domenica 27 marzo 2011

Lisbona, itinerario personalizzato due, seconda parte











Proseguo a piedi per Belem, verso la torre: tesoro manuelito con raffinati archi, cupole a meringa e muratura intrecciata. Scendo nelle segrete, il biglietto costa 5 euro, e poi mi arrampico in cima: c'è un panorama fantastico oltre il fiume lisboeta Tejo, e un panorama atlantico dalla parte opposta. Da qui partì Vasco Da Gama per le sue conquiste oltrocenaiche ma non riusciamo a perdonare ciò che fece il suo seguito di morte, in quelle terre, ricordandoci ogni volta che , mangiando un pastel da nata, sentiamo in bocca il sapore della cannella strappata a quelle terre col sangue. Scendo dalla torre, c'è il sole, un sole forte, primaverile, che rende i colori più vividi e gironzolando di qua e di là finisco all' Antiga cafeteria de Belem. Mi mangio in sequenza, ho una fame terrificante, sei pastel da nata. La ragazza che me li serve mi guarda impressionata. Io le dico in portoghese che ho camminato molto. Poi le chiedo la ricetta del paste da nata. Nulla da fare, la crema è top secret, come la coca cola. Consulto guida e cartina e scelgo di fare una pazzia. Voglio andare a vedere l'oceanario di Lisbona, che è uno dei più grandi acquari d'Europa , dedicato all'oceano, in particolare, dalla parte opposta della Città. Prendo un autobus e ripasso nei pressi del ponte xxv aprile. Il ponte rosso mi fa venire in mente una poesia sul ponte di Brooklin di Majakovski, in cui lo definiva un flauto di vertebre. Arrivato in zona Cais do Sodrè, scendo e prendo la metropolitana. La destinazione finale è Oriente. Dopo un'oretta circa e cambiando un pò di linee, scendo a Oriente. All'uscita della metro- ho un cartoncino verde della validità di un anno che ricarico alle macchinette automatiche volta per volta con l'inaspettata facilità di un veterano lisboeta- c'è, come in molte fermate capolinea della metro, un esposizione libraria. Girovago un pò fra i libri e scorgo uno dei miei libri preferiti di Antonio Lobo Antunes, un libro straordinario, il cui titolo, tradotto maldestramente in italiano è "In culo al mondo", ma che una traduzione più fedele avrebbe più efficacemente reso in "i culi dei Giuda", e me lo compro. Costa solo cinque euro. E' il racconto allucinante dell'autore, tenente psichiatra al seguito dell'esercito portoghese, durante la guerra coloniale in Angola. Imperdibile. Nel mio canale su Youtube ( digitando nikokordola su youtube), c'ho messo alcune interviste all'autore, un genio assoluto, valga per tutte quella volta che dice all'intervistatore che gli chiede se i suoi maestri sono stati degli scrittori famosi che hanno venduto milioni di libri, e lui lì, la perenne portugues fumante in bocca a dire" Ma quale Dostoevkij o Cechov o Hosseini...Flash Gordon, è stato un mio maestro, e Jules Verne". Come sempre spiazzante, vecchi Lobo. Attraverso un centro commerciale enorme, su tre piani, una cosa incommensurabile, e noto che ci sono un mucchio di commesse nullafacenti quando a Milano le stesse sarebbero state licenziate o oberate di lavoro accupando tutti i loro organi compreso il culo, avendo tutto il resto occupato a produrre, per infilarci una scopa e spazzare negli angoli. La flessibilità quì non sanno cosa sia. Per questo sono sempre così rilassati: si l'Europa avvisa, d'accordo, che si devono adeguare. Ma i portoghesi guardano ai rimbrotti europei con la stessa flemma di una tartaruga in calore: mitici. Esco finalmente dalla fermata metro-libreria-centro commerciale e mi avvio verso l'oceanario, attraversando una spianata di tavolini all'aperto di ristoranti dove i lisboeti , a qualsiasi ora, mangiano il pesce, gaurdando il mare...e il ponte Vasco Da Gama. I gabbiani si siedono sul pelo dell'acqua come su comode poltrone e io fra bambini che frignano, macchine a pedali per adulti, sullo sfondo di una teleferica che conduce all'Elevador Vasco Da Gama, mi avvio vero l'oceanario. Il biglietto costa 12 euro. Entro in quello che sembra da fuori un enorme tensiostatico sul mare, un uovo di Godzilla poggiato sulla costa. Una signorina mi strappa il biglietto ed entro nel buio delle profondità marine. Vasche enormi con pulcinella di mare, alche, gli immancabili pinguini che prendono il pesce da un uomo che li accudisce, improbabili lontre, che con l'oceano c'entrano come Gheddafi con la democrazia, e poi dentro, le vasche, nel buio di vari ambienti, vasche enormi con squali, a martello, bianchi, razze e altri pesci oceanici, che francamente non so come possano convivere fra loro senza sbranarsi. Dopo un' ora e mezza, come un pipistrello che esce all'aria aperta, inforco i miei occhiali da sole firmati da me e sono all'aria aperta. Scendo dall'uovo di Godzilla e cammino per un pò. Mi siedo ad un bar restaurant lì nei pressi, davanti al mare...e ordino una Sagres. La bevo lentamente e sapientemente. Poi ordino una Super Bock, che ho notato essere più diffusa della Sagres e leggermente più forte. Niente male starsene a guardare il mare bevendo birra, niente male davvero. La giornata volge al tramonto, tiro fuori dallo zainetto "I culi dei Giuda" e ne leggo la prima pagina. Caro Lobo Antunes, tu si che sai scrivere e chi ti ha tradotto è un cane...ho dovuto imparare il portoghese per capire che la traduzione è censura.

Buona giornata e buona fortuna
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1 commento:

  1. vicino al mare, con una birra fresca ad alta gradazione alcolica e un buon libro.
    vabbè che vuoi di più dalla vita?

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