venerdì 15 novembre 2013
Osgood-Schlatter.
Dai 10 ai 14 anni ho sofferto molto per una degenerazione di una decalcificazione ossea sottorotulea, in pratica mi si erano formate delle calcificazioni sotto la rotula a livello della tibia che mi provocavano dolore al solo camminare, figuriamoci nel fare sport. All'epoca ero uno sgarzellino iperattivo, giocavo a calcio e a pallavolo, a dire il vero, principalmente a pallavolo, motivo per cui , essendo io di natura un difensore-la qual cosa mi ha fatto riflettere nel tempo, come se le tendenze ad assumere i ruoli nello sport fossero caratterizzate dalle note del carattere di chi quei ruoli, assume, via via portati poi in altri ambiti ,una volta che, per sopraggiunti limiti di età , lo sport diviene necessariamente individuale o cessato-, mi è sempre piaciuto subire il gioco avversario e giocare di rimessa, vincere sugli errori altrui, forse perché , a pallavolo, ad esempio, non ho mai avuto l'elevazione per schiacciare nei tre metri, questo ha determinato, lamarckianamente( Lamarck era un evoluzionista che sosteneva che gli organismi viventi mutavano le caratteristiche in relazione alle situazioni ambientali, per questo secondo lui le giraffe avevano il colo così lungo-sarebbe interessante approfondire il perché i neri hanno questi peni in perenne divieto di sosta sulle strisce pedonali, quando sostano a bordo strada),lo sviluppo di determinate caratteristiche di gioco una su tutte il salvataggio in bagher o in tuffo con conseguenti tumefazioni continue alle ginocchia. Nonostante stia scrivendo in modo canino (gli odontotecnici non c'entrano) butterò giù lo steso un po' tutto ciò che ricordo di quell'epoca spensierata, e mica tanto. Insomma, a farla breve, mentre tutti i miei amici giocavano a pallavolo lanciandosi ginocchinterra sul nero pavimento nerogommoso del plesso Pessina, dove si giocava a pallavolo un paio di volte a settimana e se c'era la partita pure tre a volte, alcune settimane( le partite c'erano se le squadre avversarie giungevano al numero legale per prendere un pulmino e arrivare a Ostuni e se il pulmino aveva abbastanza benzina) , io, invece, a momenti non riuscivo a camminare. Mio padre, poverino, mi aveva portato da tutti gli ortopedici della zona i quali mi avevano prescritto pomate e riposo. Pomate e riposo. Le pomate non mi facevano niente e il riposo neanche. Per chi è abituato da piccolo a fare sport, beh, credetemi, l'immobilità rappresentava un dramma. Si provava disagio fisico e ci si sentiva impazzire. Un po' quello che deve provare un consumatore di stupefacenti in astinenza. E da ciò traggo motivi per dire che abituare i bambini a fare sport sin da piccoli, li allontana dalle droghe, sostituendosi, lo sport, a quel quid che calmiera il naturale surplus di energie così comune in un adolescente. Una volta mia madre mi vide piangere e mi chiese perché stessi piangendo. Io le dissi che il motivo era questo dolore alle ginocchia che mi impediva di fare sport ed essere uguale a tutti gli altri. Mia madre mi fece una carezza e mi disse che quando mai io avrei voluto essere come tutti gli altri, che a lei questa cosa proprio non risultava. Ma parlò lo stesso con mio padre il quale telefonò ad un suo antico compagno d'infanzia, un famoso ortopedico davvero molto stimato, che però era in forza, all'epoca dei fatti narrati, presso l'ospedale di Monopoli, città che allora m'era ignota, ma che in futuro, a parte per l'ospedale, mi sarebbe stata nota solo perché quando andavo col treno a Bari all'università, alla volta della sua stazione salivano sempre due o tre tizi che insistevano nel volermi vendere ad un prezzo ridicolo collanine d'oro che giuravano appartenere alle zie o alle sorelle morte in disgrazie accidentali. Un giorno al ritorno da scuola, mio padre, che mi pare sempre brizzolato nei mie ricordi, mi disse che dovevamo andare da un famoso ortopedico per risolvere una volta per tutte questa faccenda delle mie ginocchia. Mi disse di stare tranquillo.Dopo pranzo ci mettemmo in macchina e prendemmo la superstrada per Bari, sulla sinistra ad un certo punto vedemmo delle signorine che chiedevano un passaggio e io dissi a mio padre che forse potevamo dar loro un passaggio, ma mio padre stranamente disse che quelle signorine lì dove dovevano andare ci potevano andare a piedi , che era giusto dietro il cespuglio, io sorrisi e dissi, ah, allora volevano della carta igienica. Mio padre non disse niente. Si limitò a guardarmi e poi un bel pezzo dopo disse, ma la cartigienica non era per la cacca. All'epoca non ci capii molto, ma non ci feci certo caso. Arrivammo a Monopoli, una città del sud barese, piuttosto grande, piena di commerci di ogni genere, mi ricordo che si diceva che lì c'era il pesce buono. Ma a parte delle case anonime a due piani, non mi ricordo molto. E i tizi delle collanine che incontrai poi più avanti negli anni. La sala d'aspetto era piena e aspettammo un bel po'. Poi ad una certa ora, toccò a noi. Entrammo da una porta dietro la quale c'era uno studio. Nello studio c'era una scrivania , un lettino per le visite e attrezzatura per fare delle radiografie. Il dottor Bonaventura, che così si chiamava l'amico di mio padre, sembrava un tipo molto severo, non sorrideva per nulla. Ascoltò quel che aveva da dire mio padre. Poi mi guardò. Mi fece stendere sul lettino e mi toccò le ginocchia. Mi facevano male e lui non insistette. Aveva delle strane mani tutte screpolate , erano come consumate. Poi mi disse di stendermi sul lettino vicino a dove c'era quella macchina che presumevo servisse a fare le radiografie, che per me all'epoca dovevano essere delle specie di foto che servivano per vedere dentro alle ossa. Poi con fare ieratico disse a mio padre di uscire e si mise dietro ad una sorta di schermo protettivo che ricordava uno scudo di celerini, solo un po' più grande. 5 minuti dopo mio padre rientrò. Il dottor Bonaventura si mise a sviluppare le lastre. In silenzio, io e mio padre, attendemmo il responso. Dopo un quarto d'ora , Bonaventura tornò abbastanza sorridente, per i suoi standard. Ci sedemmo e lui, scrivendo su un suo diario di appunti, ci disse che io avevo una sindrome piuttosto frequente, fra gli adolescenti e che si poteva curare e guarire definitivamente. Mio padre e io ci rianimammo. Solo, però, disse Bonaventura, dopo la cura, che faremo qui e ora , in futuro, potrebbe essere necessario rimuovere delle piccole calcificazioni a livello tendineo. Ma non è certo che possano formarsi. Nel caso, si sarebbero rimosse chirurgicamente. Comunque, la cosa più importante, a quel punto, era di guarire dall'infiammazione e da quest'effetto ginocchia a noci di cocco. Disse proprio così, Bonaventura. Si assentò per una decina di minuti e tornò poco dopo con una vaschetta metallica con dentro una siringa di vetro pronta all'uso. Spiegò che avrebbe dovuto praticarmi due iniezioni nelle tumefazioni alle ginocchia. Avrei sentito un po' di dolore ma mi avrebbe cosparso le parti con un anestetico, così non avrei sofferto molto. Mi osservò con quei baffetti da sparviero, magro, sguardo severo, mani di argilla sgretolata...ma si vedeva che era un burbero benefico, che il suo era un atteggiamento e che dietro si nascondeva un buono e forse persino un goliardico buontempone. Mi praticò due iniezioni e dalla mia bocca non uscì un lamento. Era il mio bushido personale, che me lo suggeriva. Più tardi , da grande , capii che non serviva a molto, che la sofferenza che provavano certi individui non era paragonabile a quelle che cercavo di affrontare con il mio bushido. Ma all'epoca segnai il punto, dentro di me. Bonaventura disse che ero stato bravo.Mi disse che sarei dovuto stare a riposo per un paio di mesi e che poi avrei potuto tornare a fare sport. Ce ne andammo , io e mio padre, contenti e felici, imboccammo la superstrada a buon ritmo,e al ritorno, dove c'erano le signorine dei passaggi notai che non c'erano più . Magari avevano raggiunto i cespugli a piedi. Due mesi dopo giocavo a pallavolo e a calcio e non avevo più dolore. Mi sentivo rinato. Disputai un campionato di pallavolo e uno di calcio , del Centro Sportivo. A Pallavolo giocavo come alzatore, un ruolo che oggi non esiste più e a calcio mi distinguevo come mezz'ala , un po' alla Antonioni, con il sedere all'insù, diciamo, via. Anni dopo , intorno ai vent'anni, mi si presentò il problema della calcificazione in uno dei tendini delle ginocchia, di quello destro in particolare . Feci la visita da Bonaventura. Mi osservò e si ricordò tutto. Sì, mi ricordo, disse, postumi di una sindrome di Osgoon-Schatter, nomi dei due medici che hanno scoperto questa patologia. Conobbi l'ospedale di Monopoli e la capo sala che una volta disse che il Monopoli di calcio aveva visto di vincere due a zero e rideva un sacco e lo ripeteva in continuazione, lo aveva sentito dire ad un paziente . In camera ero con un tizio magro che si doveva operare di ernia del disco. Aveva provato a fumare, alcuni giorni prima, ma Bonaventura lo aveva redarguito con severità.Non ci aveva riprovato. Si chiamava Luciano. Adesso non c'è più. Ma non fu Bonaventura, il suo carnefice,ovviamente, fu l'eroina. Un'altra storia, un altro racconto, forse, dipende da come le vedi , le storie, a volte sono come le vie dei santi, lasciano scie e tu devi capire da dove iniziarle, a che punto entrare nelle scene delle tue reveries. Fui operato. Anche Luciano fu operato. Diventammo amici. Io uscii prima dall'ospedale, l'ernia del disco richiedeva più tempo di degenza. Mentre andavamo a casa in macchina attraversando una città che mai conoscerò, chiesi a mio padre:" ma cos'è che ha alle mai, il dottore?". Lui a tutta prima non disse nulla. Poi mi guardò e disse. Prima, quando non si conoscevano gli effetti dei raggi x, si facevano le radiografie tenendo ferme le parti da radiografare con le mani...quelli sono gli effetti dei raggi x . Io non dissi niente. Ma ricorderò sempre quell'uomo, con il suo aspetto severo, il baffetto alla Devid Niven e quella sua immarcescibile volontà di darsi alla scienza, succeda quel che succeda, pur di ridar le gambe a chi non ce l'ha, Gesù Cristo in scala ridotta che cercando il proprio Lazzaro, perlomeno ha prolungato l'esistenza di chi a quel miracolo un giorno spera di assistere per davvero.
mercoledì 9 ottobre 2013
Ask 5
Dove ti trovavi 3 ore fa?
mangiavo, ma non mi ricordo cosa mangiavo, mi ricordo la sensazione, Un pò come fare sesso sena ricordarti con chi, defecare sena ricordarsi se si è usata la carta igienica. Ah, ecco cos'era quella frenata di bicicletta in mezzo alle mutande! un minuto fa
Che cosa conta maggiormente per te - Il denaro, un buon aspetto o l'atteggiamento? samurai attitude 3 minuti fa
Quale canzone ti piace ballare? shock the monkej di Peter Gabriel 3 minuti fa
Dove ti vedi nei prossimi 10 anni? In una vasca da bagno con una canna in mano mentre sostengo di essere in Brasile. 3 minuti fa
Come si può essere felici senza soldi? Non si può essere felici senza soldi, ma i sldi sarebbero senz'altro felici di non avere a che fare con noi, specie quando li cediamo così in cambio di stronzate! 4 minuti fa
Chi è l'ultima persona dell'altro sesso con cui hai parlato? Mia madre, oh, stessi diventando gay? 5 minuti fa
Per cosa spendi la maggior parte del tuo denaro? per pagare le bollette che consentono a Letta di credere che sia il mio presidente del consiglio. 6 minuti fa
Cosa ti fa ridere di più? Il solletico ai carri armati. 6 minuti fa
Ti piacerebbe vivere in un altro paese? Ognuno ha il paese che si merita per questo credo che Buddha avesse ragione nel dire che l'uomo che non vive secondo virtù e condannato a rivivere altrove: ma com'è che io rivivo sempre in Italia? Devo aver fatto veramente qualcosa di grave in un altro me. 7 minuti fa
Cosa dovrebbe esserci in una città perfetta? Beh, per dirla con De Andrè non ci dovrebbero esser spargimenti di sangue o di detersivo. 9 minuti fa
Secondo te chi è un eroe dei nostri tempi? l'uomo medio con delle capacità tecniche che fa funzionare i paesi tirando la carretta a quella banda di mediocri che lo dirige restando sano di mente fino alla pensione. 9 minuti fa
Chi è la persona più pazza che conosci? nessuno sano di mente si mette a scrivere libri in un paese che ha in testa alle classifiche Fabio Volo., risposta pleonastica: io. 11 minuti fa
Qual è la tua opinione sulla clonazione umana? Di Danilo Coppola ce ne basta e avanza uno! 12 minuti fa
Cosa hai mangiato a colazione stamattina? caffè quadruplo con biscotti al cioccolato. 6 giorni fa
Qual è la tua opinione sulla caccia? che i cacciatori sono più bravi a sparare cazzate, per cui non è meglio che si danno al cabaret e lasciano stare in pace i poveri uccelli? 7 giorni fa
Qual è il luogo ideale per il primo appuntamento? in camporella...al massimo prendiamo un po' d'aria, no? 7 giorni fa
Ci sono persone delle quali hai paura? persone no, entità forse... 7 giorni faA una persona piace questo elemento
Quali città ti piacerebbe visitare? Berlino 9 giorni fa
Preferisci parlare o inviare sms? parlare, le vibrazioni della voce mandano segnali erotici...sperando che accada se l'interlocutore è di tuo gradimento 17 giorni fa
Hai mai rubato qualcosa? purtroppo mi sono arbitrariamente impossessato del fischietto di un arbitro e mentre arbitrava fischiavo di nascosto, più che una partita era diventata un incubo, ma l'arbitro non poteva tornare a casa prima del termine perchè la moglie non se lo sarebbe aspettato... 18 giorni fa
Sei una persona creativa? no comment 23 giorni fa
Qual è il luogo ideale per il primo appuntamento? a cena...ma non devi essere Gesù Cristo, altrimenti sfigato come sono di sicuro è l'ultima e non so neanche se riesco a consumare il resto 24 giorni fa
Hai l'app ufficiale di Ask.fm per Android?
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no 24 giorni fa
Dove ti trovavi 3 ore fa? purtroppo lavoravo, non dico meno male perchè sono uno che ancora crede che il lavoro sia un diritto, insomma, un nostalgico. 24 giorni fa
Hai già l'app Ask.fm per iPhone?
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noooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo ooo ooo oooooo 26 giorni fa
Qual è la tua opinione sulla caccia? In tempi di ogm non è detto che chi spara uccelli non possa pigliare pesci. 26 giorni fa
Hai già l'app Ask.fm per Android? noooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo
martedì 8 ottobre 2013
Il racconto di Josè (scritto a penna di sera su un autobus)
Mi ferma per strada sui navigli per chiedermi una informazione. Vuole sapere se quella che sta percorrendo è la giusta direzione per Torino. Me lo chiede in un buon italiano. Io dico che sì. Camminiamo un tratto insieme. E parliamo. Io nel mio spagnolo stentato, lui un po' in italiano, un pò in spagnolo(sua lingua madre) e un pò in francese. Gli chiedo se sta facendo il cammino di Santiago De Compostela. E' bassino , ha pochi denti, barba corta ma non incolta, un cappello, un cappotto grigio, jeans, scarpe da tennis e uno zaino in buone condizioni, più un borsone, ma non emana affatto un cattivo odore. Nonostante i chilometri che deve aver già percorso, in giornata. "Cammino di Compostela? No, io faccio il mio cammino, quello di Josè. A proposito mi chiamo Josè, in italiano sarebbe Giuseppe". Splendida la filosofia che trasuda dalle sue parole da globetrotter poliglotta. Dice che è di Valencia. Ah, Valencia, dico, Andalusia.Mi guarda severo e dice, è al confine con l'Andalusia, anzi è fra l'Andalusia e la Catalogna, è nel Pais Valenciano, precisa con orgoglio, come a voler rimarcare, immagino, che il fatto di essere in giro per l'Europa , mai gli farà perdere le sue radici e anzi spesso ci si allontana dai luoghi natii per riscoprirli. Sono cinque anni che è in giro per l'Europa, mi dice. A piedi. Vivendo di quello che la gente gli dona, dormendo dove capita. Ha in mano una bottiglia di plastica piena di olio d'oliva che qualcuno gli ha regalato. Insieme a del pane. Che porta nel borsone. Io gli dico che sono pugliese e che la mia terra produce il miglior olio extravergine del mondo. Quando gli nomino la Puglia , si illumina, dice che la conosce e che ricorda specialmente un piccolo paese di case bianche ammonticchiate su una collina. Io sorrido, dico, è Ostuni, il mio paese, la mia città, la città bianca. Gli chiedo se l'ha visitata. Lui dice che l'ha ammirata dalla costa, perché viaggia prevalentemente sulla costa, vicino al mare. Se può . Perché giri l'Europa a piedi, gli chiedo."Perché lo voglio. Voglio essere libero". Geniale risposta perché semplice. Ha lavorato in Francia, dice, gli ultimi anni, e fra un 8-9 mesi i francesi gli daranno una piccola pensione. Fino ad allora camminerà. Trentacinque, quaranta chilometri al giorno. Mi mostra le scarpe. Sono buone scarpe, dice, sono le gambe che necessitano di riposo. Sto cercando un posto riparato per "accampigliarme". Dice proprio così, usando questo termine curioso. Camminiamo ancora un pò, a sinistra abbiamo il naviglio e la chiesa di San Cristoforo e lui la osserva da lontano. E dice che è a questo che servono le chiese oramai a fare ombra di giorno e riparare di notte i viandanti, i pellegrini. Mi guarda sorridendo e dice, sai, volevo sapere la direzione giusta per Torino, perché anche se sono già passato da qui il paesaggio muta "rapido", non si fa tempo ad andare giù per l'Italia che quando torni non riconosci più i luoghi, i posti, capisci? L'uomo cambia il paesaggio "esterior" molto più rapidamente del paesaggio"interior". Sorrido ascoltando le sue sagge parole. Sai, continua a parlare, ho sempre qualche problema a chiedere informazioni a gente non adulta, gente che abbia almeno 40 o 50 anni. I giovani non sanno niente o fanno finta di non sapere niente o ti rispondono con fastidio. Io mi sono fidato di te, perché sei adulto, grande di età, ribaltando, cosi, penso, clamorosamente, il paradigma della persona "normale" che invece dovrebbe avere delle remore a fidarsi del "barbone" o (molto) presunto tale. Fa per avviarsi verso il ponte che attraversa il naviglio, un vecchio ponticello che lo porterà nei pressi della chiesa di San Cristoforo. A quel punto gli chiedo se vuol dormire a casa mia. Lui dice di no. Insisto. Lui dice che non è abituato ai loghi chiusi, che lo soffocano. Gli dico che mi ha fatto piacere incontrarlo e conoscerlo, che ero in giro a fare foto, la mia macchina è nello zainetto che porto in spalla, foto notturne. Sì, dice lui, i paesaggi notturni sono molto belli. I paesaggi in genere, dico, anche quelli umani, io per esempio fotografo molto la gente. le persone con i loro volti, i loro corpi, le loro camminate, sono paesaggi in movimento. La gente?,fa. Sono più interessanti i paesaggi. Bueno amigo, buena suerte, mi dice, mentre attraversa i binari del tram che si incastonano nell'ammattonato d'epoca e i mattoni lucidi per la recente pioggia rimandano i bagliori dell'illuminazione pubblica notturna e dei fari della auto in lontananza. Prima di lasciarlo andare lo chiamo e gli chiedo se possiamo farci una foto, in ricordo di questa conversazione. Uso il cellulare perché alla macchina fotografica si sono scaricate le batterie. Mi si avvicina, mi guarda e dice:"a chi risponde ad un viandante non si può negare niente...perché è un uomo di libertà".
domenica 22 settembre 2013
Safari fotografico a Lambrate, zona archeologica industriale( 21/09/2013)
Sabato pomeriggio, fine settembre , mi incontro alla stazione di Lambrate col fotografo Cesare Dal Farra. L'intento è quello di eseguire un safari fotografico nei dintorni e verso via Rubattino dove ci sono ancora in piedi capannoni della ex Innocenti. In piazza Bottini cominciamo a fotografare , ci sono dei punkabbestia con i loro cani che chiedono l'elemosina vestendo all'ultimo grido e bevendo birre da 5 euro a lattina, uno con la cresta da mohicano mi mostra il dito medio e mi minaccia, io gli rispondo che non è che sia così tanto fotogenico ora che Balotelli li ha sdoganati come look . Lì al loro lato c'è pizza Mundial, un forno che sforna in continuazione pizze, pizzette e altre leccornie dello snack veloce a pochi spiccioli , infatti il posto e iperaffollato di gente di tutti i tipi, anche molti italiani che visti i tempi di crisi incombente hanno smesso di avere la puzzetta sotto il naso in quanto a cibi take away per lo meno. Ci avventuriamo a piedi nelle strade limitrofe scattando alcune foto a muri completamente ricoperti di graffiti, l'intera città di Milano è ricoperta di graffiti, alcuni bellissimi altri meno, alcuni altri decisamente brutti o insignificanti. Ma io sono dell'idea che comunque anche un segno brutto che interrompa la monotonia di un muro grigio segnando il passaggio di qualcuno che lo ha tracciato dia un segno d'umanità ad una contemporaneità urbana che ne è sempre di più priva. In una piazza alberata lì da qualche parte ci sono delle zingare dai vestiti sgargianti e variopinti che io fotografo di sgamo mentre subito dopo Cesare Dal Farra mi dice che chiedere non costa nulla e in genere predispone il soggetto che si vuole fotografare per un'accettazione anche se poi certo ne perde in spontaneità e diciamo pure, un pò, quando fotografi qualcuno a sua insaputa , allo scopo di mostrarne poi il viso o una particolare espressione come esempio di paesaggio umano esistenziale, certamente è un furto d'anima con destrezza (di cui non ci si pente mai però, a livello artistico, quando scarichi le foro sul pc). Cesare chiede indicazioni ad una signora sull'ubicazione dell'ex area Innocenti, vogliamo andare a fotografare qualche reperto di archeologia paleo-industriale. Lei ci invita a prendere l'autobus 54 con lei, è una signora di mezz'età bionda che sembra aver voglia di parlare, di comunicare. In pochi minuti ci spiega dove dobbiamo scendere e ci dice che nei capannoni industriali ci vivono e dormono delle persone che ogni tanto la polizia caccia via finchè non vi fanno ritorno, dopo un pò, quando le acque si sono calmate. Scendiamo su sue indicazioni alla fermata successiva a quella dove scendeva lei. Sta andando ad accudire un anziano, che quello è il suo lavoro, alla faccia di chi dice che noi italiani non vogliamo più fare ceti lavori. Subito ci troviamo davanti ad un viale lunghissimo, in mezzo la strada è separata da una siepe e dalla parte opposta a noi c'è un ampio edificio fatiscente e proprio per questo affascinante, con un cancello di vecchie e rugginose inferriate, ampio parallelepipedo di mattoni rossi, ricoperto di graffiti e vetri delle finestre semifrantumati come denti di facce buie ma ridenti. Alle spalle di questo che doveva essere uno degli stabilimenti Innocenti si scorgono nuovi palazzi in costruzione in mezzo a delle enormi gru, termitai allucinatori la cui monotonia estetica ricorda i combinat della DDR, progettati da architetti che dovrebbero essere imprigionati per il reato di spreco del talento al fine di rendere le persone prigioniere del brutto. Fotografiamo il contrasto tra il reperto paleologico industriale del vecchio stabilimento e il nuovo che avanza sul suo sfondo. Proseguiamo per 500 metri e scorgiamo il ponte della tangenziale. Quando lo raggiungiamo e iniziamo a percorrerlo sotto, una visione di bellezza incredibile ci attende. Una teoria infinita di piloni che reggono il manto stradale, si staglia per qualche chilometro da non riuscire a vederne la fine. Ogni pilone è ornato da graffiti e stickers di vario genere e a 50 metri ci sono dei massi messi lì con funzione estetica e dietro di essi si apre un inaspettato laghetto che rende l'ambiente molto gradevole, nonostante il continuo rombo in sottofondo del traffico tangenziale e gli enormi insipidi palazzoni in costruzione sulla sinistra. Chiediamo a un signore di mezz'età anche lui,dove siano i capannoni delle fabbriche della Innocenti, e , molto cordialmente, ci spiega che sono oltre il ponte e ci indica col dito dei tetti di ferro rugginoso in lontananza. Decidiamo di proseguire diritti per poi virare a destra e dirigerci verso i capannoni dismessi. Cesare dice che la gente che si incontra in questi luoghi è gentile e cordiale, ha voglia di parlare , di comunicare, forse la gente presa singolarmente non è poi così tanto male, inumana, forse la gente della periferia ha conservato una propria umanità, nella sofferenza. Facciamo 100 metri e incontriamo dei ragazzi e ragazze latini che danzano come se stessero provando una sorta di spettacolo. Chiediamo se possiamo riprendere alla piccola folla di spettatori latini che stanno assistendo seduti su una panchina di fronte e siamo sotto l'immensa arcata del ponte della tangenziale, che appare costituito da blocchi ciclopici di cemento che paiono messi insieme come un immenso lego da un Godzilla dalla grandezza incommensurabile ,quasi per gioco. Dicono di rivolgerci ad Hector. Hector il professore, lo chiamano. E' acquattato sull'asfalto, all'ombra del ponte , davanti ai suoi allievi, riverso sul radiolone che manda pezzi salseri, e li dirige con maestria. Chiedo se posso girare un video. Lui acconsente con il pollice su e le dita serrate della mano sinistra. Stiamo lì qualche minuto , ammirati, a guardare le evoluzioni danzereccie di questi ragazzi che ci stanno qui dando un chiaro esempio di arte dell'arrangiarsi, si allenano nelle loro evoluzioni di danza al riparo del ponte della tangenziale, all'aperto, palestra naturale e gratuita, splendido esempio di come si possano fare le cose in economia, purchè lo si voglia con forza. Passiamo oltre. Viriamo a destra e già scorgiamo un enorme capannone di cui permane lo scheletro attaccato e corroso irrimediabilmente dalla lebbra della ruggine. Ci avviciniamo ancora. La rete di recinzione è divelta di modo che si capisce che si può entrare dentro e fare una visita . Ci accingiamo a farlo e non senza qualche timore, viste le notizie su probabili presenze umane all'interno. Un passante che Cesare "intervista" ci spiega che quel capannone è l'ex fabbrica della Maserati. Entriamo all'interno e subito ci si arricciano le carni e la pelle per l'emozione. Siamo dentro ad un pezzo di storia Milanese , che dico, nazionale. Il capannone è enorme ma ridotto ad uno scheletro. Pare , con il soffitto ricurvo sui lati, questo immenso parallelepipedo di 500 metri, lo scheletro di una nave rovesciato . Si scorgono gli enormi primi prototipi di condizionatori dell'impianto di areazione, deformati dal tempo, che paiono involontarie sculture metalliche, su in cima abbarbicati a tetto e degli enormi tubi ricurvi che fuoriescono dal tetto costituito ormai men che meno che da una ragnatela di steli metallici. Scorgiamo delle tende last generation che costituiscono una sorta di piccolo accampamento, che sembra , a quest'ora del pomeriggio, abbandonato. Intorno a queste tende e in quasi tutto l'interno del capannone sono ricresciuti alberi e cespugli in abbondanza, quasi che la natura avesse voluto lentamente ma inesorabilmente riconquistare il terreno che le era stato espropriato dall'uomo a fini produttivi. Ci sono persino degli alberi di fico, ricresciuti non si capisce bene come. Sui lati del capannone , sui muri superstiti ci sono disegnati dei graffiti. Subito mi viene in mente che di notte in questo luogo graffitari che si esercitano indisturbati, lontani dalle molestie poliziesche-posto che penso che qualsiasi interruzione di una qualche attività con finalità creative sia da considerate una molestia-magari bevono il te' nel piccolo accampamento sicuramente rom insieme ai gitani , ballando le loro gighe e allontanandosi di quando in quando fra i cespugli con calde ragazze sinti per passare qualche momento di bollente intimità. Torniamo indietro e incontriamo dei resti di un auto, probabilmente dei tempi produttivi, parliamo degli anno '70 o giù di lì. C'è silenzio, un silenzio catartico. Immaginiamo le catene di montaggio e centinaia di operai gli uni accanto agli altri, alle catene di montaggio, che sudano e respirano insieme, finchè il respiro diventa unico e così potente da mandare in frantumi il soffio di mille monaci taoisti, muscoli, e mani che si muovono all'unisono, per quarant'anni ripetendo gli stessi quotidiani gesti, per quarant'anni, tutti i giorni con fuori qualsiasi tempo gelo o sole infernale squagliasfalto... ci vuole del genio a fare per quarantanni gli stessi gesti tutti i santi giorni senza impazzire. Siamo in una di quelle fabbriche che, involontario complice il capitalismo fordista, ha creato una delle più salde generazioni della storia contemporanea e una delle classi sociopolitiche più coese di tutti i tempi che sviluppò un senso di solidarietà umana e nelle lotte che mai più sarebbe stato raggiunto e si raggiungerà. Da pelle d'oca, possiamo sentire i loro respiri, i loro affanni, le loro anime tormentate e i clangori metallici dei pezzi che assemblavano tutti i giorni. Usciamo dal capannone e ci dirigiamo verso l'acquedotto che è lì poco oltre , allontanandoci sempre più alla destra del ponte della tangenziale nei presi dell'uscita Rubattino. Sullo sfondo si vedono enormi palazzi in costruzione che avanzano minacciosamente divorando questi reperti archeologici di un passato glorioso in disfacimento. Enormi aree industriali che l'abbandono ha reso scenari poetici, palchi di teatri a cielo aperto, luoghi di produzione artistica involontaria, possibili spazi di socialità creativa. E presto scompariranno per far posto a questi palazzoni anonimi e grotteschi che saranno abitati da una generazione di acefali che siederanno su divani della stessa marca lowcost divorando merendine dell Kinder di provenienza Caritas, perchè non avranno di che mangiare e di che lavorare, precari a vita, anime imprigionate in dimore per giapponesi padani.
sabato 21 settembre 2013
Esercizi di stile
Per puro esercizio della parola scrivo questo pezzo prima di avventurarmi in un safari fotografico urbano che non so bene cosa significhi, alzato alla buon ora, 10 di mattina, ognuno ha le albe che si può permettere quando se le può permettere, Marillion in sottofondo con la loro musica elettronica dagli echi ancestrali semiceltici, ma giuro che non sono Battiato, lo sarei se ci aggiungessi, nei recessi sahariani dell'anima derviscia giuro che andando avanti ci si piscia, poi i miei esercizi quotidiani di qi gong di cui credo di aver carpito il segreto, per eseguire gli esercizi bene devi pensare solo agli esercizi medesimi e quindi di conseguenza non pensi ad altro, da lì il distacco-questo l'ho pensato dopo averli fatti , mi ero reso conto che per una ventina di minuti non avevo pensato a niente e mi sono sentito felice-, mentre i Marillion imperversano sullo stereo vado avanti , ripreso a pensare e quindi in qualche modo a soffrire, ma perchè evitare la sofferenza, meglio attraversarla fachiristicamente così allenandosi nulla ti può più scalfire, ma neanche questo è giusto perchè la sensibilità non la si può perdere , ti fa stare bene, lacrimare di gioia e felicità se occorre o di amarezza e pianto, ma il riso si sa è un pianto rovesciato, allora perchè quando piangiamo non facciamo la verticale per stare meglio subito?Dietro di me l'inquietante presenza delle mie biciclette, devono svuotare il locale parcheggio condominiale delle stesse perchè non ci si muove, un guazzabuglio di raggi, catene, lucchetti, freni, manubri e pedali, un complicato intrigo di bici, donne, scantinati e relitti , anche se la bici mi disturba la prostata io bastian contrario mi chiedo sempre in che misura possa la mia prostata disturbare la bici, questo essere democratico ad libitum mi frega all'infinito però, perché del calzino io voglio vedere sempre i due lati dimenticandomi della puzza, che quella conta nella società dei profumi, delle giacche e cravatte, delle platinum american express, non importa farsi il bidet, ci si compra mutande pulite restando col culo sporco, metafora della coscienza, ma in fondo non mi importa molto di tutto ciò, sto solo esercitando la parola scrivendo quello che mi viene come mi viene, non avendo in fondo molto da dire, carico a molla il mio cervello cercando di tirarci fuori qualcosa di buono in questa giornata di sole improbabile, per settembre, ho pronti in bisaccia due miei libri venduti ieri da portare ad un tizio che li vuole leggere sulla fiducia, e che volete che vi dica, penso che se c'è ancora qualcuno che vuole leggerti sulla fiducia allora non tutto è perso, ma non vorrei aver fatto una troppo buona impressione o vieppiù un impressione pessima per cui au contraire mosso a compassione il subitaneo acquirente, mentre sono qui a pestare la tastiera con le dita suonando la mia musica fatta di parole che leggo nel silenzio dello stereo spento perchè il cd elettronico scozzese è arrivato al termine, mi chiedo infine se sia meglio infischiarsene dei fischi o fischiare agli infischiati, solo il maestro Dogen può rispondere a questa domanda, e come? Gli occhi sono in orizzontale e il naso in verticale .
venerdì 13 settembre 2013
Ask 4
Hai già l'app Ask.fm per Android?
noooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo 19 giorni fa
Qual è il posto che hai sempre desiderato visitare? il mio fegato 19 giorni fa
Hai già l'app Ask.fm per iPhone? no circa un mese fa
Qual è l'ultima cosa che hai fatto con le tue mani? beh, non lo posso dire, anche se un pò da questa risposta si può intuire... circa un mese fa
Che profumo indossi oggi? eau de not in bianc 3 mesi fa
Qual è il tuo negozio di abbigliamento preferito? saccheggiare i sacchi per i vestiti per il terzo mondo, non credo che indossino piumini o monbut a Nairobi... 3 mesi fa
Cosa devi fare oggi? dovrei lavorare cercando di restare più indifferente possibile alle provocazioni . 3 mesi fa
Hai qualche strana fobia? non sopporto la giacca e la cravatta, vestire così inquina, perchè implica un iphone all'altezza, sigarette di lusso, macchine di lusso, insomma ti dissangui e poi ti mancano i soldi per lavarti le mutande.Io preferisco portare mutande pulite. 3 mesi fa
Con chi parli più frequentemente al telefono? con i venditori di pacchetti telefonici. 4 mesi fa
Se c'è una cosa che potresti cambiare del passato, quale sarebbe? se ci fosse una cosa che potessi cambiare del passato , quale sarebbe? 4 mesi fa
Cosa ci uccide e cosa ci rende eterni? L'ignoranza e la libertà. 4 mesi fa
Su quale rivista vorresti apparire in copertina? Time 4 mesi fa
Ti piacciono i Musical? Mi fanno lo stesso effetto dei kiwi :-) 4 mesi fa
Che cos'è che può farti sentire meglio? perdermi nel paese di Libertà ! 4 mesi fa
Cosa ti manca? ho iniziato a esprimermi scrivendo, poi parlando in dei video, poi in pubblico, ad un certo punto vivrò in silenzio seduto davanti ad un muro...mi manca la certezza che riuscirò a farlo. 4 mesi fa
Qual è il miglior libro che hai letto finora? sarebbe come chiedermi qual'è la donna che hai più amato, certe domande meritano risposta da seduta spiritica: non c'è risposta. 4 mesi faA Debora Martulli piace questo elemento
Che piani hai per domani? sono in ferie 5 mesi fa
Quale tipo di trasporto usi più spesso? i sogni 5 mesi fa
se tu fossi una bevanda alcolica, quale saresti? Primitivo di Manduria, vino forte e sapido, ma sottostimato 5 mesi fa
Qual è la cosa che desideri maggiormente nella tua vita in questo momento? devi farmi questa domanda quando sono ancora più nella merda, per il momento riesco a nuotarci dentro. 5 mesi fa
La caccia dovrebbe essere proibita? penso che se hai fame un pò tutti possono andare al supermercato. 5 mesi fa
Qual è il tuo aspetto quando ti svegli al mattino? più o meno ho l'aspetto di una nube tossica. 5 mesi fa
Qual è la tua parte del giorno preferita? la notte...la notte è avvolta nel silenzio che a volte è frastuono quando ti vengono a trovare i pensieri che affollano la tua mente gridando quanto è orribile il giorno con la sua orrida liturgia del lavoro, della produzione fine a se stessa. 5 mesi fa
Che differenza c'è fra destra e sinistra? La destra guarda al mondo così com'è la sinistra a come dovrebbe essere. 5 mesi fa
Qual è il tuo orientamento politico? se guardandomi allo specchio vedo un punto nero, non vado dall'estetista, gli sparo. 5 mesi fa
Perchè ti piace la natura? Perchè preferisco avere il pollice verde che il medio marrone :-) 5 mesi fa
Quanti denti hai? quelli giusti per azzannare la vita 5 mesi fa
Cosa faresti se sapessi di non poter fallire? lascerei tutto così com'è. 5 mesi fa
Che aspetto ha la tua camera? (pubblica una foto) in quale momento la devo pubblicare? Potrebbe essere imbarazzante ;-) 6 mesi fa
Sei mancino/a o destro/a? destrorso di mano, mancino di pensiero. 6 mesi fa
Ti piacerebbe vivere in un altro paese? Qualsiasi paese , in questo momento, è più interessante di un paese dove devo adeguarmi ad una cultura dominante basata sul principio che violare le regole e sfangarsela sia la più alta manifestazione di abilità umana. 6 mesi fa
Qual'e il tuo sogno nel cassetto? Non mi rispondere che non hai il cassetto! estinguermi nella libertà. 6 mesi fa
Che stai bevendo ? Uliveto... e dei passeri mi piace la loro versione plurale femminile. 6 mesi fa
Ti piace il tuo nome? Viene da un santo russo, mia madre in cinta di me era con mio padre nella basilica di Sant'Antonio da Padova ed ebbe un malore davanti ad un santino, un frate disse che era la statua di San Danilo , un santo ortodosso: fine della breve storia del perchè mi chiamo Danilo. 6 mesi fa
Qual'è un tuo sogno perverso ricorrente? Fabrizio Corona rinchiuso in un trullo con dodici marocchini della prima ondata migratoria. 6 mesi fa
Qual é la migliore cosa da fare dopo una giornata lunga e dura? Tornare a casa e trovare una donna che ti massaggi con oli profumati dopo che ti sei fatto un bagno caldo, poi fare l'amore e mangiare bene e poi ancora, last but not least, dopo, non ascoltare le notizie al telegiornale. 6 mesi fa
Dove ti immagini tra cinque anni? Sarò disoccupato e per sbarcare il lunario inventerò un tirassegno speciale con le sagome di Monti, Berlusconi, Fornero, Bersani, Renzi e Beppe Yoghi Grillo, gli orsetti li manderò in vacanza , se lo meritano, loro. 6 mesi fa
Qual è la cosa più pazza che tu abbia mai fatto per denaro? Uscire con un'attrice famosa senza un centesimo in tasca.(Nomi non ne faccio, però) 6 mesi fa
Quale persona famosa ti piacerebbe incontrare? La maggior parte delle persone famose che ho incontrato sono state una delusione, pensano di essere interessanti a prescindere, più che altro mi piacerebbe incontrare il Diavolo perche mi spiegasse direttamente le sue ragioni. 6 mesi fa
Qual è la tua città preferita? Quella nella quale nessuno ti giudica per come vesti, per chi frequenti e che quando ti saluta non lo fa per investigarti l'anima, ma per educazione o curiosità antropologica. 6 mesi fa
Quante volte al giorno mangi? tre volte...e non senza un certo senso di colpa, ma non per la linea , penso a chi non può permetterselo..
martedì 3 settembre 2013
Pedalare sul naviglio
<i>Ho quaranta minuti di tempo prima del lavoro e decido di andare in bicicletta sul naviglio, la parte che da Corsico ve verso Trezzano sul Naviglio e Gaggiano. Inizio piano, in mountain bike, fa caldo e voglio godermi il sole, mi tolgo la canottiera e proseguo incastrandomela nei pantaloncini, incontro molti ciclisti, l'asfalto è grinzoso, pieno di crepe, come il volto di un vecchio, tanto che immagino che chi corre suda e schiatta su quest'asfalto osservando quelle rughe tragga ancor più stimoli a fare sport, per rallentare il momento in cui il suo viso sarà così, come quell'asfalto. I ciclisti hanno varie età, spesso sono anziani, gente che ha vinto il terno al lotto della pensione, dopo una vita di lavori pesanti in fabbrica, in magazzino o magari in ufficio davanti a scartoffie di cui è diventato amico come un tarlo, alla fine, quasi per identificazione. Hanno fogge sportive di tutto punto, perfette, firmate, di marca, colorate, equipaggiati come professionisti, persino le bici sembrano di quelle costose, così leggere che vanno da sole, quasi a vela. Joggers pochi, qualche ragazza per lo più, di ritorno dalle vacanze e che tenta disperatamente di mantenere la tintarella, perlomeno in viso. Hanno canotte e tute che le coprono le gambe, delle islamiche dello sport, confrontate a me. C'è sempre questa pudica ipocrisia del tornare a vestirsi, a coprirsi, quando a settembre riprende la produzione, quasi una solidarietà con chi indossa le divise da lavoro, le giacche e le cravatte e non a caso mi guardano come un marziano. Ma io proseguo imperterrito a pedalata spedita, godendomi il sole di questo settembre di un'estate slittata verso l'autunno, a giudicare dalle temperature elevate. Passo davanti al comune di Trezzano e a qualche impiegato di rientro dal cornetto maledetto al bar che gli impinguerà quella pancetta che sua moglie esalterà falsamente davanti a giovano virgulti palestrati amici dei figli mi guarda con sconcerto , la seminudità di un uomo maturo e villoso desta scandalo, scalpore...Proseguo verso Bonirola, frazione di Gaggiano, sulla sinistra c'è una cascina e un recinto pieno di polli e conigli, visione bucolica su questo lato del naviglio che contrasta con il traffico squassatimpani e zebedei dall'altra parte del naviglio, quella dove ci sono capannoni industriali e tangenziali. Qualche cornacchia grigia assuefatta al chiasso e agli scappamenti vola placida sulle acque calme del naviglio che pare indifferente a tutto . Comincio a vedere le prime case di Gaggiano, case antiche e ben tenute, alcune con i tetti di tegole rosse, le insegne delle trattorie e delle osterie o di qualche ogm della ristorazione che risponde alla definizione di ristopub . Più avanti incontro degli operai in tuta arancione, con caschi da marziani che fanno volare ciuffi d'erba come mietitori di corpi di samurai in cartoon giapponesi, si fermano al mio passaggio, per non schizzarmi d'erba e rami. Altri ciclisti, per lo più signore della mezza età che provano a battere il tempo della vecchiaia, a sentirsi vive, almeno nel corpo, almeno per risparmiare sulla domestica in casa . Quando arrivo a Gaggiano un'immagine di ponticelli che attraversano le acque del naviglio fa assomigliare questa cittadina a qualche quartiere veneziano, persino meglio, in alcuni particolari. A sinistra case di tetti di tegole con i muri foderati di mattoni rossi, che tanto colpivano Jack Kerouac, quando descriveva le cittadine dell'america interiore, quella di provincia. E ora di tornare indietro , più veloce, per stare nei tempi, qualche ciclista cerca di superarmi e ci riesce senza che io quasi me n'accorga, tanto ci tengo alla competizione, in generale. Incontro anziani che pedalano lenti, come bradipi,come monaci zen, con la stessa fretta psicologica, vale a dire, splendidi esempi su come ci si possa avviare al tramonto dell'esistenza continuando a passeggiare e a godere della vita ovunque e dovunque ci sia toccato di viverla.i>
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