giovedì 22 marzo 2012
Articolo 18: 40 anni di lotte seppelliti dal caschetto curiale della Fornero
Come potete immaginare, avendo letto qualcosa sul mio blog, in generale detesto parlare di politica, specialmente quando questa è ridotta a pura masnada di notai dei poteri forti . Ma non posso tacere in queste ore drammatiche, dico drammatiche, per il futuro del paese sulle vicende legate all'articolo 18 . Vale la pena ricordare che trattasi di un articolo dello statuto dei lavoratori che vieta il licenziamento per motivi discriminatori, in altre parole, in presenza di un'azienda solida sul mercato, si vieta qualsiasi licenziamento non sia per una giusta causa intendendosi per giusta causa , ad esempio, picchiare colleghi o capi, rubare o non attenersi ripetutamente al contratto che ti lega alla tua azienda . Chi non ha mai lavorato per un'azienda privata non può sapere che a volte non basta fare il proprio dovere e rispettare le regole contrattuali, a volte basta stare sui cosiddetti a nuovi dirigenti( non nettargli adeguatamente le terga o rifiutarsi di fare la spia denunciando colleghi che non rendono come si pretende che rendano)per ritrovarsi disoccupati in men che non si dica. Con conseguenze sulla dignità di chi lavora a dir poco devastanti. Ora il governo Monti-Napolitano-Marchionne si accinge ad abolire questa norma che prevede il reintegro del lavoratore nel proprio posto se non sussistono i requisiti perchè sia licenziato. Ecco, per dirla con eleganza, siamo al nazismo puro, alla richiesta di adesione ideologica alle proprie aziende e ai propri dirigenti senza aver neppure la possibilità di dire a se stessi e al mondo, ecco io sono un lavoratore sfruttato e sono costretto a fare tre lavori pagati uno. Oppure sono vecchio e stanco e continuo a lavorare perchè fuori alla mia età fuori non c'è niente o, delle due l'una, devo iscrivermi a Comunione e Liberazione, se voglio lavorare , per esempio, a Milano. In altre parole il vaticinio bukowskiano secondo cui la differenza tra una democrazia e una dittatura è che nella democrazia prima voti e poi lo prendi nel culo( mentre nella dittatura si evita il passaggio elettorale), trova in modo esplicito e clamoroso una fervida applicazione alla realtà che stiamo vivendo . Ci vuole poco a capire che il dado è tratto e che camuffata da soluzione alla tedesca invece che all'americana, la libertà di licenziamento è ormai legge. E' veramente deprimente vedere politici del calibro di D'Alema e Bersani- del calibro poi, questa è tutta da vedere, si capisce - arrabattarsi nel dire che le norme della legge Monti-Fornero saranno modificate in parlamento. La realtà è che un governo come il governo Monti che ha sbandierato le liberalizzazioni e la demolizione delle caste , nonchè i blitz a Cortina o in Via Condotti a Roma, come l'inizio di una nuova era di democrazia compiuta, abbia in realtà , visto che poi il parlamento alla chetichella ha snaturato le norme anticasta, colpito ciò che si voleva colpire da tempo: i lavoratori del settore privato, che , sia detto senza alcun interesse di parte, mandano avanti questo paese ogni giorno e permettono a Monti a Company di degustare un caldo cornetto mattutino, bere un tiepido cappuccino, guidare una comoda macchina coi sedili in pelle umana ( quella dei metalmeccanici morti sul lavoro) , viaggiare comodamente in aereo,alloggiare in comodi appartamenti per costruire i quali operai edili sono caduti dalle impalcature, guardarsi e rimirarsi in tv , e mandare i figli in vacanza alle Seychelles, nonchè in buone scuole private cattoliche dove imparano a farsi il segno della croce prima di andare a giocare a Monopoli con la pelle del popolo italiano . Ora che Letta e Veltroni, meglio noti negli ambienti ufologi come rettiliani della prima ora smanino per consegnare Palermo alla Mafia e per fare entrare i precari in un mondo del lavoro cinesizzato in barba a una massa di gente che a milleduecento euro al mese la deve smettere di arroccarsi in questo privilegio ( Sic!)e deve darsi da fare per inventarselo, un nuovo lavoro, forse rileggendosi i libri di Castaneda per imparare a sognarlo, beh, di certo non mi meraviglia . La cosa che mi meraviglia un poco, sia sottolineato, un poco, è che gente esperta come D'alema e Bersani si beva la favoletta della crisi economica e dello spread come cavallo di troia per far passare tutto, persino una riforma del lavoro che statuisca il ritorno dei lavoratori, e finalmente, nel ben noto rango degli schiavi . Delle due l'una, o sono ingenui o sono in mala fede. A voi l'ardua sentenza. Su Napolitano voglio solo dire che l'ho combattuto politicamente come cosiddetto migliorista e continuo a combatterlo ora che è un monarchico-stalinista-liberista, lo sa solo lui cos'è mai stato...oltre a essere un napoletano imbroglione che si è sempre saputo vendere come ineccepibile e integerrimo superinterprete del senso civico per antonomasia. Ma mi faccia il piacere e si vergogni...quei lavoratori che sta lasciando in un oceano su un gommone senza viveri l' hanno sempre votata. A loro va la mia stima, per la la loro ingenuità vera, per aver creduto che lei faceva sul serio . Detto fra noi potrei opportunisticamente fregarmene visto che io per ora non sono a rischio licenziamento essendo stato sempre fedele alla mia azienda e avendola servita per anni nell'interesse reciproco del profitto e del salario, ma sono considerazioni che non posso non fare se è vero com'è vero che milioni di famiglie italiane saranno danneggiate irrimediabilmente e che un'intera generazione che lavorava con dignità sarà cancellata...Ho avuto amici precari che si sono tolti al vita perchè non riuscivano a trovare un lavoro, nonostante fossero laureati in università prestigiose, non vorrei avere colleghi di lavoro che abbiano voglia di andare a fare compagnia ai suidici di questi giorni . Qui si gioca una partita importante per la democrazia. Mi aspetto che l'Italia migliore, quella degli onesti, dia una riposta adeguata a questi sciacqualattughe in giacca e cravatta.
Buona giornata e buona fortuna
Ps: il mio libro su youcanprint
sabato 10 marzo 2012
Nuovo libro : "Nell'acquario 2"
Finalmente è uscito il mio terzo libro. Si intitola "Nell'acquario 2" ed è l'deale continuazione delle vicende di Nico Cordola , trentenne altosalentino sbarcato a Milano in cerca di fortuna negli anni '90, alle prese con i suoi 40 anni e con una Milano sempre più spettrale, archetipo di un paese Italia che vuole ancora arrivare sulla luna in groppa ad un asino.
Quì di seguito vi riporto lo scritto in retrocopertina a sua volta tratto dall'introduzione:
Dall'introduzione: “Ideale prosecuzione delle vicende umane ed esistenziali di Nico Cordola, laureato pugliese salentino migrato a Milano , narrate in “Nell'acquario”, “ Nell'acquario 2 ” racconta attraverso gli occhi del protagonista , i mutamenti intervenuti nella società italiana negli ultimi dieci anni. Agendo fra Milano e il suo hinterland, Nico Cordola è ormai un uomo di quaranta e passa anni, che vive le sue storie con l'abituale disincanto , un po' provinciale e ingenuo, del ragazzo che non ha cessato di essere nonostante l'età matura. Attraverso la sua narrazione che ha come privilegiato osservatorio antropologico Milano e dintorni, archetipi dell'intero paese perchè ospitanti un campionario umano proveniente da ognidove dello stivale italico, Nico Cordola filtra con il suo sguardo da ragazzo che guarda il mondo col candore di chi non riesce a capire come gli umani facciano di tutto per complicarsi la vita e generare conflitti anche là dove non ce ne sono le condizioni , i cambiamenti sociali e culturali che stentano a portare un paese come l'Italia verso la modernità”...
“La società dei consumi, l'uso a fini deculturalizzanti della televisione e l'ascesa di un ceto politico che usa sempre più la xenofobia come argomento per autoalimentare un proprio consolidato potere fondato sulle stesse logiche di familismo amorale che dice di combattere, hanno trasformato Milano e con essa tutto il paese, in un' assemblea aziendale scandita da continui battimani a comando, come sul set di 'Ok il prezzo è giusto'...”.
Danilo Coppola è nato a Brindisi nel 1965 , ma è a tutti gli effetti di Ostuni (Br) . Dopo aver compiuto studi classici si è laureato in Scienze Politiche a Bari. Vive e lavora a Corsico (Mi) . Nel 2007 ha pubblicato il romanzo “Nell'acquario” e nel 2009 una raccolta di racconti dal titolo “Una faccia una razza”, opere entrambe edite per i tipi della Kimerik.
Questo il link per chi lo volesse acquistare in rete: edizioni youcanprint
martedì 28 febbraio 2012
Ryanair
Spesso come tutti gli emigranti meridionali degli anni duemila, per tornare nella mia terra, prendo l'aereo. Adesso da Bergamo c'è la Ryanair, una compagnia inglese che fa voli low cost. Per i meno avvezzi all'inglese sarebbero voli a basso costo . Prima bisogna fare il check in . Per i meno avvezzi all'inglese bisogna presentarsi a delle veline in divisa di tailleur blu e dichiarare che si vuole volare . Ti fanno mettere il bagaglio a mano, che deve essere rigorosamente uno, in una sagomatore metallico e se per caso il trolley non ci entra , lì, seduta stante, devi abbandonare tutta la tua scorta di calzini o tre paia di mutande, mentre gli altri passeggeri che ti seguono tentano la fortuna a loro volta col sagomatore. E giù lì nei pressi vicino a te, un minuto dopo, anche loro a svuotare il bagaglio sperando di non fare nella vita per mestiere i commessi di sexy shop . Quando hai abbandonato un po' di capi d'abbigliamento che giacciono lì sui sedili dell'aeroporto ricordando i vestiti che i migranti albanesi lasciavano sotto i nostri ulivi secolari una volta approdati dal mare a terra, solo più firmati ma nient'altro di più, si vince l'ingresso a bordo . Quando entri nell'aereo delle hostess modello Cerbero nell'inferno dantesco ti prendono in carico e cercano di costringerti a occupare il primo posto vuoto disponibile. Non c'è la prenotazione. Che volete , sono voli democratici, il welfare dell'aria . Quando finalmente tutti sono riusciti a sistemarsi e qualcuno resta in piedi pronto per sedersi in corridoio come quando si prendeva l'autobus della gita scolastica e si caricava qualcuno di altre scuole che erano rimasti a terra privi dei fondi necessari per il ritorno, ci si comincia a guardare intorno. Qualcuno legge il giornale, altri un libro. Ma i lettori tradizionali, diciamo così, sono sempre più rari, se ne dovrebbe oramai interessare il Wwf . La maggior parte invece sfoderano computer e ipad, ultimo grido in termini di tecnologia, che consiste in un cellulare delle dimensioni di un libro sottile più o meno come un foglio A4 . Meno male, finalmente noi italiani cominciamo a mostrarci al passo con i tempi . Così do un'occhiata a quello a fianco a me, un giovane con gli occhiali dall'aspetto intellettuale, sicuramente un aspirante manager, uno studioso, qualcuno che ha una necessità estrema dell' ipad per le sue improcrastinabili ricerche, svolte indefessamente e che non tollerano nemmeno l'interruzione di un paio d'ore di volo. Maneggia il suo ipad con una certa maestria, strofinando le sue dita sullo schermo con la stessa dovizia con cui Aladino doveva strofinare la sua lampada magica . Mi aspetto che appaiano immagini di siti interessanti che consentano al passeggero in questione di concentrarsi sulla sua ricerca dimenticando così le paturnie del volo . Ed ecco che lo “scienziato” apre subito il sito della Gazzetta dello Sport e si sofferma , ingrandendolo con un sol schiocco di dita, su un articolo in cui Reja, allenatore della Lazio, spiega perchè non si è più dimesso . Immagino che abbia avuto una fifa matta dello spread . Poso la testa sul mio sedile e chiudo gli occhi. Meno male, l'italiano non si è snaturato. Perlomeno all'estero non ci riconosceranno più così facilmente vedendoci passare per strada con il mitico giornale rosa sotto il braccio . Finalmente si vola e osservo i passeggeri intorno a me, ciascuno con i suoi propri gesti apotropaici, chi fingendo di addormentarsi, chi pregando, chi incrociando le dita e chi sognando la California .
Ma subito dopo il decollo inizia il marketing aziendale. Hostess e stewards passano per vendere sigarette senza fumo che mi fanno venire in mente il fare sesso con tua moglie in meno pausa col preservativo, giornali come Gente, venduti ad un prezzo maggiorato come la Hostess che li scarrozza per tutto l'aereo sfilando nel corridoio, vivande a prezzi salatissimi ( una bottiglietta d'acqua naturale costa 3 euro ) , gratta e vinci che il cui ricavato va in beneficenza e profumi di marca duty free. Perchè l'aereo ad alta quota e come Livigno . Insomma uno stress continuo che ti impedisce la classica pennichella d'alta quota o di leggere un libro usato preso dal Libraccio l'altro giorno per rilassarti . Una volta arrivati a destinazione, l'atterraggio non è propriamente morbido, diciamo che se hai il reflusso te lo aggiusta un tantinello , con coda sonora di squillo di tromba in filodiffusione cui deve possibilmente seguire il tradizionale applauso, tiepido o meno a seconda degli shakeramenti più o meno violenti dei succhi gastrici di noi passeggeri .
Così, dopo una settimana di pranzi luculliani a base di cucina tipica, sbronze notturne con gli amici e improbabili jogging mattutini tra il Playa Residence e Costa Merlata, nemmeno il tempo di assaporare appieno le indigestioni, che si deve ripartire. Non senza essersi caricato il bagaglio di prelibate e introvabili leccornie nostrane, tipo capperi sotto sale e ricotta ascante, nostro genius loci alimentare che non può mancare quando sei lontano dai lidi natii .
Eccomi quindi dopo pochi giorni all'aeroporto di Brindisi, pronto per il check in. Il bagaglio mi viene pesato e supera i canonici dieci chili e mezzo. Le hostess di terra sono intransigenti e mi dicono che se non svuoto il bagaglio non mi fanno partire. Io non posso certo rinunciare né ai capperi , né alla ricotta ascante. Al massimo a delle mutande e ad un maglioncino. Ma lo stesso non sto nel peso. Il mio trolley è come un pugile che ha scoperto che non può combattere nella sua categoria se non scende di peso. Ma a tutto c'è rimedio. Basta pagare, sapete , in questo, gli inglesi, non mi pare siano differenti dai napoletani . Pago per far viaggare il mio trolley nella stiva. Aaaahh, meno male, la ricotta ascante è salva . Ma devo lo stesso passare col bagaglio dai metal detectors. Cosa che faccio immantinente. Mi tolgo orologio, cintura e collanine, metto il trolley sul nastro trasportatore e lo lascio passare alla visione delle telecamere a infrarossi. Passo senza che suoni nulla. Ma proprio quando penso che è tutto a posto e che posso finalmente rilassarmi, un uomo in divisa viene da me e dice se per caso trasporto dei capperi. E mi ride in faccia. Ora , penso io, non credo che a casa di questo indefesso controllore di merci aeroportuale si mangi il patè d'anatra accompagnato da prelibati vini francesi. E vorrei ben vedere, se l'autoctono non ha il buon gusto di mettere i capperi nostrani ben crudi e salati su qualche insalata o pizzaiola di carne equina. Ma in quell'istante non esita a chiedermi di aprire il bagaglio per sequestrarmi i capperi e , soprattutto, udite udite, la ricotta ascante. Così in mezzo ai passeggeri divertiti, apro il trolley e mostro i boccacci in vetro di capperi e ricotta ascante. Il vigilante aereoportuale osserva attentamente quei presunti ordigni e decide che i capperi li posso tenere, ma la ricotta ascante, proprio quella no, che è considerata crema e supera i cento grammi. Io lo guardo e lo prego di soprassedere. Ma lui è inflessibile , e ha la sicumera di chi sta pensando, così la finiscono questi emigranti di pensare che qui giù siamo rimasti come una volta, superficiali e corruttibili, è ora di dare un'altra immagine di noi. Si, penso io fra me e me, quella dell'ottusità . Io insisto, capisco, dico, che la ricotta ascante, se usata in un certo quel modo, possa diventare un'arma letale, ma non vi sembra di esagerare? Ma lui niente, inamovibile e sotto gli occhi divertiti ma solidali degli altri passeggeri, il corpo del presunto reato terroristico mai consumato, mi viene sequestrato e viene messo da parte, presumo per la tavola del sequestratore. Sono disperato. Avrei lasciato tutto, dico proprio tutto, Trolley compreso, per quel pugno di ricotta ascante sotto vetro. Non immaginate cosa significhi per me emigrante pugliese. Lì a Milano non se ne trova di questa qualità e quella che si trova costa un occhio della testa. Esprimo questi miei pensieri ad alta voce mentre mi avvio verso l'autobus che ci porterà all'aereo. Loro, gli altri passeggeri, ridono a crepapelle. Beati loro, magari si sono abituati al risotto allo zafferano o alla cotoletta modello suola di mecap, ma io proprio no, non ci sto e mi accingo a scrivere una lettera di protesta alla compagnia aerea....non sia mai riesca a rimediarmi il mio vecchio amico barattolo di vetro di ricotta ascante.
domenica 12 febbraio 2012
Io il debito non lo voglio pagare!
Come Sotomayor corro tre volte a settimana 40-45 minuti, per la salute. Sotomayor era un saltatore e recordman cubano che ora è un dirigente della federazione di atletica cubana. Ultimo particolare : è nero. Tutta la mia invidia, anche se le mie donne non si sono mai lamentate del sottoscritto. Mentre io vivo in un paese che difende Capello , l'allenatore italiano della nazionale inglese, che si è dimesso dopo che la federazione aveva tolto la fascia di capitano a Terry per aver dato dello sporco negro ad un altro giocatore. Gli italiani, o forse sarebbe meglio chiamarli, come faccio io, gl'itagliani, difendono sempre i vincenti. O perlomeno quelli che hanno la fama di esserlo perchè capello negli ultimi anni non ha vinto niente. Semmai una panoplia di vaffanculo da parte di giocatori che si sono visti privare di mogli e fidanzate in ritiro e della proverbiale birretta serale, genius loci gastronomico-alimentare di ogni Inghilterra che si rispetti. Guardate il democratico Cruijff, invece, l'olandese che non ha vinto un mondiale solo perchè dei motivi politici di varia natura lo hanno sempre impedito, ma che col Barcellona, da allenatore ha vinto tutto. Viene da una cultura tollerante, gli olandesi si portavano le mogli in ritiro, poi andavano in campo e sembravano drogati...ma solo perchè magari si erano fumati qualche cannetta di quelle buone...se permettete scelgo Cruijff, nelle sue squadre non si sarebbe potuto verificare un episodio di intolleranza del genere. Non solo il solo a dire che Capello a sbagliato a non voler togliere la fascia di capitano a Terry, il buon Francesco Merlo su Repubblica la pensa come il sottoscritto. Ma non dice ciò che io posso dire, per motivi di libertà d'espressione che la sua testata non gli può consentire: e cioè che Capello è un friulano reazionario e conservatore che tratta i suoi giocatori come piace agli italiani. Gl'itagliani proprio godono ad avere un padrone: basti guardare a come sono diventati degli autentici fan di uno come Mario Monti che altri non è se non un dittatore democratico gentile, un dittatore gentleman investito da quel gran monarca che è Re Giorgio Napolitano, migliorista della prima ora nel Pci che ha costruito le proprie fortune sul proprio credo liberale,di recente, liberista. Quello che non è riuscito a fare Berlusconi è riuscito a farlo lui: rendere i lavoratori dipendenti di questo paese dei vasi di coccio da sbriciolare a piacimento sotto i colpi di licenziamenti ideologici mascherati da problemi economici. E bravo Giorgio, ti ho combattuto nel Pci e ti combatterò ancora adesso. E quanto alle tue preoccupazioni su possibili reazioni di piazza riguardo all'articolo 18, ti garantisco che se la sua abolizione non sarà imposta solo ai nuovi assunti, beh, ci saranno. Se volevi vedere dei 40-50enni in piazza con il passa montagna perchè perdendo il proprio lavoro non riescono a trovarne un altro nemmeno rivolgendosi ai classici canali italioti di sempre, capomazza mafioso locale o di partito ( che in molti casi coincidono), stai tranquillo che li vedrai. E saranno incazzati neri: perchè stanno pagando i dissesti di generazioni di politici che hanno letteralmente fatto i propri porci comodi in modo consociativo, vedi Fassino e consorte intesa come moglie, vedi Augias e figli e quant'altro riguardo a chi predica bene e razzola male . E questo per fare due esempi del cosiddetto centrosinistra al caviale . I centrodestra neanche lo considero, stanno tutti sbavando dietro a Monti e non credono ai propri occhi nel potersi presentare da sedicenti imprenditori chiedendo i voti di dipendenti completamente lobotomizzati e resi mansueti da un'adesione ideologica alla propria impresa. Io invece il debito non lo voglio pagare: capito Napolitano, Monti e compagnia bella? Ho sempre pagato fino all'ultimo euro di tasse per mantenere la pensione della moglie di Bossi che prende 1800 euro al mese per meno di vent'anni lavorati mentre io vedrò la pensione, se la vedrò a 70 anni. Che non mi basterà nemmeno per pagare i farmaci e le visite mediche di un sistema sanitario esploso per aver elargito prestazioni gratis a milioni di evasori fiscali. Che si sono curati gratis a mie spese .
Riguardo a Monti e ai suoi ministri che danno dei viziati ai giovani che vogliono il posto sotto casa, vi parla uno che per lavorare se n'è andato a più di mille chilometri di distanza e che non ritiene affatto il proprio lavoro monotono solo perchè è fisso. Sapete io non sono un frammassone della borghesia italica nazionale che seduto su una poltrona di pelle ha sempre potuto scegliere tra un consiglio di amministrazione, una cattedra universitaria o un incarico di ministro. State esagerando, ridimensionatevi, non potete dare lezioni di etica a nessuno. Last but not list, spero che la Grecia esca dall'Europa, dando l'esempio su come si può stare bene senza leccare la ciotola ai tedeschi e diventare loro dipendenti a vita non potendo riuscire a ripagare il debito contratto nemmeno fra dieci generazioni. Cari compagni greci, che aspettate a dare l'esempio, uscite dall'europa che dopo veniamo con voi. Non c'è niente di meglio che starsene su un isolotto acheo a leggere una vecchia copia dell'Odissea , sgranocchiando dei suvlaki e sorseggiando un ouzo. E l'Europa di Draghi e di Capello affanculo.
Buona giornataa e buona fortuna
mercoledì 1 febbraio 2012
Presidenti smemorati e igienisti e quella certa idea di Freddy Mercury
Sono in netta ripresa: avete notato quante pubblicità in tv di prodotti antiacidi tipo malox e compagnia bella? Beh è segno che la crisi economica sta lasciando segni indelebili nei nostri organismi. Ho ripreso a correre ed ho chiuso con il junk food: sapete esiste anche un junk food vegetariano, tipo kebab con felafel: l'ultimo che ho mangiato lo digerirò nel 2024 . Oggi sono andato a correre sotto la neve, il terreno era soffice, ovattato e i suoni intorno attutiti, atmosfera lunare, bianco iridescente, passo lento ritmato come un monaco tibetano che percorre kilometri sovrapensiero come volando in pochi secondi, poi tè verde con fiori di back...non mi importa di vivere per sempre, ma voglio vivere bene e le canne sono scorciatoie per l'inferno, ecco quello che penso . Certo, come avrebbe detto Freddy Mercury citato da Silvio Dardes mio collega di lavoro sosia di Iggy Pop, all'inferno c'è sicuramente gente più interessante che in paradiso . Nel frattempo la politica dà i numeri e Napolitano, ahi ahi, caro Presidente, ricasca nelle sue tentazioni miglioriste di sempre per cui l'ho combattuto e lo combatterò sempre, dicendo che il lavoro non deve essere un privilegio. Beh, caro Presidente, ti sei dimenticato da dove vieni? Ti sei dimenticato che ti abbiamo votato e fatto votare, noi coscritti tassati alla fonte da 1000 euro al mese? Se mille euro al mese sono un privilegio, beh, allora è il caso che levi le tende, caro Presidente, non puoi mettere sullo stesso piano un lavoratore dipendente con un evasore fiscale, questo non significa essere equidistante, imparziale, tutte doti che deve avere un presidente con i controcoglioni. Sconti a nessuno ne faccio mica, come avrebbe detto Celine . E' morto Oscar Luigi Scalfaro. Che dire, pace all'anima sua. Di lui ho un bel ricordo, di un discorso di fine anno in cui disse con enfasi che i giovani ce la faranno e che l'Italia ce la farà...e come dice sempre mio padre, l'Italia ha sempre lo stellone dalla sua. Non mi chiedete cosa significhi, ma il senso più o meno è chiaro. Oscar Luigi Scalfaro , nonostante fosse un cattolico di destra, fece molto più di un sacco e una sporta di dirigenti della cosiddetta sinistra italiana contro il pericolo Berlusconi. Capì subito con chi aveva a che fare. E dopo che gli stringeva la mano se l'andava a disinfettare, per paura di prendersi lo scolo. Ne sentirò la mancanza. Anche dello scolo:-).Chi vuol capire capisca.
Last but not list, su un manifesto pubblicitario ho letto: lascia crescere il bambino che è in te. Ok, io lo faccio crescere, ma tutte le mattine ne sgancio uno appena alzato nel cesso:un bel bambino di merda. E la vita scorre meglio. Il cesso un pò meno .
Buona giornata e buona fortuna
mercoledì 25 gennaio 2012
Il professore di Vigevano (Racconto)
Fa caldo, oggi, una giornata di agosto. Le previsioni del tempo dicono farà caldo tutto il mese . Le previsioni del tempo sono come i sondaggi di opinione di Berlusconi: truccate. Sennò incominciano le disdette e le mancate prenotazioni nelle località turistiche. E' tutto truccato, col preservativo, ma l'unica cosa che si preserva è la salute della malattia: il consumismo. Io prendo la macchina, sette di sera, mi dirigo verso Vigevano, verso il Ticino. Chissà, magari faccio un bagno, respiro un po' d'aria, guardo l'acqua del fiume attorcigliarsi in mulinelli una volta tanto con funzione estetica, piuttosto che da pesca. C'è traffico , ma io non ho fretta. Sei italiani su dieci non sono andati in vacanza. Secondo Rai News. Secondo Canale 5 le località turistiche sono tutte al completo. Secondo gli organizzatori e secondo la Questura. Devi far girare i soldi, devi far girare l'economia, ma , francamente, l'unica cosa che gira sono le balle. Comunque per chi deve restare a lavorare non fa differenza. Per me si. Aspetto sempre agosto perchè Milano si svuoti e io possa viverla tranquillamente come un turista, senza traffico, poca densità umana, locali chiusi, insegne spente, polizia in vacanza e poche stanche puttane che stazionano sui viali come pigre libellule di fiume. In zona ponte sul Ticino, prima di giungere a Vigevano, giro a sinistra. Sto a centro strada una vita col rischio che mi investano. Saranno questi i famosi investimenti di cui parla Tremonti? Ce la faccio a girare. C'è un camioncino che vende panini e un uomo che vuol farmi pagare due euro per parcheggiare. Ma sono le sette di sera, dico. Ah già, allora non paghi niente, fa l'uomo, un marocchino piuttosto in carne che fuma una marlboro rossa appena sfilata dal pacchetto. Parcheggio e mi inoltro nella macchia, verso il fiume, di cui sento già il rumore, la presenza, il lento scorrere fra gli argini di ciottoli e la velocità delle acque interrotte da morti tronchi d'albero, vecchie nutrie che le solcano nuotando e intrepidi zingari che studiano la corrente per zigzagare a nuoto da una parte all'altra del letto del Ticino. Cammino in mezzo ad alberi e macchie di un verde intenso che va affievolendosi al tramonto. Famiglie di peruviani con donne in bikini e bimbi in braccio fanno sulfumigi di barbecue a due passi dal fiume, l'ombrellone aperto e sbilenco e le pance birrose che fanno su e giù nelle acque basse della riva.
Mi inoltro nella macchia e via via i tratturi si fanno più stretti, e si diramano in mille rivoli nelle direzioni più disparate inghiottiti dal verde sempre più fitto e cupo. Percorro un centinaio di metri ed in fila, lungo il greto del fiume, ci sono uomini completamente nudi, alcuni in semierezione, altri molli, che guardano e ammiccano nella mia direzione. Il mio imbarazzo è totale. Evidentemente è un posto per nudisti. E il fatto che non ci sia una donna e che mi invitino senza mezzi termini ad appartarmi con loro nella macchina indica inequivocabilmente che è una zona d'abbordaggi per soli uomini. Ad un certo punto penso di tornare indietro. Ma mi imbarazza ripassare nei pressi di quella sfilza di tronchi d'uomini perlopiù anziani e panciuti, per cui decido di proseguire. Più avanti le apparizioni nudiste continuano, ma con minore densità e intensità. Un giovane effeminato , magro e glabro, torso nudo ,bermuda attillate e codino d'ordinanza, si scopre le terga e me le offre , fermo in piedi alla biforcazione di un tratturo. Io sono un semaforo a bordo strada. Rosso dall'imbarazzo. Eppure dovrei sentirmi più imbarazzato a guardare il telegiornale. Ma il telegiornale non guarda te. Forse è questa la differenza.
Proseguo oltre. Mi avventuro nella macchia, senza paura, ma con costante imbarazzo, quello sì . Poi per un pezzo più nulla. Solo alberi, macchia, cespugli di more carichi di frutti, aironi cenerini e cornacchie che sorvolano la zona. Ad un certo punto , la macchia finisce e si apre in un acciottolato, che dà su un braccio di fiume piuttosto largo, che forma come una sorta di baia. Faccio una specie di sedile con delle pietre tondeggianti davanti al fiume e mi siedo. Silenzio. Lieve brezza. Pace. Recupero equilibrio. In posizione del semiloto, faccio un po' di respirazione addominale e cerco di non pensare a nulla. Dieci minuti dopo, mi sento toccare la schiena. Io, in stato di trance, mi scuoto. Dietro di me c'è un uomo avanti con gli anni, magro e senza un pelo, capelli completamente neri, ma, data l'età, credo, tinti. Mi osserva e mi fa:” cosa ci fai qua?”.
“Niente. Medito”.
“Ma lo sai che posto è questo? Sembri un pesce fuor d'acqua”, dice lui. Nel frattempo si siede al mio fianco. La sua voce affettata e sottile e il modo in cui mi guarda, come un superstite del deserto davanti ad un ghiacciolo, mi autorizza a pensare che sia gay.
“In effetti me ne sono accorto. Sembra che questo sia un luogo di incontri per soli uomini...ma all'inizio era pieno di normali famiglie peruviane”, dico.
Lui sorride.
“Ti va di fare qualcosa?”, dice.
“ Qualcosa cosa?”.
Sorride.
“ Ti dà fastidio se resto ancora un po' qui?”, fa.
“No, non mi dà fastidio...purchè non torni su un argomento che è fuori discussione...mi riferisco al fare qualcosa”.
Sorride.
“Sei bellissimo”, mi dice.
Io sono nell'imbarazzo più totale. E' un uomo anziano, molto in forma per l'età che deve avere, ma parecchio avanti con gli anni e non si fa scrupolo di corteggiare un altro uomo in questo modo spudorato.
Io non ho certo paura di lui. E non provo schifo . Perchè dovrei? Dopotutto quello che mi chiede non solletica per nulla alcun mio appetito. Mi incuriosisce questa sua sfrontatezza. E' vero che i tempi sono cambiati, ma diosanto, comportarsi in questo modo così esplicito. Io non mi comporto così con una donna. Uso altre parole, altre formule.
“Non ti sembra di esagerare...non sono gay”, dico.
“Che tu sia bello è un dato oggettivo”, dice lui.
“Io non credo. Piaccio molto agli uomini, questo l'ho notato. Ma le donne non mi guardano per niente. Quelle che piacciono a me , almeno”, dico.
“Beh, vedi, per noi è lo stesso: quelli che ci piacciono non ci filano di striscio. Nessuno riesce mai a coronare i propri sogni. Altrimenti i sogni non esisterebbero”, dice lui.
Io sorrido, lo guardo e dico: “ raccontami la tua storia, la voglio scrivere”.
“Uhm. Tu scrivi?”.
“Si, scrivo. Non sono uno scrittore affermato...per scelta, diciamo, delle case editrici”.
Lui ride.
“Ma mi piace scrivere. Non lo faccio per avere successo, lo faccio perchè non saprei come non farlo”.
“Interessante”, dice.
“D'accordo”, dice, “ ma tu in cambio cosa mi dai?”.
“La mia attenzione...e vivere nel mare delle fibre ottiche...con connotati diversi...una sorta di storia della tua vita in forma di chirurgia plastica dell'anima”.
“Complicato. Ma mi piace”.
Si accomoda meglio. Le zanzare pungono maledettamente. Sembrano pungere solo me. Piacciono agli uomini e alle zanzare. Bene, le categorie a cui piaccio sembrano aumentare.
“Beh, mi sono accorto da bambino che mi piacevano i maschi . Ho settantacinque anni adesso. A quei tempi manifestare certe tendenze equivaleva alla morte sociale tua e della tua famiglia. Ma prima o dopo arriva un redde rationem. Così la prima volta mi ha posseduto mio cugino, più grande di me. Ma non reclamo per questo. Anzi, mi ha liberato da ogni dubbio. Lui adesso è morto. Ma ha condotto una vita di inferno. Lui anche era gay, ma ha scelto di sposarsi ed avere dei figli. Ha avuto amori clandestini tutta la vita. E' stato infelice. Ha dormito per una vita in un letto matrimoniale con una donna che non amava”.
“Beh, ma lo fanno anche molti etero”, dico.
“Si è vero, ma capisci cosa voglio dire”.
“Credo di si”, dico.
“Per fare contenti i miei uscivo con delle ragazze. Ma è stato drammatico. Non riuscivo ad eccitarmi, ad avere l'erezione. Dovevo inventarmi le storie più strane, per lasciarle. Quando arrivava quel momento la mia fronte si imperlava di sudore e non c'era verso che il mio coso si animasse...nemmeno con la respirazione bocca a bocca”. Ride.
“Fino all'università ho avuto storie clandestine...ma, a dire il vero anche dopo. L'università l'ho fatta a Milano. E' la città più gay del mondo. La sodomia è praticata in modo molto più esteso di quanto si creda e le persone dei più disparati ceti e più insospettabili la frequentano di nascosto e in abbondanza. Sono stato con manager sposati, preti, commercianti, commessi viaggiatori, ma anche muratori, operai e bottegai. Poi dopo l'università sono tornato a Vigevano ad insegnare in una scuola”.
“Quale scuola?”, chiedo.
“ Fai lo scrittore, non fare il giornalista. O se proprio vuoi fare il giornalista non di quelli che scrivono di gossip”.
E' la mia volta di sorridere.
“ I miei hanno sempre saputo. Mia madre mi ha capito e compreso...benchè fosse di estrazione sociale e culturale bassa. Mio padre ne ha fatta una malattia...lui così virile e sciupafemmine, con un figlio finocchio...ma credo che sia stata una sorta di legge del contrappasso. Una sorta di nemesi, una specie di- le colpe dei padri ricadano sui figli!- O almeno così mi piace pensare. Comunque...dov'ero? Ah, la scuola. Ho insegnato per una vita, ma non ho mai avuto rapporti sessuali con nessuno dei miei alunni. Non ho tendenze pedofile. Anche se molti di loro li o beccati da queste parti, su questa sponda del Ticino, che non a caso, fra noi chiamiamo, l'altra sponda”.
Io sorrido.
“Frequento questo posto praticamente da quando sono nato. Sesso all'aperto, cosa c'è di meglio”.
“Insomma sei stato e sei un uomo felice”, dico io. Che domanda stupida. Ma l'imbarazzo fa fare cose stupide.
“ La felicità non esiste. Io posso solo dire che, nonostante abbia sentito sulla mia pelle la discriminazione e l'essere messo in disparte per essere diverso dalla maggior parte delle persone, da quando ho scoperto che le persone del mio stesso sesso sapevano procurarsi e procurarmi gioia con ogni parte del proprio e del mio corpo, ho vissuto questa cosa come un dono. La maggior parte di quelli che hanno paura o schifo dei gay hanno qualche conflitto irrisolto. E temono di risolverlo nel momento in cui, diciamo così, ci cascano”.
“Per la miseria, non ci avevo mai pensato”, dico. E sorrido.
“Si, lo so cosa vuoi dire con quell'espressione furbina...che siccome tu non provi schifo e non hai paura sei al riparo da cascarci”, dice lui.
“Io non ho detto niente”, dico. E rido.
Le zanzare mordono e il tramonto incombe. Cala l'umido e io mi alzo per congedarmi dal mio narratore di giornata.
“Te ne vai di già?”, chiede.
“Si...ho raccolto abbastanza materiale, per oggi”.
“ E non vuoi fare niente?”.
“No”, dico io. E mi viene da ridere. “Cavolo”, dico, “ma ci provi sempre!”.
“Perchè”, dice lui, “ tu non fai così con le donne?”.
Ci penso su e dico: “ beh, in effetti, si...ma non arrivo a chiederlo tre volte”.
“Tre volte è un buon numero”, dice lui. Si alza in piedi. 75 anni e ne dimostra 20 di meno. Dice che fa trekking e molto sesso. Il sesso brucia calorie. Molto più di voi etero, dice. Io , se ci penso, non posso non concordare.
Ci inoltriamo nella macchia e torniamo verso il parcheggio. Dietro i cespugli si sente ansimare e mugolare. I cespugli si muovono in assenza di brezza, le cornacchie strillano, gli aironi svolazzano, nel paradiso degli uccelli felici.
Arrivati al parcheggio, ci salutiamo. Ci stringiamo la mano. Lui è a torso nudo, occhialetti da vista rotondi alla Gramsci, bermuda strette e fisico da ballerino.
“Cosa farai adesso?”, chiedo.
“Quello che fanno tutti. Andrò a casa, farò una doccia e mi farò da mangiare. E tu?”.
“Le stesse cose”.
“Visto? Fra umani le similitudini sono molte di più di quanto si creda. Siamo esseri monotoni. Tremendamente monotoni. Gli animali sono molto più interessanti. E si fanno meno problemi ”, fa. E sorride. Fa dietro front e va verso una bicicletta parcheggiata vicino ad una staccionata. La scioglie dal catenaccio e sale in sella. Sono 30 anni, dice, che la lego lì.
sabato 21 gennaio 2012
Streaptease antropologico
Come si chiama?
Danilo Coppola, ma come tutti coloro che hanno una vita parallela che vive nelle pagine dei propri racconti ho un alter ego che si chiama Nico Cordola
E da dove viene questo nome?
Nico Cordola l'ho scelto per l'assonanza col nome e cognome veri e poi Cordola era il cognome di un talentuoso calciatore dell'Ostuni( paese di cui sono originario, nell'altosalento) che avrebbe potuto giocare in serie A se solo avesse avuto la testa per farlo. Ecco io un pò mi sento così. Preferisco giocare da titolare in serie C che panchinaro in seie A.
Che lavoro fa?
Faccio l'arredatore per una multinazionale.
Cosa ha scritto?
" Nell' acquario" , romanzo generazionale che parla del fenomeno migratorio intellettuale dal sud al nord Italia e " Una faccia una razza" , una raccolta di racconti autobiografici e non , per la Kimerik. " Nell'acquario" è in ristampa, l'altro è ancora rintracciabile sul sito della casa editrice.
Cosa sta scrivendo?
Ho appena terminato "Nell acquario 2" ed è in corso di pubblicazione...non lo dovrei dire per scaramanzia ma sappiate che la mia mano in questo momento accarezza il cavallo dei pantaloni...Poi ho scritto una serie di racconti gialli che sto rifinendo, materiale per un paio di altri libri.
Dove trova il tempo per scrivere?
Lo sottraggo a quel corredo di stronzate con cui perdiamo tempo ogni giorno, ad esempio televisione ed happy hour, due capisaldi della nostra civiltà decadente .
Cosa le piace fare nel tempo libero?
Scrivere e leggere, ma anche viaggiare e fare qi gong, una specie di yoga cinese che si pratica in piedi. L'ho scelto pensando al concetto che tutti prima o poi cadremo ma che la differenza la farà il cadere in piedi e io non voglio cadere in ginocchio.
Nient'altro?
Sì, mi piace camminare per le città e girare riprese con una piccola videocamera per poi scaricare i video sul mio canale di youtube: nikokordola's channel. In questi video riprendo sfondi urbani o d'altro genere e mi intervisto o intervisto altri malcapitati. Altre volte riprendo avvenimenti a cui assisto. Alla fine darò vita ad una sorta di progetto pasoliniano che chiamerò: comizi d'onore, in assonanza al meraviglioso "comizi d'amore" di Pasolini .
Cosa non le piace nella vita?
Principalmente detesto l'ipocrisia, in questa fase storica il fatto che gli italiani invocano le regole solo per gli altri da se'.
Progetti in mente?
Sì, mi piacerebbe fare del cabaret, del teatro, magari dei video satirici o comici. Ma i miei progetti devono sempre confrontarsi con le energie residue dopo il lavoro. Intendiamoci, non mi lamento, magari se avessi tutto il tempo a disposizione non riuscirei a cavarci niente. Bukowski , gli ultimi anni, quando era ricco e ben pasciuto, non ha scritto altro che merda, come avrebbe detto lui di se stesso. E forse da qualche parte l'ha detto anche.
Cosa le piace della vita?
Stare bene in salute, amare la mia famiglia, coccolare mia nipote, conoscere gente eccezionale( quelli famosi quasi mai lo sono),riuscire ad amare ancora, essere sobrio, non ripetere gli errori del passato...ma quest'ultima cosa è impossibile, visto che sicuramente sto lavorando alacremente al mio prossimo errore.
Cosa pensa di Milano?
Penso che la rovina di Milano siano gli arricchiti. Non hanno abbastanza cultura per gestire al meglio le proprie ricchezze. Ha detto bene Monti, la ricchezza di per se' non è un disvalore, dipende da come la si vive.Poi ci sono i morti di fame con i soldi, come li chiamo io. Questi sono anche peggio degli arricchiti( quasi tutti figli di meridionali, ahmimè). Spilorci che
vivono di rendite finanziarie e affitti a cifre improponibili. Infine i radicalchic, gente che c'ha i soldi ed è di sinistra perchè manda i figli nelle scuole steineriane e va in bici in centro. La massa, la stragrande maggioranza, si arrabatta, si arrangia, come in una qualsiasi Napoli coi grattacieli. Ecco, è questo che non mi piace di Milano, non ha nulla di cui vantarsi eppure si vanta. La crisi economica sta portando umiltà a questa città. E la gente sta incominciando a cambiare. Non tutti i mali vengono per nuocere. La Milano delle case di ringhiera, degli operai con la schiscetta, quella città civile in cui esisteva, sia pure nel bel mezzo di qualche primo fremito razzista, un'economia della solidarietà, quella Milano delle famiglie ricche e colte, di cui mi narrava mio padre ( che per inciso è nato a Milano, anche se da genitori salentini), non esiste più. Qualcosa resiste ancora nelle pietanze succulente della cucina lombarda di una anziana cuoca della trattoria Cantagrilla, ad Abbiategrasso. Ecco quel mondo narrato da mio padre è finito in un bel piatto di risotto alla milanese in provincia.
Ha nostalgia della sua terra?
Sicuramente ho nostalgia dei miei affetti, della mia famiglia , degli ulivi dai tronchi scolpiti e delle fronde rigirate dalla tramontana che dai monti mostra la marina come un immenso tessuto di velluto accarezzato da Dio, delle polpette di mia nonna materna, delle roboanti risate di mia nonna paterna, del profumo dei toscani di un nonno paterno conosciuto solo dai racconti di mio padre insieme al suo salento irripetibile oggi, del caffè Quarta, de primitivo di Manduria, delle melanzane alla parmigiana di mia madre, delle grigliate in compagnia dei miei amici, delle copie de "il borghese" di mio nonno lette di straforo nella vecchia casa di mia nonna Maria...non mi manca la mia terra servile e prona ai potenti locali, furba e levantina, individualista post-riforma agraria , che ha impedito la nascita di una solidarietà vera fra le persone. E non mi manca la gente che mi guarda in casa, Grande Fratello antelitteram non richiesto. E comunque, nonostante tutto non cesserò mai di ritenermi Pugliese, altosalentino, Ostunese. Quando morirò l'ultima immagine che vedrò nella mia mente sarà, ne sono sicuro, un bel prato di papaperi , intervallato da ulivi secolari, un cielo celeste con qualche rara nuvola a forma di profilo di Padre Pio.
Buona giornata e buona fortuna
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