scritture dei Latinos negli Stati Uniti , una raccolta di racconti di ispanoamericani. Un libro bellissimo. In un racconto dal titolo "B. Traven è vivo e vegeto a Cuernavaca" , ad un certo punto l'autore incontra uno scrittore, B. Traven, appunto, che era stato famoso un tempo ma che era scomparso, addirittura dicevano che era morto. L'autore lo incontra ed intavola con lui davanti ad una birra e fumando un sigaro , una conversazione surreale. B. Traven gli dice in un passaggio:" io sto con la gente come Justino. Saranno ignoranti , ma comprendono la nostra discesa nel pozzo dell'inferno, e ci capiscono, perchè sono disposti a condividere con noi l'avventura. Cerca fama e notorietà e sei morto, come scrittore". Ho avuto la pelle d'oca, quando ho letto quel punto. Adesso mentre attendo il mio turno in posta, leggo questo libro comprato usato dal Libraccio, quello sui navigli, per due euro,ed è la volta di un racconto sui raccoglitori di prugne ispanici in California. E' arrivato il mio turno ed ho pagato le mie bollette. Mi avviavo all'uscita ed ho incontrato Verlaine. Lo chiamerò così. E' un mio collega di lavoro ed anche lui oggi ha il giorno libero. Mi presenta suo suocero, un signore della Capitanata andato di recente in pensione che gli sta mostrando l'estratto conto della sua pensione: 822 euro, dopo quarant'anni di lavoro. Verlaine che fa il capo cuoco lo rincuora e gli dice di stare tranquillo, che ci pensa lui a badare a tutti : a lui , a sua moglie (sua suocera) e alla loro figlia. L'anziano , capelli bianchi, occhiali da vista, nero abbronzato come tutti i pugliesi di quella zona, che parla un pastiche di appulolombardo un pò alla Abbatantuono prima maniera, sta spredicando contro Berlusconi. E qualcuno che lo ascolta mormora a mezza voce, ce l'hanno tutti con lui. La realtà, dico io, è che questo paese aspetta da cinquant'anni l'unica vera riforma fiscale possibile: il 10% delle famiglie italiane, possiede il 70% della ricchezza nazionale e lo stato da chi prende i soldi? dai pensionati e dai lavoratori dipendenti. Si rassegni, buon uomo, dico al suocero di Verlaine, non la faranno mai l'unica vera riforma fiscale possibile: togliere a chi ha più del superfluo per consentire a milioni di persone di arrivare a fine mese senza sentire il morso del nodo scorsoio al collo . Lui sorride e annuisce. Anche quelli che difendono Berlusconi annuiscono. Intanto si preparano a portarsi i soldi in Svizzera. Vestono roba da hard discount e tengono i soldi sotto il mattone, vivono come nell'ottocento. Io invece spero che tornino i dinosauri e che il denaro acquisti valore solo per ravvivare fuochi che scaldano cacciagioni faticate. Ma il mio è solo un sogno. Ma è gratis. Per il momento, almeno. Con Verlaine, che ho chiamato così perchè è un poeta inconsapevole, andiamo all'Auchan. Non ha nulla da fare ed ha voglia di socializzare. Fuma in continuazione camel blu e mi racconta di tutte le persone incontrate che aiuta di quando in quando elargendo loro qualche denaro e favori di poco conto, che comunque, aiutano questa gente ad andare avanti, a tirare a campare. Lui dice che sceglie a chi dare i soldi, sceglie chi aiutare. Io lo guardo e dico, non pensi che sia strano, avere qualche soldo in tasca ci colloca in una situazione da giudizio divino, noi scegliamo chi aiutare in base a criteri di giudizio personali, mi auguro che se esiste un Dio non si comporti così. Intendiamoci, magari i tuoi parametri di giudizio vanno benissimo, ma io per esempio, non mi sento all'altezza. Anche se anch'io mi comporto nello stesso modo. Alla fine del mese resto sempre a secco, perchè aiuto un mucchio di gente senza mai chiedere nulla in cambio, prestiti a fondo perduto. Ma non lo faccio per guadagnarmi il paradiso, lo faccio e basta. Mi sento di doverlo fare. Mi sento in colpa perchè sono più fortunato di altri. Sto bene in salute, ho un lavoro, una casa, una macchina, due soldi per divertirmi di tanto in tanto, riesco a leggere quello che voglio, e posso permettermi il lusso di scrivere. Quanta gente non lo può fare. Quanti geni non saranno mai conosciuti sepolti dalle necessità della sopravvivenza? E perchè la gente straricca non fa mai nulla per nessuno? Alla fine neanche loro saranno puniti, nell'al di là. Vadano in chiesa o meno. L'unico pericolo che corrono è che il risultato delle loro ostentazioni gli si ritorca contro e qualche rivoluzione li trasformi in dei barboni. Cosa che li ucciderebbe più che se perdessero la vita stessa. Perchè spesso si tratta di gente il cui unico valore risiede unicamente in ciò che possiede. Verlaine ascolta. Io non leggo molto, dice, ma mi piace passare qualche ora con te perchè mi apri la mente. Io assorbo da tutti e poi elaboro, è questo il mio modo di farmi delle idee. Comunque, grossomodo, anch'io la penso come te, mi fa. Una volta entrati all'Auchan di Cesano Boscone, c'è l'aria condizionata e ci sentiamo un pò meglio. Anche se a me il caldo non mi dispiace. Comunque lo preferisco al freddo. Compro l'occorrente per fare un paio di cocktails di gamberi in salsa rosa, la cui ricetta ho visto elaborare in pochi minuti alla velocità di un manutentore cinese di Shangai, da un cuoco di quelli televisivi, tale Gordon Ramsey, un biondo che si esprime come un camallo- sono più i bip, nelle sue trasmissioni televisive, che le parole tradotte-, due paia di jeans a dieci euro( economici e utilissimi, ecco un'invenzione geniale, visto che comunque , per convenzione, dobbiamo mettere qualcosa addosso, tanto vale mettere qualcosa di elegante a basso costo), una confezione di becks piccole e via verso le casse. La cassiera è una bella donna e Verlaine la conosce. Attacca bottone con lei. Io i bottoni , francamente, gleli staccherei...quelli della camicetta. Scambiamo qualche convenevole, mentre lei si dilunga nel dire a Verlaine com'è cambiato. Io approfitto per inserire una delle mie provocazioni e dico, si infatti, adesso è il mio compagno. Verlaine diventa rosso e si affanna a smentire. Io dico, ehi, ragazzi, calma, un pò di ironia, la ragazza aveva capito che scherzavo, vero? Lei fa cenno di si con la testa. Se stesse in piedi all'angolo di una strada in questo momento si fermerebbe una fila di macchine all'improvviso, tanto è rossa. Proprio un semaforo. Io ridacchio e vado via con la spesa, Verlaine ride anche lui, è entrato nello spirito. Per la maggior parte della gente le provocazioni vanno bene solo in televisione, nella vita di tutti i giorni dobbiamo essere dei soldatini di piombo. Usciamo dall'Auschan, caldo da impazzire. In macchina finestrini aperti e camel blu avvitate in bocca. Ci immergiamo nel traffico della vigevanese. La tagliamo in due e torniamo a Corsico. Lungo il ponte una sventagliata di graffiti tratti da fumetti giapponesi in stile Uforobot. Sono i graffiti che il comune di Cesano invita a dipingere, di quando in quando, e che, si, è vero, danno un pò di colore, ma sembrano foto di menu di ristoranti giapponesi: senz'anima, fatti fare ad arte, suggeriti, senza il graffio della provocazione. Andiamo un momento a casa, lasciamo la spesa nel frigo e usciamo. A piedi andiamo verso il centro di Corsico. Lì ci siederemo in un bar e mangeremo qualcosa davanti ad una birra gelata. Cosa che facciamo di lì a poco. Durante il tragitto Verlaine mi racconta di quella volta che l'ex marito della sua compagna lo ha affrontato con una mazza da baseball ed un passante egiziano lo ha difeso, perchè lo conosceva per averlo aiutato, una volta, per un affitto. Visto che fai bene a fare del bene? Dico io. Potrebbe averti salvato la vita. Lui sorride e giura che non ci aveva mai pensato, prima. Ci sediamo al bar e ordiniamo due piadine e due birre. Un signore si diede al tavolino vicino. E'anziano e sta componendo un cruciverba. Ordina un caffè freddo. Un pensionato. Aspetta la morte, ma sembra prendersela comoda, così , magari, la distrae, e la morte va altrove. Ascolta i nostri discorsi sulla differenza fra autoritarismo ed autorevolezza nel fare il capo nelle aziende. Annuisce. Poi Verlaine saluta un tizio che sta passando nei pressi. Lo invita a sedersi con noi. Un quarantenne un pò bolso e sbattuto, ma sorridente, con un orecchino che gli brilla all'orecchio abbronzato dal sole feroce di giugno nell'ovest milanese. Si chiama come me. Prende un latte macchiato freddo con un cornetto. Saluta Verlaine con deferenza. Sono compagni di Snai. Scommettono sui cavalli o su partite di calcio. Solo che Verlaine è una specie di Gastone. Vince parecchio. Stando a quello che dice. Poi offre a tutti al bar. Anche quando perde offre a tutti al bar. Così ha la sua corte dei miracoli sempre intorno. L'omonimo del latte macchiato ha tatuato sull'avambraccio un grosso punto interrogativo . Rifletto su cosa possa voler dire. Lo scoprirò più tardi. Quando ci incamminiamo, io verso casa e loro al punto Snai. Dove tenteranno la fortuna. Ci fermiamo al punto Snai. Dentro è pieno di gente. Hanno facce diverse ma circonfuse dallo stesso alone di sconfitta. Sconfitta per non riuscire ad essere in nessun altro altro posto che non sia quello. Si odiano e si amano l'un l'altro. Si odiano di un odio competitivo e si amano perchè condividono con gli altri quella maledizione. L'omonimo interrogativo si allontana un momento. Così Verlaine ne approfitta per dirmi: "e' un bravo ragazzo , solo che è uno zanza, distribuisce cartoline dell'Unicef nei centri commerciali a dieci euro. Ma all'Unicef va un euro. E' uno da tre quattro gambe al giorno ( 3-400 euro, traduco dal periferico). Il suo problema è che è malato per i cavalli. Tutto quello che guadagna se lo gioca sui cavalli". Ecco che cosa significa quel punto interrogativo sull'avambraccio, dico. Lui pensa che la vita sia come una scommessa, come un gioco, che la sua vita consista nel puntare senza sapere se vincerà. In attesa della puntata vincente decisiva e immortale, che, invece , non risolverà nulla, perchè rischierebbe di togliergli l'adrenalina dell'attesa e dalla sconfitta. Nessun giocatore vince mai veramente. Ma nemmeno veramente mai perde. Non puoi sconfiggere la sconfitta. Eccolo lì, punto interrogativo al punto Snai, puntare su un cavallo vincente. Ma chi sono io per giudicare. Magari preferisce puntare sui cavalli, anzicchè sugli uomini. Vista la fine che hanno fatto quelli che avevano puntato sugli uomini. Saluto Verlaine e mi avvio verso casa, con i miei jeans nuovi di pacca a otto euro e 99 centesimi, un paio di infradito comprate a Fortaleza quattro anni fa, una maglietta granata come le maglie del Torino e due lire in tasca, per comprarmi un ghiacciolo, mentre mi sento l'uomo più felice del mondo.
Buona giornata e buona fortuna
Signore e signori, italiane e italiani, da ieri questo paese è degno di appartenere al consesso dei paesi civili . Gli italiani votando con una valanga di si ai quattro referendum proposti hanno esercitato compiutamente quello che è il più elementare dei diritti civili e politici che una democrazia possieda, il diritto di decidere il proprio futuro. E tutto ciò è avvenuto in barba alle logiche affaristiche e pseudoimprenditoriali di cui la banda di predoni che ci governa aveva intriso, che dico, insozzato il proprio mandato elettorale. Berlusconi si è preso un petardo nel culo. Ed è un petardo che è ancora inespoloso. Quando esploderà la sua conflagrazione farà più rumore del Bing Bang. Bastava vedere le facce attonite dei vari notabili berlusconiani per rendersi conto che il paese intero li odia. Li odia di un odio gentile, l'odio della democrazia, che ti elimina cancellandoti dai palinsesti della tua vita. Delle nostre vite. Ma, attenzione, il messaggio è stato trasversale. Anche Bersani & c sono avvisati. Molti settori del Pd sono e restano nuclearisti. Sono e restano per la privatizzazione dell'acqua, sono e restano liberali in senso reazionario. Anche voi ve ne dovete andare. Questa è stata una vittoria venuta dal basso,nata dai comitati di cittadini autorganizzati, una vittoria di internet che ha veicolato le opinioni controcorrente molto più di qualsiasi telegiornale o tv, fatta eccezione , forse, per Rai News. La democrazia deve essere questo. Deve servire a uccidere pacificamente il nemico e ad invitarlo a ripresentarsi come avversario. Leale, se possibile. Berlusconi sembra ormai un pazzo che parla da solo all'angolo della strada. Anche Netanyahu se n'è accorto, al termine della conferenza stampa di ieri, quando Berlusconi ha paragonato la scena di un quadro che aveva alle spalle raffigurante il Parnaso ad un bunga bunga. E' il drammatico ridicolo di un uomo alla frutta. Che dico, all'amaro. La primavera italiana ora è davvero iniziata e solo un centrosinistra inavveduto inetto e arretrato , rispetto alle istanze del paese, può permettere a quest'onda lunga di libertà e di progresso di esaurirsi in un nulla di fatto. E' stata la vittoria della politica dei movimenti, che, una volta tanto, ha sconfitto le lobbies tecnocratiche. Vogliamo vivere in un paese migliore, dove sia dato a ciascuno secondo i propri bisogni e chiesto a ciascuno secondo le proprie possibilità. Come un immenso domino le teste cominceranno a cadere. Berlusconi è finito. Le favolette sui comunisti cattivi le racconti ai suoi nipoti, che volgeranno lo sguardo attoniti, come i suoi corifei, verso l'assistente sociale di turno. VATTENE. Non ti vogliamo più. Prendi un elicottero, fallo atterrare su palazzo Grazioli, riempiti le valigie di soldi e , come un Noriega qualsiasi, vattene in un'isoletta del pacifico a pescare. Hai reso le nostre vite più infelici. Nel secondo elicottero salgano Veltroni, Fasino, D'Alema, non necessariamente in quest'ordine, fate voi, e fatevi accompagnare nell'isoletta di fronte. Così vi mandate i messaggi con le cerbottane. Che, per inciso, non sono le bottane del luogo. Questo sarebbe troppo. Adesso ve le dovete sudare, certe cosette.
Uno dei vincitori delle elezioni è stato , di sicuro, Nichi Vendola. Mi piace quello che dice e come lo dice. Lo conosco, è una persona onesta. Voglio solo dirgli questo: eserciti una funzione di controllo sulle prossime stronzate che il centrosinistra si accinge a fare. Esempio: corteggiare Casini. Che ora parla da vincitore, avendo indicato di votare no ad alcuni quesiti e sostanzialmente, di non andare a votare. Dobbiamo andare al governo con questa gente? Con questi democristiani di ritorno. O di riporto? Non credo. Bersani, rifletti. Non facciamo che il centrosinistra vada al potere col compito di recuperare la crisi economica facendo digerire al popolo ricette liberali. Persino quelle della Parodi, sono preferibili. Berlusconi se ne deve andare subito. Niente tattiche che porterebbero ulteriore danno al paese. Quanto alle lega, beh, quei tontoloni dei suoi elettori, si sono accorti che Bossi sta sistemando la famiglia come nella peggiore tradizione democristiano meridionalista, e , forse, stanno cominciando a voltargli le spalle. Dal momento che sembra non avercelo più così duro, si sento più tranquilli. E sono andati a votare in massa elevando il dito medio al proprio leader, assurto a questo punto, a leader dei gremlins. In definitiva, ho detto un pò tutto quello che avevo da dire. Non voglio essere logorroico. Mi vengono in mente con commozione le manifestazioni di vent'anni fa contro la proposta di installare una centrale nucleare a Torre Guaceto (Br), un oasi faunistica. In cambio posti di lavoro. Tanto non sarebbero durati molto. E la grande flessibilità dovuta alle radiazioni avrebbe risolto i problemi lavorativi della zona. Ricordo i blocchi stradali e ferroviari, ricordo ogni singola faccia di quel popolo di carrozzine, ombrelloni, fulard rossi, puzzolenti scarpe ginniche e le messe in piega sfatte di quelle sante mamme che allora ebbero il coraggio di dire no e frapporre i loro corpi, anatomici e sociali, ai cordoni dei celerini che volevano picchiarci. Resistere allora ha posto le basi per resistere oggi. Grazie Italia, da ieri mi sento molto di più a casa.
Buona giornata e buona fortuna