mercoledì 27 maggio 2015

Prime impressioni della Grecia, Henry Miller, ed Ibis, una specie di recensione....

Henry Miller ha scritto più di 300 libri, ma per una sorta di boicottaggio culturale , intellettuale, in Italia ne sono stati tradotti e pubblicati una trentina e di difficile reperimento. Sicuramente perché Miller è uno che non bara, va dritto al punto ed è capace di dirti per iscritto che il suo editore non vale una cicca. Io ogni tanto compro su alcuni siti di internet alcuni dei suoi libri, mano mano che vengono recuperati da fondi di magazzino invenduti o addirittura usati e li leggo qua e là a spizzichi e bocconi, di quando in quando, nei ritagli del tempo liberato dal lavoro. Di recente ho letto questo libretto, dal titolo, "Prime impressioni della Grecia", ed. Ibis, nato dagli appunti di Miller su un suo primo viaggio in Grecia nel 1939, antefatto geniale da cui nascerà in seguito il suo libro, "Il colosso di Marussi", ed Feltrinelli . Mentre ero in attesa in una sala del comune di Corsico, che mi facessero il calcolo della Tasi, mi sono messo a leggere questo libretto di Miller . E subito il mio umore fino a quel momento non troppo buono, è migliorato di colpo. Oltretutto tutta la gente intorno ha cominciato a gracchiare di argomenti del tipo se era meglio Berlusconi o magari se Renzi fosse addirittura peggio, e che gli impiegati pubblici non facevano niente e bisognava privatizzare il Comune, se addirittura rispondevano al telefono mentre calcolavano Tasi e Imu varie . Mentre la gente intorno litigava , io leggevo Henry Miller. Come lo capivo quando scriveva cose come:" C'è anche John Stefanakos, un greco di Buffalo , New York. Quindici anni di America lo hanno fatto diventare americano più di quanto io non sia mai stato. Anche il suo accento è più americano del mio. John si è trasformato in un maiale-grosso maiale con il sugo che gli cola dalla bocca.Non ha niente da fare, oltre a prestare dei soldi ai suoi compatrioti, con gli interessi.La sua casa sembra un raffinato manicomio.La moglie è una minorata mentale dal carattere gradevole.E' abile con l'ago, una virtù che John apprezza. Ma il suo cuore è all'ippodromo di Buffalo. Si è portato dietro abbastanza vestiario per il resto della vita. Della vita non ha visto altro che Spezzia, dove è nato.Pensa che la gente abbia bisogno di più macchine, di più soldi. E' l'esempio perfetto dell'uomo smarrito, quello che l'America prende in grembo, castra e ingrassa come un eunuco. Fuma sigari costosi, beve whisky, parla dall'angolo della bocca...E' stato prosciugato di tutto ciò che forma un essere umano. E' come una di quelle lattine che si vedono abbandonate sulle spiagge dei paesi raggiunti dal progresso". Arriva il mio turno. Mi siedo. L'Impiegata davanti al Pc mentre svolge la mia pratica riceve delle telefonate che sono tutt'altro che personali. Altri cittadini che chiedono informazioni. Io pur essendomi recato in Comune molto presto, sono stato servito dopo dieci minuti dall'apertura. Un record, credo, per un ufficio pubblico. E anche per un ufficio privato. Ho ancora alcune altre commissioni da fare così approfitto ed economizzo il tempo di attesa , anzi, lo ergonomizzo, e mentre sono in Posta , sempre in attesa del mio turno, continuo a leggere. Me ne sto seduto e c'è un vecchio che dà in escandescenze:" voi impiegati pubblici non avete voglia di fare niente", urla. Al mio fianco è seduta una suora. E proprio in quel momento, quasi magicamente l'autore che stai leggendo volesse metempsicoticamente comunicare con te, il mio occhio cade su questo pezzo:" Passo al monastero bianco, immobile sulla collina sovrastante i due bracci d mare.Pace e quiete pervadono tutte le cose. Alcune vecchie suore al lavoro con pala e piccone sul pendio a terrazze. Nelle gabbie appese alla vite, che ripara dal sole le piccole celle bianche, cantano gli uccelli. Mi è chiaro di nuovo che ci vuole una grande intelligenza per scegliere una vita come quella di queste vecchie suore. Esse guadagnano mille volte tutto ciò a cui rinunciano per venire qui. La fede, la moralità, l'etica, non sono nulla- è la forma della vita che dà pace e carattere e saggezza". La suora osserva la scena. "Santo iddio", dice,"si fa prima a essere gentili, per risolvere le cose". Arriva il mio turno per pagare delle bollette. Sul display appare il mio numerino. Ho appena finito di leggere quest'altro brano:" E' impensabile, assolutamente impossibile, che questi luoghi sacri subiscano un giorno l'influenza del progresso. In quest' atmosfera nessuna macchina potrebbe sopravvivere. Qui governa in modo tirannico lo spirito del luogo, padrone supremo del passato, del presente, del futuro. Quello che lo spirito umano ha realizzato in questi pochi nuclei di caos, rimane imperituro. La vita gira vorticosamente attorno a queste rocce eterne, a questi appigli silenziosi della terra. Spesso, quando osservavo le vestigia nei musei mi veniva in mente che l'uomo, in realtà, saccheggiando le tombe, contribuisce a propiziare la presenza della santità. E' un bene rimuovere ogni manifestazione materiale. Un giorno tutti i musei periranno, insieme alle vestigia delle conquista umane del passato. Ma l'uomo, volente o nolente, sarà attratto verso i luoghi dove lo spirito si libra in eterno , per riscoprirne il retaggio". Amen, aggiungo io. Termino la mia preghiera laica e vado a pagare la bolletta di internet.

mercoledì 22 aprile 2015

L'Attarantato (dedicato a Pierangelo Colucci)

Avanzava per i vicoli lastricati di pietra liscia rilucente a specchio nel sole estivo.L'andatura irregolare ,i tratti del viso cangianti,assumeva le espressioni più diverse,a seconda dell'epoca storica o dello spazio geografico nel quale la sua mente lo stesse in quel momento proiettando.Ora sembrava un arabo,ora un persiano,a volte un irakeno impaurito uscito dalla CNN,a tratti un irakeno antico,della Mesopotamia.Come se la sua mente fosse una caleidoscopica macchina del tempo. Ondeggiava ora a destra ora a sinistra,tra gli sguardi un po' curiosi dei pochi passanti nei pomeriggi estivi,quando alla controra ombre umane cercano ombre di caseggiati,quando il sole è violento,incandescente ,una palla infuocata che fulmina la terra del sud.Una terra arsa,aspra,dura,ma ,forse proprio per questo,una terra che se dà un germoglio lo seleziona per la sua forza e la sua abilità nell'essersi fatto largo tra le rocce,rubando liquidi alle fenditure della pietra,regalandoci ,alla fine,quando sboccia definitivamente, il migliore dei fiori. Così l'attarantato andava incontro al suo destino. Aveva quarant'anni , all'epoca, e un viso scarno,scavato,una scrittura delle rughe antica e primigenia.Imboccava una strada nel centro storico di un vecchio borgo di case bianche iridescenti,un piccolo paese del sud mediterraneo.Col suo viso primitivo aveva sfidato la modernità,i treni superveloci che lo avevano portato all'università per laurearsi.Perché così voleva la Sacra Famiglia del Sud alla quale apparteneva.Fosse stato per lui avrebbe volentieri trascorso il suo tempo in modo migliore.In cima ad una collina di rocce bianche che trapuntavano il verde della macchia mediterranea,con l'orecchio teso al vento di levante,così ,solo,a sentire le ciaramelle dei pastori serbi.O esposto al vento di grecale che portava le melodie dei flauti dei pastori greci e le baldorie delle sacre feste contadine di inizio estate,coi tamburelli e le nacchere che riproducevano la stessa armonica violenza di un temporale estivo.Dentro di sé,sentiva già di essere un attarantato.Sin da quando era ragazzo e il mondo orbo e asfittico del conformismo di provincia gli rimproverava di trascorrere troppo tempo con quel tamburello a fare andare i sonagli come stesse ipnotizzando un crotalo e a battere la sua sequenza di colpi che nessun maestro di percussioni del mondo aveva mai sentito.Ma questo perché nel mondo della musica e della magìa,non esistono maestri,ma solo ispirazioni divine.Per cui il Dio dell'attarantato gli aveva donato quest'arte ,quella di muovere quelle mani sulla pelle di capra con la stessa morbidezza vellutata con la quale certe dita esperte accarezzerebbero le natiche di una giovane e avvenente eritrea. Si prese questa benedetta laurea, il fatidico pezzo di carta. E a quel punto tutti lo spingevano alla "carriera" . Ma lui dentro di sé sapeva di non essere fatto per la "carriera".Forse perché certe cose,come lo studiare,riescono bene se uno non ci pensa.Così come altre cose .Le cose che ci dà la natura.Mangiare,amare e,per lui,per l'attarantato:suonare.E ballare.Ballare come un forsennato.Liberarsi di un destino ineluttabile che alla fine ti porterà a ballare anche quando non vorrai,quando non è il tempo ufficiale della festa.Quando le Autorità con i loro calendari ufficiali non hanno previsto che si balli,che sono loro a decidere quando è il tempo,altrimenti il ballo,la musica,il ritmo,rendono troppo felici e fanno dimenticare la produzione.E se non c'è produzione non c'è Autorità. Adesso l'attarantato,a quarant'anni,è proprio il caso di dire,suonati,è nella sua dimora da frate francescano.Si sta guardando allo specchio.La sua vita gli sta scorrendo davanti.Come le sue lacrime.Quanta gente ha fatto ballare suonando il suo tamburello,la sua tammorra.Gente di tutto il mondo,regalando loro un sorriso,un momento di catarsi,una pausa nel registratore delle loro vite che si ripetono sempre uguali come in una musicassetta commerciale.I suoi capelli ricci e ribelli,le rughe precoci di chi s'arrovella alla ricerca del suono primigenio, del vagito di Dio, e quel sorriso strano,un sorriso saggio e folle,consapevole del destino umano ma comprensivo come quello di un oncologo…Intorno a lui,nella sua stanza preferita,appesi al muro ci sono gli strumenti a percussione più incredibili di ogni parte del mondo.E anche strumenti a corda.E foto dei suoi viaggi.Foto della Palestina e dell'Irak,foto di Cuba ,le foto di quei paesi dove si era sentito più a casa che a casa sua e dove aveva potuto suonare e ballare fino a sfinirsi come un Dioniso impenitente senza che nessuno lo facesse sentire un appestato o un "artista",come veniva apostrofato spesso nel suo paesello,con quel tipico sarcasmo un po' invidioso di chi non ha niente da dire e da esprimere, a parte la propria normalità banale. Così ogni giorno,tutti i giorni,l'attarantato visita mondi lontani e tenuti nascosti dalla nostra cosiddetta civiltà.Con la sua antenna parabolica ascolta i discorsi di sceicchi savi o lontani canti di muezzin, gente che le televisioni occidentali definiscono terroristi mentre incensano continuamente persone che massacrano il pianeta senza usare una sola pallottola.Soltanto con delle parole scritte su un pezzo di carta votato dai loro amici che hanno l'ardire di chiamare "leggi".Ma lui,l'attarantato,non la smette.Lui guarda a quel mondo come al suo mondo.Tutti noi veniamo da quella civiltà.Lui certe cose le sentiva nel tamburello mentre lo suonava.Il tamburello gli parlava.Gli atomi del passato venivano catturati dalle sue mani e stampati sulla pelle di capra.Ed ecco come per incanto,l'attaratato sapeva cosa fare,conosceva la direzione. Ora era di nuovo per strada.Il respiro si fa più irregolare ,la camminata più impazzita,sembra una danza forsennata.La gente lo guarda un pò sottecchi.Allarga i passi in mezzo a loro ,caracolla,barcolla,come un satiro brillo,come Garrincha in una finale mondiale di calcio,come il montenegrino Savicevic che non passava mai la palla e faceva ballare la tarantella agli avversari .Ma non cade.Va avanti e poi torna indietro.Poi la sequenza dei passi non ha più criterio.E' come la sequenza dei colpi delle mani sul tamburello.Una musica da attarantato,solo per attarantati….Eccoli che scendono dal cielo,con i loro vestiti bianchi come la case della "Terra",un presepe palestinese,gli occhi neri e fissi come le finestre delle case bianche e le bocche serrate e buie come le porte delle medesime case bianche,gli attarantati scendono dal cielo azzurro come il mare dove accompagneranno il loro amico a fare una gita.Volando o danzando, dipende dallo spirito di chi li guarderà.

mercoledì 21 gennaio 2015

Una coppia perfetta, di Joe R. Lansdale, recensione

In attesa che mi torni l'ispirazione per le foto, mentre scrivo i miei libri, leggo anche. Dove diavolo trovi il tempo è per me un mistero al pari di quello della fede che ho sentito declamare ad un certo punto delle funzioni religiose migliaia di volte . Mio fratello dice che è perché non tengo famiglia, io invece una famiglia ce l'ho, quella umana...e le mille famiglie che frequento nelle mie esplorazione umane, facendo del bene, qualche volta, se riesco e senza pubblicità, come se fossi un buon cattolico senza essere un buon cattolico. Il libro di cui vi voglio parlare è "Una coppia perfetta",tascabile Einaudi, costituito da tre racconti, tre gioielli che i critici letterari istituzionali ascrivono al genere pulp-thriller, ma che io invece definisco Letteratura con la L maiuscola. Il bravo scrittore texano, Joe R. Lansdale, già autore di numerosi libri, romanzi e racconti che abbracciano le tematiche più varie con i trait d'union costanti delle arti marziali intese come strumento filosofico esistenziale, più che tecnica del menar cazzotti in modo estetico ed elegante , della letteratura dei romanzi di serie b, dei fumetti e dei b movie già saccheggiati e trasvalutati ad libitum dal grande Tarantino in forma di film destinati a diventare classici del cinema di tutti i tempi,in questo testo, racconta tre storie. Tre avventure dei suoi personaggi più riusciti, vale a dire Hap Collins, eterosessuale liberal politically correct e Leonard Pine, omosessuale nero di destra ,autenticamente e convintamente violento(sia pure a fin di bene o per giustizia personale), entrambi di mezz'età, i quali fra lavoretti saltuari un po' all'americana e incarichi da detectives, danno vita a delle vicende picaresche, i cui dialoghi di una comicità surreale ( da farti sbottare dal ridere da solo mentre leggi, e a me è successo, in pausa al lavoro o in autobus mentre mi dirigevo per un giro in centro a Milano) costituiscono la cifra di una società, quale è quella americana tragicomicamente complessa e contraddittoria (che è poi il tipo di società verso cui stiamo andando anche noi). Nel primo racconto troviamo i nostri due eroi alle prese con la risoluzione del caso sottoposto loro da un brillante intellettuale che per badare al fratello, invischiato nell'organizzazione di una rapina che non promette nulla di buono per la sua salute, lascia il proprio incarico di prestigio e ben retribuito, per andare a fare il bidello in un'università. Costui si rivolge ai nostri eroi promettendogli dei soldi per tirare fuori dai guai suo fratello, affascinato dal capo di questa banda di personaggi improponibili, descritti sempre in modo sarcastico sin nei particolari fisici, pance debordanti, sguardi svegli come cavie da laboratorio, come pure lo stesso loro capo, soprannominato Ciminiera, bozzettato come una montagna di muscoli da palestra sul corpo contraddetti clamorosamente dalla strana abitudine, strana per uno sportivo, del fumo. Nella vicenda viene coinvolta l'eterna fidanzata di Hap Collins, Brett , infermiera dalla forme sagaci, rossa di capelli, molto ironica ed un po' sboccata , ma parecchio intelligente e , particolare non trascurabile per inquadrare i personaggi, sempre munita di una rivoltella infilata nella giarrettiera. Per dirla tutta chi di noi non vorrebbe incontrare una donna così, io per esempio sogno di conoscere una comandante delle milizie serbe della guerra civile slava, ma questa è un altra storia. La storia sarà risolta con il solito mix di improvvisazione, azione, umorismo e violenza, che , nelle descrizioni, appare così truculenta, da svaporarsi rispetto ai contenuti della vicende, un po' come se leggessimo un fumetto, ecco. La seconda storia vede l'apparizione di Veil, spesso protagonista nelle storie dei due detectives sbrindellati all'apparenza, diciamo così. Veil è un avvocato che ha un vissuto intenso, misterioso. Una parte di questo vissuto viene svelato nel racconto per convincere il nero Leonard ad essere difeso da lui in una causa intentagli contro per aver incendiato volontariamente una casa del suo vicinato dove dei tizi spacciavano crack. Con una condotta processuale impeccabilmente basata sul parallelismo fra l'avvento della peste bubbonica nel secolo scorso e la diffusione presso la gioventù del luogo del crack, e cioè di quella piaga che nelle periferie americane ne ha uccisi più del Vietnam, riuscirà a convincere la giuria, che in barba al giudice, farà assolvere Leonard Pine. Il quale riconoscerà a Veil lo status di figlio di puttana, che detto con un diverso tono e soprattutto in un diverso contesto equivale, traducendo il linguaggio suburbano, alla definizione di genio. Nel terzo ed ultimo racconto di questo libro stupendo e divertente che mi ha fatto sembrare pazzo un paio di volte mentre ridevo da solo in metropolitana- e , permettetevi, è questo che deve fare un libro, coinvolgervi, strapparvi le unghie per emozioni e risate-, i nostri eroi-antieroi, sono alle prese con la dixie-mafia, la mafia italoamericana, che li coinvolge in un ricatto volto ad incassare la polizza vita di un ex petroliere come contropartita al suo debito di gioco pregresso. La scena finale con un duello da film western, fra un killer di colore e Hap Collins,che, oltre ad essere l'io narrante delle storie sospetto essere una sorta di alter ego deformato di Lansdale, è da applausi, meglio di un film, meglio di un racconto di Tex Willer. Ogni tanto, di quando in quando, quando sono giù e devo cercarmi l'ispirazione per colpire ed uccidere metaforicamente qualcuno che detesto con la forza di immagini e parole dissacranti, mi rileggo un libro di Lansdale. Più di un politico, di un dirigente, di uno pseudointelletuale, più di un figlio di puttana, in definitiva, è ancora in vita perché qualcuno li ha uccisi solo nella propria mente. Come in un libro di Lansdale. Catartico, direi.

mercoledì 14 gennaio 2015

Limonov, una recensione

Ho appena finito di leggere "Limonov", mix di biografia e romanzo, scritto da Emmanuele Carrére, edito per i tipi della Adelphi, in Italia. Un bellissimo libro che narra la biografia di un eroe antieroe, un uomo, Eduard Limonov, che , nel bene e nel male io considero un'artista, se per artista consideriamo chiunque che , oltre a creare arte in qualche forma espressiva, e lui lo fa scrivendo dei bellissimi libri autobiografici e "tosti",immola se stesso e la propria esistenza alla musa dell'arte, seppure , mediato dalla politica, dalla brama di potere, una brama di potere che lo lascerà a mani vuote costringendolo a vivere come il fantasma del se stesso (non realizzato) che invece avrebbe voluto essere. Carrére ha raccolto molto materiale su questo eterno enfant prodige della letteratura russa contemporanea, leggendo i suoi libri, incontrando i suoi amici e conoscenti e ,infine, incontrando lui, Eduard Limonov, in realtà Eduard Savenko, facendosi raccontare la sua infanzia da teppista a Kharkov, quando, figlio di un cekista, adepto ante litteram del Kgb, tornando a casa da una rissa malconcio giurò a se stesso che mai più si sarebbe fatto ridurre così, semplicemente perché avrebbe fatto capire al mondo che sarebbe stato disposto ad uccidere. Il nome Limonov glielo mise la sua prima compagna di un certo rilievo, una poetessa beatnik più grande di lui che lo iniziò alla letteratura e alla scrittura e in realtà significa granata, nel senso di bomba, in russo. A Eduard questo nome piacque talmente tanto che se lo tenne. E se lo portò negli Stati Uniti, dissidente ai tempi di Breznev, dove , espulso dal suo paese, condusse una vita da hobos, vagando di casa in casa e di lavoretto in lavoretto e conoscendo una giovane russa ninfomane con cui si accompagnò amandola alla follia, nonostante tutto, nonostante i suoi tradimenti con uomini che la illudevano di poterla mantenere in quel periodo di fame per tutti e due. Limonov toccò il fondo, conobbe l'omosessualità come risposta sadomasochistica ai tradimenti della sua compagna che lo ingannava in continuazione e comincia a scrivere. Si accompagna a gente dei quartieri artistici e mostra il suo primo libro," Io Edicka" a poeti e ballerini russi famosi. E' un dissidente, nel suo paese, ma gli Stati Uniti gli fanno schifo, non rappresentano quell'ideale di libertà e democrazia all'interno del quale c'è posto per tutti. E scrive "Fuck America" , un libro che nessuno volle pubblicare. Nel frattempo, come succede in queste faccende, pur piacendo i suoi libri, fra i quali Carrère segnala , "Diario di un fallito", sorta di raccolta di pensieri fra il nostalgico staliniano e il libertario spinto, scritti un po' alla Henry Miller, nessuno li voleva pubblicare, perché , more solito nepotista, chi era questo Limonov? Nient'altro che un barbone russo che non aveva amici influenti. Solo perché la sua egomaniacalità lo portava a pensare di essere, lui, influente, di per se' , e senza inutili laccaculismi a conventicole ben agganciate ai canali giusti.Ad un certo punto un editore francese riceve un suo manoscritto e glielo pubblica. Limonov , più che famoso, comincia ad essere riconosciuto come scrittore. Al suo scritto che narra delle sue vicende americane viene dato un titolo ad effetto che sfonda:" Al poeta russo piacciono i grandi negri". Limonov si trasferisce in Francia , a Parigi, dove comincia a frequentare gli ambienti letterari. Ma gli emolumenti derivanti dalla pubblicazione dei suoi libri, gli bastano appena per sopravvivere. Continua a vivere ai margini della società, ma la cosa non pare dispiacergli troppo, perché lui quegli ambienti li conosce bene, era stato un teppista , nella sua infanzia , era come se gli fornissero la giusta benzina per portare avanti la sua idea personale di grandezza , che aveva come obbiettivo finale, diventare un leader politico capace di prendere il potere in Russia. Nella sua splendida biografia , di quest'uomo dalla cento vite, spiccano il suo ritorno in Russia, dove fonda il Partito Nazionalbolscevico, raccogliendo intorno a se' una accolita di giovani disadattati della immensa periferia russa, dando a loro la prospettiva di essere qualcuno, avere degli ideali, essere rispettati, in un epoca in cui le mafie si stanno mangiando tutto e in cui gli ideali bisogna andarseli a cercare con un lanternino .E poi arriva il carcere di Lefortovo, una fortezza per dissidenti politici, dove viene tradotto con l'accusa falsa di tentativo di golpe in Kazakistan. In due anni scrive quattro libri, si allena tutti i giorni, impara la meditazione da un detenuto che pratica yoga . In questi libri narra sempre di se stesso, delle sue vicende biografiche, dei suoi sogni, delle sue donne, giovanissime ultimamente ,e dell'esperienza della guerra in Serbia, dove sembra abbia combattuto al fianco dei cetnici di Radovan Karadzic, fantasmi dell'anteguerra mondiale. Dopo due anni , miracolosamente, esce da questo carcere di massima sicurezza, dove ha conosciuto gente incredibile, le migliori persone della Russia, secondo lui, molti dei quali detenuti ingiustamente, e che rappresentano quella porzione di Russia che ha nostalgia del comunismo nella misura in cui, ciò che è venuto dopo è peggio. Delinquenti con un codice d'onore, criminali che hanno letto milioni di libri e guardano i notiziari 24 ore al giorno, una folla di cui lui parla in uno dei suoi ultimi libri, di cui posseggo una copia, dal titolo:"Il mondo della metafisica", sottotitolato "memorie di uno scrittore in prigione. Segnalo anche "Il libro dell'acqua", anche questo memorialistico della sua esperienza in vari teatri di guerra del pianeta, dove lui dice di essere stato e di aver combattuto. La conclusione del libro è memorabile e la lascio al vostro possibile desiderio di leggerlo.

sabato 4 ottobre 2014

L'analfabetismo sessuale degli italiani (e di Rocco Siffredi)

Non ho scritto molti post di materia sessuale . E questo è un buon motivo per rimediare. Ho sempre nutrito una certa simpatia per Rocco Siffredi, ma la mia simpatia era più improntata ad apprezzare la sua vena gigionesca e spettacolarizzante, in fondo è un uomo di spettacolo, che quella che ha assunto di recente ex cattedra, asserendo , udite udite, al congresso di urologia, che avendo maturato molta esperienza sul campo era ora di finirla con il viagra che è un vero e proprio doping dell'hard. Ma non contento di essere stato ritenuto un'autorità in materia da fior di medici e professoroni ivi convenuti per parlare di uova , caviale e banane come possibili sostanze naturali coadiuvanti un miglior funzionamento del meccanismo erettile, forse incoraggiato dall'assoluta ignoranza regnante nell'italiano medio in materia sessuale e anche in ambito medico-scientifico, a quanto pare, ha cominciato a pontificare sul fatto che l'uso di questi farmaci( lasciando intendere che lui non ne usa)indicava il fatto antropologico, che la donna non attira più come una volta. Ora io credo, che al di là di ogni marketing autopromozionale e al di là del fatto che bearsi che agli stage per film hard partecipino ormai fior di laureate-sono anni che i laureati fanno di tutto tranne ciò per cui hanno studiato-aspetti questi che rendo il sia pur simpatico Siffredi un personaggio privo di scrupoli come qualsiasi aspirante presudoimprenditore d'assalto, c'è da dire che ci vogliono nozioni scientifiche, letture approfondite, su circolazione sanguigna, ormoni e quant'altro e persino nozioni di antropologia, che testimonino di come , cambiando il costume pubblico e privato degli italiani, persino i costumi sessuali posso essere stati mutati, per di più , e lo affermo con certezza, dallo stesso sistema economico in cui l'attore hard, acceso fan di Berlusconi, crede, per permettersi, si diceva, il lusso di fare affermazioni di tale serietà e con tale sicumera. La logica riflessione che il viagra e tutti i farmaci della famiglia non funzionano tout court, ma solo sulla base di una stimolazione sessuale , smonta tutto il castelletto costruito dal Rocco Tano nazionale, simbolo di un'Italia che non c'è più, di un Italia dall'immaginario sessuale da bordello di provincia. Tornata in auge grazie alle scappatelle del Berlusca, non a caso un quasi ottantenne. Queste considerazioni, semiserie, mi danno la stura per poter affermare che se un simile personaggio viene lasciato impunemente dire le sue baggianate spacconesche senza il minimo contraddittorio, delle due l'una, o siamo un paese sessualmente analfabeta o la nostra classe medica è talmente sottostimata dagli italiani da dover ricorrere ad un attore hard sul viale del tramonto per ricavarsi una nicchia nel pantheon della scienza medica internazionale. Se Siffredi voleva dire che l'unico vero macho in circolazione è rimasto lui e che i giovani tendono all'omosessualità, ragionamento questo da tregenda dell'intelletto e affermazione da bar dello sport sempre più diffusa , beh, allora non resta che preoccuparmi per le sorti antropologiche di un paese che sta andando talmente allo sbando da poterlo definire paese del cazzo e col cazzo paese.

venerdì 8 agosto 2014

Al maresciallo piace la buona musica, quarto libro di Danilo Coppola

Finalmente è uscito, il mio quarto libro, la mia quarta creatura. E' un romanzo giallo in quattro parti, un episodio ambientato a Trieste ( città dove ho svolto il servizio militare come ufficiale di complemento nel 1992)e altri tre a Milano( città nei dintorni della quale vivo ) , che vedono come protagonista un nuovo personaggio del mondo dei noir, il maresciallo Gabriele Santoro, investigatore con incarichi speciali, di origine salentina, vanta il 100% dei casi risolti, soffre di colite e per questo consuma quantità impressionanti di camomilla (e si assicura di essere sempre vicino alle toilettes), ritenuto "strano" nel suo ambiente perché nel tempo libero frequenta le biblioteche,lui dice che molte di quelle letture lo hanno aiutato a risolvere i suoi casi, ascolta musica di qualità, dalla classica al jazz latino, gli piace mangiare bene e cucinare da se' piatti mediterranei, ai suoi colleghi che un po' qualunquisticamente fanno i razzisti o inneggiano ancora al Duce dice che lui ha giurato sulla Repubblica Italiana e sulla Costituzione. Ho utilizzato un diverso registro di scrittura, rispetto ai miei scritti precedenti, frasi più stringate e dialoghi fitti spesso intrisi di umorismo spontaneo, quattro storie da gustare fino in fondo, con i loro misteri finali e colpi di scena che non t'aspetti, nemmeno da uno come lui, come Gabriele Santoro. Lo vedo già aggirarsi per le strade della città, rigorosamente a piedi, come piace a lui, sembra che svagatamente non si soffermi su niente annotando in realtà tutto sul suo taccuino mentale, mentre terroristi arabi, mafia ucraina, sfruttatori di prostitute rumene, criminali nazisti residenti in svizzera,tassisti che parlano rigorosamente in rima, milf d'antan che rimorchiano diciottenni su internet, il mullah Omar, Egidio Calloni ex calciatore del Milan e colleghi svegli come se fossero in prepensionamento, popolano la sue vita , le sue notti, e persino, a volte, vengano a disturbarlo nei sacri momenti in cui ascolta la sua buona musica.

Biografia artistica

Danilo Coppola, è nato a Brindisi il 15/05/1965, di Ostuni (Br), attualmente vive a Corsico (Mi) dove lavora per una multinazionale dell'arredamento,Liceo Classico, laureato in Scienze Politiche, nel 2007 pubblica "Nell'acquario" con la Kimerik (recentemente ristampata una seconda edizione con Youcanprint), un romanzo generazionale che tratta del dramma migratorio di tanti giovani spesso dall'alta scolarità che , non volendosi piegare alle logiche clientelari politico mafiose dei territori meridionali, altosalento nella fattispecie, scelgono di "farsi deportare" finendo ,spesso, nel tritacarne di lavori precari nel grande serbatoio del Nord Italia, Milano in primis. Un testo in definitiva sulla ricerca della libertà personale( più di 2000 copie vendute). Nel 2009 , sempre per i tipi della Kimerik, pubblica una racconta di racconti dal titolo "Una faccia una razza", narrazioni brevi autobiografiche di una picaresca infanzia pugliese, salentina, in cui si descrivono giochi di strada, il calcio giocato nelle categorie minori nei più sperduti campi del basso salento ammorbiditi dalla camomilla spontanea, viaggi in Grecia , interviste improbabili a grandi scrittori scomparsi, intervallate da esplicative e icastiche vignette di Enzo Farina, in arte Calavera, straordinario vignettista di Ostuni già ben conosciuto a livello nazionale. Nel 2012 pubblica "Nell'acquario 2", con la Youcanprint, ideale prosecuzione delle avventure di Nico Cordola , suo alter ego letterario che aveva fatto la sua comparsa con "Nell'acquario", attraverso il privilegiato osservatorio antropologico costituito dal proprio lavoro di arredatore in un centro commerciale , aiutato in una sorta di viaggio dantesco nella società italiana mostrata e messa a nudo in tutti i suoi mai sopiti sottoprodotti culturali di razzismo, omofobia e ingiustizia sociale,da alcune donne, autentici personaggi virgiliani,si propone come un novello Marcovaldo affrontando le assurdità del tessuto sociale e territoriale milanese (archetipico di quello italiano) con le armi dell'ironia che spesso sconfina nel sarcasmo, se è vero come ha detto Nietzsche che "non con l'ira ma con il riso si uccide" ( in senso metaforico, s'intende).Il testo è stato premiato con una menzione d'onore nel settembre del 2012 dall'Accademia Italiana del Terzo Millennio nell'ambito della rassegna "poesia e letteratura a Muggiano", a Milano. Nel luglio del 2014 con la casa editrice Edizioni del Tamburino, di Ostuni, pubblica una raccolta di quattro racconti gialli, che hanno come protagonista un pirotecnico maresciallo dei carabinieri originario di Ostuni, Gabriele Santoro, quarant'anni circa, 100% dei casi risolti, sofferente di colite, e consumatore, perciò di quantità industriali di camomilla, ritenuto "strano" nel suo ambiente perché passa tutto il suo tempo libero in biblioteca, facendo letture che spesso gli forniscono la chiave di volta per indagini difficili, ascolta musica classica o jazz latino,gli piace cucinarsi i pasti da se' e la buona cucina in generale, per le indagini cammina a piedi o prende il taxi e detesta partecipare agli sfratti esecutivi perché " sono momenti in cui si fa fatica a capire la parola giustizia, se devi cacciare di casa un povero disgraziato". Danilo Coppola è anche un blogger, possiede e cura tre blog in rete: Diariodinico, Blog fotografico di Danilo Coppola e Blog di Nico Cordola e ultimamente sta espandendo la sua sfera creativa nell'ambito della fotografia e del videomaking. Ha anche un canale di video su youtube e un profilo pubblico su Facebook, dove si può contattare direttamente. Danilo Coppola è stato inserito nell'antologia del prof Ettore Catalano" Letteratura nel '900 in Puglia 1970-2008 ", Progedit edizioni e nel testo "Autori e testi del '900 del Salento" a cura di M. Occhinegro, Edizioni Milella.