mercoledì 26 gennaio 2011

Pratico qi qong tutti i giorni, bevo un tè verde, poi vado a lavorare





Pratico 40 minuti di qi qong tutti i giorni, bevo un tè verde, poi vado a lavorare.


Pensate che per la pensione mi mancano 20 anni, sto versando contributi per pagarla ai clienti : sto pagando per lavorare. Entusiasmante.

Certo potrei guardarmi indietro e vedere che c'è gente che per vivere rovista nelle immondizie. Ma perchè Marchionne deve guadagnare 5 milioni di euro al mese, per trasferire la Fiat nel terzo mondo, mentre la Volkswagen aumenta i salari e i posti di lavoro? Pagano un incapace. Un manager deve avere la capacità di capire che non lo salvi il bambino semplicemente gettando via l'acqua sporca. Così è troppo facile fare i manager. Basta mettere il coltello alla gola, dire che dobbiamo diventare cinesi se vogliamo sopravvivere e le jeux son fait. Occhetto fu tacciato di tradimento( e morì politicamente) perchè voleva fare un'accordo con la ford per 5 anni, vendergli la Fiat in cambio del blocco delle condizioni salariali e dei posti di lavoro . Siamo sempre lo stesso popolo di democristianucoli mettintasca nell'anima e il popolo italiano è un popolo inetto ad autogovernarsi, un popolo suddito, una manica di leccaculi pronti a vendersi le madri per l'incapacità di dire"no". Vorrei vedere gli impiegati, la categoria sociale più squallida( non a caso ne faccio parte), fare la notte in catena di montaggio!

Al lavoro c'è la tv rotta e quindi in pausa è pieno di gente in crisi d'astinenza da telecomando. Vogliono vedere Beautiful mentre mangiano, col vassoio sulle ginocchia. Io sono l'unico che legge. E sto da Dio, a tv spenta. Ho chiesto alla manutenzione di non ripararla più.
Nel frattempo si è affollata la postazione internet: volevano notizie...che fa, gioca Cassano o Pato?

Mi guardano mentre leggo e chiedono cosa sto leggendo. Possono benissimo vedere il titolo e l'autore sulla copertina. Li capisco, non hanno mai letto nemmeno il proprio nome sul citofono: se poi hanno le tette rifatte e le labbra modello gommone di albanesi al largo delle coste otrantine, sono i candidati ideali del Pdl.

Ma il Pd non scherza...con la Melandri. Non è che perchè è nata a New York è intelligente per forza...Non è che perchè ha una bella immagine che deve per forza fare i dibattiti televisivi. Deve dire qualcosa, anche.

E soprattutto, spero che, a Torino, Fassino perda inopinatamente. Ne abbiamo abbastanza di grissini umani e morali che si permettono persino di fare la morale a giganti del pensiero come Berlinguer. Vergognati!


Buona giornata e buona fortuna





mercoledì 12 gennaio 2011

Racconto 4


Giorgio


Una sera ero capitato in via Guido Guinizelli, una traversa di viale Monza, a Milano. In una casa di brasiliani ad una festa brasiliana. Il classico “churrasco”, come chiamano loro la grigliata di carne. C’era un mucchio di gente e la casa, pur piccola, si affacciava su un’ampia terrazza attrezzata con tanto di barbecue e pc portatile collegato a potenti casse da cui ascoltare le più svariate melodie brasiliane, dal samba al forrò, prese da Youtube. Mi aveva invitato un’amica, una brasiliana che conoscevo da tempo. Una volta lì però lei non c’era. Ma nessuno mi aveva chiesto nulla. Potevo essere un imbucato e comunque mi avrebbero offerto dei pezzi di picanha(codone di vitellone) e birra gelata senza soluzione di continuità. Vietato avere il bicchiere vuoto. La terrazza si apriva davanti ad una balconata enorme e dietro la balconata una panoplia di porte nascondeva altrettanti appartamenti in affitto, tutti affittati a brasiliani. Il proprietario del posto era un italiano di cui nessuno conosceva il nome. Tutti conoscevano invece un brasiliano che faceva le sue veci. Un tale Lucio. Me lo aveva detto una mulatta, magrina, con un vestitino a gonna corta attillata quasi ascellare ed un paio di tatuaggi discreti sui deltoidi definiti, i capelli a caschetto lisci e ben curati, le unghie all’ultimo grido decorate e lunghe modello Griffith famosa velocista afromericana degli anni ’80 ed un paio di sandali con tacco 18 molto fetish…Karina, si chiamava. Senza che le chiedessi nulla mi disse che faceva la puttana. E che usciva con fior di calciatori di Milan e Inter. E con altri vips. Lo disse come se fossero delle medaglie al valore, come se il fatto che uscisse con gente conosciuta, in qualche modo, potesse edulcorare l’opinione che mi sarei potuto fare sul suo conto. Io non dissi nulla. Ascoltavo. Dopo 20 anni a Milano diventi minimalista: ad esempio, una volta avrei detto, è una puttana. Oggi guardavo le cose da un altro punto di vista: la ragazza aveva fatto 10mila chilometri con l’aereo, rischiava ogni giorno di essere arrestata come clandestina perché nessuno le aveva offerto un lavoro nemmeno di pulizia delle scale di fatiscenti condomini di periferia, gli italiani se la volevano scopare gratis, beh, che dire, aveva fatto di necessità virtù.
A turno ragazzi e ragazze mi riempivano il bicchiere di birra e mi chiedevano: ”tudo bom?”.
”Si,tutto bene,grazie”, rispondevo. Karina era sempre nei miei pressi e ogni tanto mi lanciava delle strane occhiate. Io bevevo e mangiavo. E aspettavo la mia amica: Julia. Ma Julia non si vedeva. Feci un giro nelle scale per vedere se veniva. Tutto il caseggiato era popolato di brasiliani. Sembrava di stare a Rio De Janeiro. Un tizio a cui chiesi come mai ci fossero tutti questi brasiliani mi osservò attentamente e mi disse:”in questa zona sono tutti brasiliani. In tutto il quartiere. Ci sono anche un sacco di travestiti”. Lasciò cadere la parola così,”travestì”, pronunciata in portoghese, con un certo disprezzo, come se non approvasse. Anche in questa festa ce n’erano alcuni, di transessuali. Se ne stavano nel loro angolo e non si mischiavano con gli altri frequentatori del posto. Anche perché non sembrava ci fosse un’aria troppo tollerante nei loro confronti. Ma si capiva che oltre al pregiudizio culturale, c’era anche in po’ di invidia, perché quelle strane creature a Milano facevano soldi a palate, persino di più delle prostitute donne.
Ritornai al terzo piano, dov’era la festa. Nel frattempo la gente cambiava. C’era chi andava via e chi veniva. Le musica, ad altissimo volume, imperversava e qualcuno aveva anche accennato a qualche passo di samba, nonostante lo spazio esiguo. Una ragazzo e una ragazza si stavano picchiando per una storia di gelosia e qualcuno li aveva divisi. Qualcun’altro non si reggeva già più in piedi per aver fatto il pieno di beveraggi pesanti e la carne nei piatti sul tavolo al centro della terrazza era finita. Julia, nel frattempo ,mi aveva chiamato al cellulare. Si scusava per il ritardo ma stava arrivando. Mi misi in un angolo e aspettai. Di fronte a me c’era un uomo,un bell’uomo che doveva aver passato i 40, con pantaloncini verde militare e una camicia nera piegata dalla curvatura di una importante gibbosità addominale. Se ne stava seduto sfumacchiando i suoi sigarini, a fianco a Karina, di cui sembrava molto amico. Nel frattempo la ragazza che sembrava essere la fidanzata del padrone di casa,un’italiana di vent’anni dagli occhi verdi, uno e ottanta di altezza e una minigonna di jeans modello pornostar americana, stava respingendo la corte di un nero brasiliano, magro, bermudato, con canotta circense e cappelino da baseball messo in testa in diagonale molto alle periferica terzomondiale.
“Che mancanza di rispetto”, fece la tipa rivolta a me,”sa che sono fidanzata con Yuri e ci prova lo stesso davanti a tutti. Che ignoranza!”.
“Già”, dissi io,”davvero sconveniente. Tante volte la cultura consiste nella capacità di addomesticare gli ormoni”.
“Cosa?”,disse lei.
Colpa mia. Che a quarant’anni suonati me ne andavo in giro per feste di ragazzini moccolosi parlando come un nouveau philosophe. E comunque pensai lo stesso che ,in realtà, la cultura consisteva nel corteggiare comunque una ragazza impegnata col giusto distacco ,mostrandosi come una fortezza invulnerabile con la porta di servizio sempre aperta. Era come la pesca delle trote. Chi aveva la mosca più rassomigliante alle vere non necessariamente pescava di più. Le mosche dei pescatori sono tutte comunque false. La differenza la faceva dove buttavi la canna e se davi l’impressione che ti importasse davvero. La trota abboccava sempre alla mosca più lontana e misteriosa. Ma finiva comunque nella rete. Non lo so perché pensai queste cose. Fatto sta che dopo un po’ ,Angela ,questa splendida ragazza mora, capelli lunghi lisci, diciannove anni, si mise a parlare con me e non mi lasciava più stare. La differenza d’eta non sembrava importarle, come invece importava alla maggior parte delle sue coetanee italiane. Forse era rimasta contaminata dalla cultura brasiliana. I brasiliani se ne fregano delle convenzioni europee. Se amano qualcuno non è importante la sua età. Il tipo con cui stava le si avvicinò un paio di volte, ma lei non lo degnò più di tanto. E lui coi suoi vent’anni , i suoi occhi azzurri,il fisico da ginnasta e la poesia della sua chitarra elettrica da “rockero” ultima moda brasiliano presto corse dietro un’altra gonna. E dire che ce n’erano, da quelle parti. Dopo un po’ Julia arrivò. Nera , imponente, panterona d’Amazzonia, un corpo scolpito da madre natura e mai allenato in altre palestre che non fossero gli abituali lavori domestici e la sua professione di parrucchiera per vip. Mi salutò con un lungo bacio. E Angela capì che doveva battere in ritirata. Bevemmo un paio di bicchieri di birra. E il tizio a fianco a Karina continuava a guardarmi. Dopo un po’ Karina si avvicinò e ci invitò ad andare a casa sua con Giorgio. Giorgio era il tizio seduto a fianco a lei che fumava in continuazione questi sigarini “amigos”,dall’aroma delicato e saporito.
Io non ebbi nulla in contrario. E così uscimmo da quella festa, prendemmo la macchina di Giorgio, una Bmw ultimo tipo blu metallizzata iperaccessoriata, con satellitare incollato al vetro che parlava come un pappagallo amazzone elettromagnetico abbarbicato lì davanti a noi quattro. Accese la radio e ascoltammo un brano di Ligabue. Pietro si presentò: ”salve. Sono Giorgio, piacere di conoscervi”,disse . E sorrise. Dall’accento capii che era romagnolo. Inconfondibile.
Quando arrivammo in una strada dietro la stazione Centrale, Giorgio fermò l’auto. La parcheggiò con dovizia e scendemmo. Al terzo piano di un appartamento che si affacciava sui binari dei treni che dalla “Centrale”di Milano partivano per ogni dove, davanti ad un’ampia finestra, ci sedemmo al tavolo. Karina tirò fuori dal frigo un paio di Brahma, la potente e amarognola birra brasiliana molto consumata dal “povoao” delle favelas. E quando ne ebbi bevuto un sorso, capii perché. Aveva un gusto forte e un retrogusto amarognolo e aveva l’aria di scendere bene in modo ingannatorio, salvo poi manifestare un effetto successivo improvviso e inaspettato, da rendere una mazzata da baseball sul cranio preferibile a quell’effetto.
Chiacchierammo un po’. Non c’era un motivo preciso. Era semplicemente che Karina voleva fare quattro chiacchiere con Julia lontane dalla confusione e “fofocare”un poco su questa e su quell’amica e su questo o quel brasiliano avessero avuto o meno fortuna a Milano o in Italia. Non c’era bisogno che ascoltassi ,perché di tutte o tutti quelli di cui parlavano, nessuno aveva avuto veramente fortuna. Magari erano riusciti a farsi una casa in Brasile ,o ne pagavano una con mutuo in Italia. Io non avevo mai pensato a questa cosa della fortuna. Forse perché venivo da quell’antica filosofia napoletana che avevo sempre adorato e che prende le mosse da quella barzelletta del napoletano seduto in riva al mare che non fa niente e che incalzato dal milanese che gli chiede come mai non si dia da fare andando a lavorare per farsi una casa, una famiglia, dei figli, una macchina di lusso, per poi, un giorno andarsene in pensione e non fare niente...Ecco, appunto, avrebbe detto il napoletano: niente...è quello che sto facendo. Se la meta era quella un giorno di non fare niente, beh, io, come il napoletano, mi contentavo di arrivare alla meta prima di tutto quello sbattimento. O almeno ci provavo. Solo che a parte alzarmi ogni mattina per andare a lavorare, lavorare 9 ore, tornare a casa e fare le pulizie, cucinare e andare a corricchiare per evitare di guardarmi nudo allo specchio senza più distinguere il davanti dal di dietro, non mi rimaneva molto per oziare. La mia era un’attitudine. Non so se mi spiego. Io sapevo di essere sempre stato un brasiliano nell’anima, ma se avessi vissuto come un brasiliano in Italia sarei durato poco. Per cui in attesa di non fare niente facevo una montagna di cose. Nessuna della quali realmente produttiva per la mia anima. Che restava quindi brasiliana. Non so se mi sono spiegato. Ma comunque andando avanti nel racconto, alla terza Brahma, Giorgio ci aveva già quasi raccontato la sua vita. Nativo di Rimini era sempre vissuto in ambienti di prostituzione. Affittava case a prostitute brasiliane e si prostituiva lui stesso. La sua specialità era cagare sulle clienti. Meno male che avevamo mangiato da tempo e la fase digestiva era già a buon punto. Karina , forse perché abituata a quei racconti non fece una piega. Julia fece una smorfia. Ma non più di tanto. Come di chi è a conoscenza che la vita ti mette di fronte a una panoplia di scelte non tutte comunque perfettamente in sintonia col concetto di “normalità”. Giorgio parlava di queste sue vicende autobiografiche con una naturalezza, scusate il termine, fisiologica. Dopo un po’ Karina tirò fuori due olive, che accompagnarono le birre. Giorgio fumava i suoi sigarini e beveva. Aveva quasi finito il pacchetto. Tirò fuori il suo cellulare ,uno di quelli che fanno le foto e ci mostro alcuni dei suoi capolavori. Si vedevano corpi femminili con in bella vista il pacco regalo depositato su quelle pelli bianche di ragazze, che, a giudicare dalle forme che si intravedevano, dovevano essere anche carine. A quel punto dissi: ”beh, nelle centoventi giornate di Sodoma, il marchese De Sade descrive una cinquantina circa delle perversioni sessuali più in voga ai suoi tempi e questa era una di quelle più gettonate”. Giorgio mi guardò e non disse niente. Karina disse: ”chi?il marchese De Sade? E chi caralho è?”. Tralascio la traduzione di “caralho”, facilmente intuibile.
“Era un filosofo francese vissuto a cavallo fra il ‘700 e l’’800. Era un libertino e fu uno dei precursori della libertà sessuale”.
“Ah”,disse Karina.
“E tu come lo sai?”,fece Julia.
“Ho letto i suoi libri”, dissi io.
“Visto?”,disse Giorgio,”io faccio cose di cui hanno parlato i filosofi”.
“Si ,adesso però non t’allargare, non c’è molto di filosofico in quello che fai”, dissi io sorridendo.
Anche lui ammise. E rise.
Bevve un altro bicchiere di birra e scartò un altro pacchetto di sigarini. Ne offrì uno anche a me. Julia fece per allontanarsi. Non tollerava quella puzza, disse.
“Beh,non è niente in confronto a quello che tollerano le clienti di Giorgio”,dissi.
Giorgio rise.”Pagano bene,però”,disse.
“Non ne dubito”,dissi io,”anche De Andrè disse una volta che dalla merda nascono fiori e dai diamanti non nasce niente. Ma qui ci troviamo davanti al caso che grazie alla merda uno si può comprare diamanti”,dissi io.
Giorgio continuò il suo racconto. Disse che abitava a Rimini e affittava appartamenti a prostitute. Gli affari andavano a gonfie vele,negli anni ’80 e lui aveva fatto soldi a palate. Le accompagnava al lavoro come taxista, vendeva loro preservativi, medicinali, provvedeva a tutto. E incassava cospicui affitti, anche. Inoltre si prostituiva con turiste ,per lo più, tedesche.
“No, dico, ma anche loro amavano la materia di cui sopra?”,dissi.
“No, quella è stata una evoluzione da quando sto a Milano”, disse lui.
“E come fai ….dico, a farti venire lo stimolo?”,disse Julia.
“Già”,disse Karina morendo di curiosità.
“Mi viene naturale”,disse Giorgio. “Solo all’idea che qualcuna vuole quella cosa…mi viene lo stimolo”.
“Beh,può essere…ma, scusa se siamo curiosi, come fai a farla venire sempre bella corposa come si vede nelle foto?”, chiesi.
Karina a Julia risero. Giorgio non rise.”Cerco di mangiare bene”,disse.
Noi ci guardammo in faccia e scoppiammo a ridere. La maggior parte delle serate a Milano erano delle serate di merda, era la prima volta che passavo una serata divertente parlando di merda. Non so se mi spiego.
Poi la birra stava per finire, Julia doveva andare a casa perché l’indomani aveva appuntamento con una diva di Canale 5,una brasiliana mulatta che era molto esigente e pagava bene. Io anche dovevo lavorare. Giorgio si offrì di accompagnarci.
Di lì a poco, una volta salutata Karina che nel frattempo aveva ricevuto una telefonata da un calciatore piuttosto famoso, io, Julia e Giorgio, stavamo sfrecciando in corso Buenos Aires e Giorgio si era avventurato in una discussione politica manifestando il suo disprezzo per la sinistra. Per uno di Rimini mi sembrò strano. Ce l’aveva a morte con Di Pietro e disse che il suo giornale preferito era “Libero”. Io lo guardai e dissi:”ma se le leggi più severe sulla prostituzione le sta facendo la destra, non ti capisco. Non danneggiano il tuo lavoro?”.
“Quello è normale ,è tutta broda che danno agli elettori,tanto poi i primi miei clienti sono loro,i politici. Per ogni puttana che gli procuro mi danno fino a tremila euro. Esentasse. E quelli di destra, come diresti tu, pagano subito e in contanti. Non hai ancora capito che le leggi sono per i poveri?”, disse sganasciandosi.”Anzi, più si proibisce, più florido è il mercato. Aumentando il rischio, aumenta la parcella”,aggiunse.
“Capisco”,dissi.
Avevo studiato tomi di scienza della politica, saccheggiato biblioteche a caccia di libri di filosofia, ero un intellettuale , compravo la Repubblica tutti i giorni , ma non avevo capito un cazzo della vita. Di come girava il mondo. Giorgio lasciò Julia nei pressi di un palazzo in viale Umbria. Julia mi dette un bacio in bocca caldo e appassionato. Intimò a Giorgio di accompagnarmi a casa e che di lì a poco mi avrebbe chiamato. Le “brasucas”, come chiamo a volte io le brasiliane, sono gelose come ghepardi. E’ nella loro natura. Io invece non ero più geloso di nessuna. Forse era questo il mio segreto. Nel rimorchiare ancora qualcuna, dopo i quaranta, senza essere un nababbo cui escono i soldi dal culo. Dopotutto c’era ancora bisogno di poesia, di sentimenti, nell’epoca delle puttane a caro prezzo e del ritorno di De Sade in salsa riminese. Forse non era vero che non avevo capito nulla. Dopo un po’ la gente si stufa della merda. In ogni senso.


Buona giornata e buona fortuna


martedì 4 gennaio 2011

Buon anno





Sono a casa ammalato. Ho avuto la febbre a 40 gradi e più per due giorni. Ho uno di quei termometri tradizionali e non segnava oltre i 40. Quindi non lo so, magari era più di 40. Poi ho avuto quello che a Milano chiamano squaraus. Non avevo voglia di fare nulla. Non riuscivo neanche a stare steso. Mi faceva male la schiena. Un ospedale da campo ambulante. L'ultimo dell'anno sono venuti i miei vecchi a trovarmi. Anzicchè essere io a sostenere loro, loro, alla loro venerabile età, sono venuti a tenermi il ghiaccio in testa. Ho avuto le allucinazioni. Non ho mangiato per tre giorni. Solo liquidi. E non l'hanno detto al telegiornale, come per Pannella. Comunque qui a Corsico il 31 sembrava di stare a Beirut ovest. Mortai, obici, katiuscia, Venesse e Deborah che ruttavano e petavano in controtendenza con i propri nomi raffinati da attrici di soap operas. Un bel fine anno, direi, con tanto di minestrina e tachipirina. Ora sono ancora convalescente. Ho una tosse che mi tortura e mi impedisce di dormire di notte.

Mah...forse mi lamento troppo. Che dovrebbero dire quelli che fanno la guerra? Beh, ve lo dico io, ma chi ce l'ha fatta fare. Anche quel povero alpino che nemmeno si è accorto che è morto. Pace all'anima sua. Nessuna guerra giustifica quanto si guadagna per farla. Tornatevene a casa.

E mentre Frattini si dice meravigliato che un paese come il Brasile non ha ascoltato il governo italiano, non posso fare a meno di chiedermi: comunque la si pensi al riguardo( e io ero per il reimpatrio), quando la finiremo di avere un governo fatto di gente che pensa che il Brasile equivalga alle varianti arlecchinesche cui siamo abituati a pensare? E' un continente , ed è destinato a diventare una superpotenza. Il fatto è che che ci hanno abituati a pensare che nei prossimi anni vedremo fior di ministri brasiliani aggirarsi terrorizzati per il mondo nel timore di incontrare Frattini. Nulla di tutto ciò. I parenti delle vittime dovrebbero prendersela con i milioni di gonzi che si beano allo stadio di applaudire fuoriclasse verdeoro che arrivano uno via l'altro con transfert immediati e permessi a tempo di record. Battisti l'hanno liberato loro.

E ai giocatori brasiliani dico, ok, fate bene a stare al gioco, ma ricordatevi che per chi vi compra siete solo l'ennesimo pesce tropicale nel proprio acquario. Un pesce raro ben pagato, d'accordo. Ma pur sempre un pesce.

Faccio a tutti l'augurio di passare un buon anno e di fare qualcosa, anche qualcosa di sbagliato, ma comunque fare qualcosa, per essere felici.


Buona giornata e buona fortuna

domenica 5 dicembre 2010

Racconto 3


Jogging



Dentro casa fa caldo termosifoni al massimo fuori freddo becco, metto la tuta imposto l'mp3 su radio deejay , c'è Albertino che fa Fifty Songs e intercala con voci preregistrate di tipiche teenagers milanesi con i loro “veramenteeeee” con inflessione molto corso Buenos Aires sabato pomeriggio nel passeggio sui marciapiedi pieni zeppi di nipponiche gravide di sacchetti firmati, arabi sigaretta impanata in bocca e odori acri da lavapiatti, metto la tuta i guanti e il cappellino di lana ed esco. Passo accanto a villette recintate che ospitano cani che abbaiano al mio passaggio di alieno, vecchi proprietari sull'uscio fumano una sigaretta e mi guardano costernati, imbocco la curva e comincio a correre , ma di giustezza, un passo via l'altro, con la musica sparata a palla nelle orecchie che mi isola dal traffico automobilistico del sabato mattina, di chi è stressato perchè deve fare tutto ciò che non è riuscito a fare during the week, perchè non in possesso di sufficiente tempo liberato dal lavoro, poi un'altra curva e passo in un budello verde che si apre in mezzo a palazzoni , foglie secche e umide giacciono sul sentiero e ammortizzano la mia schiena insicura per un' ernia di dieci anni fa non operata e rinsecchita, ma sempre lì, pronta a mordere, come un continuo richiamo che sembra inspiegabilmente attivarsi tutte le volte che penso qualcosa di negativo su qualcuno, ernia del disco, penso, sarai mica un inserto del Budda? Intorno canali irrigui con passaggio di folaghe e gallinelle e ratti e nutrie e stanchi vecchi che passeggiano in mezzo alle foglie gialle e agli alberi scheletriti che fanno da sentinelle ai bordi , disarmati e sconfitti, in rotta, a difesa di un mondo che scompare sotto i colpi della cementificazione. Sbuco in una strada di Buccinasco dove condomini silenziosi e immensi circondati da giardini di plastica fanno da cornice al ritmo percussivo dei miei passi, mentre il cielo turchese con un sole latitante da tempo favoriscono un inizio di sudorazione che mi comincia a buttare fuori un kebab di felafel e la birra corona con tutti i suoi coloranti e222 eccetera della notte precedente, e mentre corro penso che non ho mai tempo per chiamare gli amici o mia madre e mio padre o mio fratello o fidanzate che resistono abbarbicate a me come cozze patelle sullo scoglio della loro vita, mentre nel frattempo ascolto le canzoni più ascoltate in radio restandomi impressa una che ripete all'infinito il nome di Barbara Streisand con una pronuncia yankee che lo rende musicale e figo, il fiato esce come il fumo di sigarette senza filtro che fanno da base a canne fumate di nascosto e con la voluttà veloce del proibito, rondini inesistenti mi danno il benvenuto annunciando una primavera finta come boccate al vapore acqueo di una sigaretta elettronica fumata nel vagone di un treno a lunga percorrenza in perenne ritardo, la fontana della rotonda in fondo alla strada è spenta e l'acqua resta nelle sue tubature senza chiedersi se a gestirla sarà un magnate idrocefalo che la renderà preziosa come l'uranio. Attraverso un giardino pieno di panche di pietra e alberi spogli dell'inverno dove di solito di notte ragazzi minimalisti fumano canne massimaliste in omaggio ad una rivoluzione che non faranno mai, i piccioni beccano bacche invisibili standosene appollaiati sui rami di alberelli piegati dal freddo. Quattro querce sempreverdi mi abbracciano mentre io passo sotto le loro fronde incontrando ragazze timorate di Dio che pascolano cani che hanno facce di politici corrotti, e dieci oche guardiane mi sbarrano il passo costringendomi ad un tautologico giro dell'oca , permettendomi di fare la volata lungo il muro di un cimitero , cambio mano alle chiavi di casa che porto sempre con me e mi segno con la croce in omaggio ai miei avi sepolti nei cimiteri subtropicali del Salento, e ogni volta mi chiedo se l'anima esista davvero e se una volta morti incontreremo ancora chi ci ha lasciato per primo o se Dio ci lascerà attraversare i mondi delle trasparenze alla ricerca di domande che non siamo riusciti mai a fare a chi non c'è più, e infine, quasi sempre, decido che devo ammortizzare i passi e conformarli al terreno accidentato che sto per affrontare. Mi insinuo in un percorso verde che mi porta a passare sotto un ponte che ospita il traffico automobilistico della tangenziale, che, violento e inarrestabile come uno tsunami di vetrometallo, vomita sull'asfalto drenante la sua teoria di mezzi meccanici guidati da mezzi uomini o uomini interrotti in questo sabato pomeriggio in cui non si riuscirà a fare tutto quello che non si è riusciti a fare negli altri giorni della settimana , centuplicando la frustrazione. Passo nei pressi di una chiesetta e ho Rihanna in cuffia, la barbadiana mulatta che vende musica mostrando il culo, sulla sinistra ci sono due nicchie che ospitano statue di madonne per il momento esangui, e sul lato opposto, alcune cascine inalberano bandiere della Lega Nord, mentre vecchie signore affacciate alle finestre gridano da lontano , in una coazione a ripetersi all'infinito, il lamento di una vita che non è stata vissuta imputandolo a neri africani che raccolgono pomodori vicino a baracche fatiscenti che diventeranno le loro tombe, mi segno ancora con la croce perchè come dice mio padre non bisogna credere ma bisogna pensarci, e mi involo così lungo una strada asfaltata che fa da rettifilo nei pressi di una stazione di servizio con lavaggio automatico e vicino alla quale mi fermo per allacciarmi le scarpe. Giovani fumano in fila in attesa del proprio turno e altri meno giovani che ce l'hanno fatta ad alzarsi prima indugiano con schiume , pompe e pelli di renna spelacchiate sottratte alle mute di immaginari Babbi Natale, trattando le loro macchine meglio delle proprie scontate mogli piene di rughe , bigodini e olezzanti di strutto. Riprendo a correre e mi involo sul rettifilo di cui prima, lungo il limine sinistro della strada, mentre passano a velocità supersoniche utilitarie gravide di singoli uomini inutili , e mentre cornacchie grigie gracchiano in volo riscuotendo la mia ammirazione per il loro multitasking. Sul bordo strada una croce di marmo con una foto al centro testimonia di una giovane vita stroncata in quel punto, sullo sfondo della tangenziale che manda un costante rumore di sottofondo come una folla da stadio di calcio che celebra più che un gol o uno scudetto la retrocessione del genere umano. Mi viene in mente che una mia amica di vecchia data vedendomi dopo molto tempo con i capelli grigi mi ha chiesto cosa mi fosse capitato e io non ho saputo fare meglio che rispondere che a Milano nevica, e aumento l'andatura in vista di un pioppo spoglio che nonostante la sua nudità non mi eccita per nulla. A tre quarti di percorso, per equazione matematica, dovrei aver abbattuto almeno una tre quarti Moretti , penso, e faccio per involarmi verso la fine dell'allenamento, senza però rilassarmi all'idea che dopo berrò acqua a fiumi come un assetato disperso nel deserto afgano teletrasportato da dio davanti alla fonte di una qualsiasi acqua minerale, ingannando la propriocettività dei muscoli, per non sentire la fatica, perchè se pensi che correrai tutto il giorno, allora il cervello immagina che quell'ora sarà solo un antipasto e ti consente di completarla in surplace, inganni della mente, esperimenti dettati dalla curiosità dello scienziato che non sono mai stato ufficialmente...Torno indietro e faccio un tratto che d'estate ho battezzato col nome di “valle di lacrime”, perchè di solito in quel punto sento il massimo dello sforzo e perchè mi viene sempre in mente Tex Willer e quel suo motto burbero che cita sempre quando vuol definire un mondo che si crede bastante a se stesso , e superatolo ripasso davanti alle madonne che una volta tanto non mi scappano, e filo via in progressione specchiandomi nei vetri della porta di un bar che non esiste più per cessata attività di un proprietario che passa il tempo a pascolare i suoi segugi tra gli sterpi residui di granturco dei campi limitrofi. Le cuffie e Albertino coprono con la loro leggerezza l'inquinamento acustico di quel minuto in cui milioni di macchine mi passano in testa con la stessa velocità con cui l'idea della loro esistenza uscirà dalla mia testa, mentre sono sotto il ponte e schivo una bicicletta con sopra un vecchio che guidava senza mani pur non avendo mai rubato nulla in Iran. Ancora un duecento metri e riattraverso il parco , poi il rettilineo finale sulle foglie secche, cercando si non scivolare, con pensieri senza pensieri, perchè non sono costretto a farlo, esistono già , devo solo lanciare la rete e catturarli, ma con calma, passo dopo passo, secondo il mantra di un guru dell'ultramaratona non ancora conosciuto che dice di partire piano e poi rallentare, che questo è il segreto per arrivare sempre. Una volta che mi sono fermato ansimo come un bisonte sopravvissuto ai cacciatori bianchi che lo volevano uccidere per posa, e non per bisogno, e al passo veloce, cerco di riabituare il cuore per gradi al battito normale, bradicardico battito bradipico del me stesso normale e calmo modello yogi indiano. Più avanti una staccionata mi aiuta a fare un po' di stretching, come un vecchio santone appena uscito da una meditazione seduto che gli abbia anchilosato gli arti o come un gatto che si rilassa mentre guarda il suo padroncino stressarsi per non arrivare tardi al lavoro. E mentre torno verso casa mi accorgo che ho già fatto tutto questo milioni di anni fa, solo che non c'erano macchine, gli alberi erano rigogliosi, i palazzi invisibili, il mio Dio era una cascata davanti alla quale facevo il gesto dell'acqua che cade, l'anima era immortale e riposava nei ricordi di chi restava e si prendeva tutto il tempo per curarli, la musica erano i versi degli animali e il premio per la mia corsa era qualcosa di caldo da mettere sotto i denti. Allora lo chiamavamo vivere, oggi lo chiamiamo jogging.



Buona giornata e buona fortuna

mercoledì 1 dicembre 2010

Ciao Mario



Stimati lettori eccomi ancora qui ad aggiornare pigramente il mio blog. Raccolgo qualche immagine qua e là nei tg, rai news in testa, che parlano della morte di Mario Monicelli, un grande uomo d'arte e un grande uomo. Con "Amici Miei" ha riassunto in modo mirabile la rivolta goliardica alla congiura della seriosità del potere della generazione di mio padre. E il suo ultimo gesto del togliersi la vita conferma la grande libertà buddista di cui era intriso, non credendosi indispensabile o fondamentale, palesando la propria modestia da burbero benefico nell'epoca di una generazione che si crede immortale perchè crede di potersi comprare anche la sopravvivenza senza termine.

Poi le immagini di una manifestazione degli edili che chiedono al governo di rilanciare l'economia intervenendo a favore dell'edilizia. Che dire, si può anche cambiare mestiere, non è indispensabile costruire a tutti costi. Si possono anche costruire biciclette o auto elettriche. Non sono un politico che come un gondoliere deve essere esperto nell'arte del beccheggio che se parla bene degli edili deve stare attento a non parlarne troppo bene per non perdere il voto degli ambientalisti. Io sono il dio di me stesso e il popolo di me stesso. E se voglio rispettare il dio di me stesso ed il popolo di me stesso, devo sempre dire quello che penso. Con ogni mezzo necessario e ad ogni costo. Non vorrete mica che inizi a mentire a quarantacinque anni? Gli edili hanno deturpato il pianeta infischiandosene di costruire secondo le regole del rispetto della natura. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: inquinamento, loculi che rendono la gente infelice, inondazioni, deturpamento delle coste. Potete cambiare mestiere, per quanto mi riguarda. Soprattutto il tizio intervistato, un palazzinaro col caschetto giallo in testa lindo e immacolato indossato per l'occasione modello "presidente operaio".


Studenti che manifestano, occupano, bloccano, beh, si certo, un buon segno, se in un paese non protestassero gli studenti, sarebbe un paese anormale. Una democrazia incompiuta. Sto forse parlando dell'Italia?

Yes! A Milano nevica ma la neve non resta. E' il simbolo dell'opposizione in Italia. C'è, ma non si nota.

La Clinton chiede scusa a Berlusconi per le rivelazioni di Wikileaks. E il Berlusca si gode il momento, godi fanciullo mio stato soave stagion lieta è codesta.

Assange , il capo di Wikileaks, è ricercato dall'interpol. E questo la dice lunga su cosa accade a chi si mette contro il potere. Ha detto che vuole un capitalismo etico, mica la rivoluzione. Solo che chi se ne intende riuesce a capire che è la stessa cosa. Come può essere etico il capitalismo? Capitalismo etico è un ossimoro. E' la stessa cosa di comunismo democratico.


Buona giornata e buona fortuna

mercoledì 24 novembre 2010

L'unicorno




Oggi un'ora di corsa, sotto un sole irreale, tanto è nitido, ma con un freddo polare. E non è ancora finita, dicono. E' solo l'inizio. Farà ancora più freddo. Poi ho lavorato ai miei libri. A proposito "una faccia una razza" sarà presente nello stand della Kimerik a Milano all'interno di una fiera libraria (ecco il link http://www.unlibroamilano.it/Dove_siamo.php ). Ringrazio pubblicamente il mio editore, per questo.

Riguardo alle ultime vicende di attualità, non dirò molto. Dico solo che trovo scandaloso che in Italia si raccolgano firme contro Roberto Saviano, un uomo che tutto il mondo ammira per il suo coraggio e che è il nostro Sulman Rushdie. Che posso aggiungere, la maggior parte degli italiani non hanno il senso dello stato....in cui sono, direi. Ma io sto diventando malvagio, si sa. L'ultima barzelletta dei leghisti è che non si può dire che al nord ci sia la mafia. Beh, io abito a Corsico e vi assicuro che c'è. Prima abitavo a Baggio, quartiere di Milano ovest e quando giocava la Reggina tutti bar della zona erano imbadierati fin nei cessi con chiave a richiesta sempre negata..."se ci scappa di cacari la facissi na sua casa". Su Berlusconi dico solo che non odio Berlusconi in sè ma Berlusconi in me. E scusate se è poco. Adesso fa il freddo con la Carfagna, forse perchè magari alla ministra le è cresciuto qualche neurone.


Ho deciso. Diventerò uno scrittore come Miller, pubblicherò i miei libri con il miglior offerente e poi li presenterò e venderò io, in ogni modo e , parafrasando Malcom X, con ogni mezzo necessario. Tanto la grande editoria è una mafia che pubblica scrittori paganti o sponsorizzati. E io devo essere fedele a quello che scrivo. Ci penserà il destino. Non tutti sanno che ho venduto più copie di molti libri pubblicati da grandi editori. E questo perchè, più andiamo avanti e più chi legge cerca qualità. Sono ottimista per il mio futuro di scrittore. Sono uno scrittore, non ho paura di affermarlo. Anche se molti pensano che si è scrittori quando si è pubblicati da un grande editore. Ma io non appartengo a questa sottocultura della marketingletteratura.La lascio a chi vuol leggersi i libri della Mazzantini...bleah!!!!!

Per oggi mi sono fatto un buon numero di nemici, quindi...


Buona giornata e buona fortuna







mercoledì 10 novembre 2010

Scrittore clandestino con foto di Ainette




Oggi mi allenerò duramente. Almeno un'ora e trenta, su sterrate in zona Gudo Gambaredo, in mezzo ai campi, fra i canali irrigui e cornacchie grigie, aironi grigi e bianchi e gabbiani trasportati dal maltempo e attratti dalle acque stagnanti portatrici di lombrichi grassi e ricchi di proteine. In genere corro più di un'ora quando mi sento particolarmente giù di corda. E questo perchè vivo in un paese dove dovrei sentirmi un privilegiato solo per il fatto di avere un lavoro stabile. Oddio, almeno finchè non si stancheranno di avere un laureato avanti con gli anni che guadagna meno di un metalmeccanico e daranno il mio posto ad un ventenne bocconiano che guadagnerà quanto un ambulante senegalese. Siamo messi così. Ovviamente è colpa della crisi mondiale, della globalizzazione, insomma di eventi non governabili(sic).
Non lo so, traete voi le conclusioni, di politica vorrei fare a meno di parlarne.


Più tardi voglio andare al cinema. Ci vado sempre di mercoledì, sia perchè sono libero, sia perchè costa meno. In genere vado all'Uci Cinema in viale Sarca, con qualche amica, un multisala che proietta tutti i film di recente uscita. Prima si gioca a bowling, poi si mangia qualcosa tipo pizza o kebab (io rigorosamente panino con felafel, sono vegetariano)e infine ci si infila in una di quelle enormi sale riscaldate e popolate di studenti o intellettuali, il pubblico che piace a me. Il film lo scelgo sul momento, quindi non ho idea di che film vedrò. Poi tornerò a casa , navigherò un pò su internet e andrò a letto. Domani è un altro giorno e si lavora. Prima di addormentarmi leggerò qualche capitolo di qualcuno dei libri poggiati sul comodino. O forse scriverò qualcuno dei miei nuovi libri. Non voglio stressarmi già da ora. Vedremo come mi sento, se ne avrò voglia. Tanto non ho la Mondadori tutti il giorno al telefono che mi sollecita. Nè la Feltrinelli ,una casa editrice che "non pubblica manoscritti non richiesti"(?) ,nè la Rizzoli, nè nessun'altra casa editrice. Sono uno scrittore clandestino, scrivo storie clandestine in clandestinità, in un paese governato da una dittatura del consenso di massa a un uomo che non legge libri, nè giornali e che è il proprietario della più grande casa editrice del paese.

Buona giornata e buona fortuna

Ps: ho deciso di mettere una foto di Ainette Stephens, sia per aumentare gli ingressi nel blog(sic) e sia perchè l'ho conosciuta una volta in aereo di ritorno da Brindisi a Milano. E ne ho ricavato un'impressione positiva: una ragazza semplice, che non se la tirava, una a cui non sarebbe importato di essere famosa o meno. Un disincanto utile per diventare veramente grandi. Glielo auguro. Di questi tempi dove per diventare famosi basta passare per i letti giusti.