domenica 20 marzo 2011

Lisboa, itinerario personalizzato, terza parte










Riprendo il tram 15 e scendo in zona Alcantara-mar. Attraverso un ponte di ferro giallorosso che mi ricorda i colori del Lecce e fatti cinquanta metri mi ritrovo davanti ad un palazzo marmoreo enorme con un telo plastico pubblicitario che reca il nome Museo do Oriente. Entro, l'ingresso costa cinque euro. Il museo e dislocato su 5 piani e il quinto ed ultimo piano ospita un ristorante con vista panoramica sul mare e sul ponte XXV abril. Al piano terra ci sono alcune opere di uno scrittore, un fotografo e una pittrice portoghesi che hanno viaggiato ad oriente recandone testimonianze nei loro lavori. Mi colpisce il riferimento a Basho, un poeta viandante giapponese del '600 che raccoglie in migliaia di haiku, una forma di poesia zen composta di brevi versi, le immagini e le considerazioni sui suoi viaggi in cui mette in risalto la bellezza della natura dei luoghi visitati. Fu militare poi monaco zen, infine maestro di poesia. Pensate, nel seicento. Oggi nella civiltà del Kinder fette al latte, farebbe ridere. A me, francamente commuove. Che cosa saremmo senza la poesia? un guazzabuglio di invertebrati mentali. Al primo piano, rinchiuse in blocchi di vetro e sapientemente illuminate in un ambiente buio e inquietante creato per mettere in risalto le opere stesse, ci sono armature di samurai giapponesi del periodo namban, quadri che ritraggono Macao, una colonia portoghese sperduta sulle coste del mar cinese meridionale, dove si parla la lingua dei colonizzatori( pensate, dei cinesi che parlano ancora portoghese), di autori misconosciuti o anonimi e vasi cinesi del periodo ming, tutto materiale riferibile alla presenza portoghese in quei luoghi di cui si studiano ancora oggi le dinamiche dei rapporti commerciali e politici . Giro lentamente in un silenzio inquietante, fendendo il buio circostante e fermandomi davanti ai vetri dei blocchi espositivi. Si sentono i passi di una sorvegliante del museo, e dei suoi tacchi che ritmicamente come in un film di Dario Argento si aggira per i piani, nonostante le telecamere. Alcuni turisti cinesi si soffermano nella sezione dedicata alle religioni. Ci sono ritratti di bonzi taoisti, altari taoisti, e divinità indiane e srilankesi. Tutti paesi che hanno rappresentano un trait-union con il Portogallo e dei quali, il Portiogallo, serba oggi molte cose, dai cibi, ai colori, dai profumi, ai tratti somatici della gente. Mi soffermo a guardare una statua che riproduce in invasore olandese di Macao, un blocco di pietra che raffigura un uomo dai baffoni da olonese, molto piratesco, di un metro e venti di altezza. Salgo su e giù per i piani, alla ricerca della bambolina nepalese che veniva usata per esorcismi. E la ricerca di quest'oggetto curioso mi guida alla scoperta di altre rare bellezze. Nella sezione delle religioni, che non ricordo a quale piano sia, alcuni pannelli spiegano la teoria secondo la quale fu il buddismo, con la sua teoria della reincarnazione dell'anima che aprì la strada alle grandi religioni monoteiste. E, in fondo, in un angolo, dentro un blocco di vetro, appesa ad un pannello di legno nero lavagna, eccola, la vedo: la bambolina. E' inquietante. Intorno a lei ci sono collane con brandelli di capelli veri , bracciali e altri oggetti usati dagli sciamani nepalesi, gli antenati di tutte le religioni. Cerco di fotografare la bambolina ma non mi viene nelle foto. Sono costretto ad usare il flash. La sua faccia senza faccia mi fa pensare all'istante in cui il demonio abbandona il corpo di un posseduto, l'attimo in cui la persona non è nè persona nè demonio, nè niente. L'istante infinito in cui il tempo è sospeso e tutto è in pace con tutto, niente in guerra con niente, immoto, silente e imperituro. Forse gli sciamani volevano riprodurre quell'attimo e mostrare al diavolo il momento della sua sconfitta. O mostrarlo semplicemente al male . Mi soffermo a guardarla ancora un pò. Poi vado via per altre esposizioni. Mi colpiscono alcuni amuleti Thailandesi di forma penica che favorirebbero la fertilità. E li immortalo. Un pò tutti i visitatori vi si soffermano per un pò. Quasi scambiassero la fertilità con la sessualità, quando invece la sessualità è solo uno strumento della fertilità. Tutto può essere fertile e generare idee, principi, forze ed energie, invece che vite umane. Fotografo delle maschere cinesi di significato religioso, dei scaramantici e benefici, pur con facce mostruose, che mi danno ancora una volta l'idea che il bello ha aspetti diversi a seconda delle culture cui appartiene e che esseri mitologici, come il minotauro o la chimera, che oggi ci appaiono mostruosi, in realtà, un tempo erano archetipi di un'estetica differente. Trovo un minotauro, una maschera cinese, una bambolina contro gli esorcismi molto più belli e intensi di un qualsiasi divetto televisivo. Esco dal museo sentendomi come un minatore cileno appena tratto in salvo da un'oscurità gravida di insegnamenti. Metto gli occhiali da sole. Davanti al museo un autista dell'autobus della linea 12 è in attesa che qualcuno salga sul suo mezzo giallo-blu, fumando una sigaretta. Dopo un pò partiamo e faccio un altro pezzo di Lisboa. L'autobus sale verso la parte alta della città. Ad un certo punto , sulla destra, nei pressi della zona denominata Marques Pombal, che culmina in una statua dedicata al marchese medesimo dal cui epicentro si dipanano a raggiera varie avenidas lisboete, compresa la lunghissima avenida da Liberdade, sulla sinistra, scorgo un muro di quasi un chilometro di graffiti. Un muro grigio nel centro residenziale di Lisboa, che, con quei colori , quei disegni e quegli stickers bellissmi, assurge a una vera e propria opera d'arte anonima, perchè non segnalata da alcuna guida. Una volta in Marques Pombal, scendo dal 12 e torno indietro per fotografare e filmare questo enorme muro graffitato. Si tratta di Rua Da Artilharia, ed è un opera da non perdere. Le foto testimonieranno della sua esistenza, che suppongo, sarà a tempo determinato. Come le falene, come le cose belle , come le farfalle, nel grigio bituminoso che fa da sfondo a tutti i cetrocittà commerciali.

Buona giornata e buona fortuna
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